Il Tirreno

Livorno

dietro le quinte 

A Collesalvetti il capogruppo leghista rischia di restituire 13mila euro

Juna Goti
A Collesalvetti il capogruppo leghista rischia di restituire 13mila euro

Diatriba sulle ore di permesso ai consiglieri. Dopo aver scritto al prefetto Ciacchini guarda verso la Procura: «In municipio mi fanno mobbing politico»

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livorno. In Comune a Collesalvetti tiene banco una questione che dopo essere finita sulla scrivania del prefetto ora sta per atterrare in procura. Attenzione: non c’entrano delibere o mozioni che hanno a che fare con la vita del territorio. C’entrano i permessi retribuiti che la legge riconosce ai consiglieri lavoratori dipendenti per svolgere la loro attività. Comunque non una semplice bega tra personaggi politici: da una parte il capogruppo della Lega Massimo Ciacchini, dall’altra il sindaco Dem Adelio Antonini e la segreteria generale del municipio.

Per ricostruire questa storia partiamo dal fondo: Ciacchini ha già dovuto restituire alla banca per cui lavora quasi 6mila euro, almeno un paio di buste paga, e rischia di doverne versare altri 7mila. Perché? Nel primo caso per le 24 ore di permessi retribuiti che la legge riconosce ogni mese ai capigruppo che devono, proprio per la loro attività politico-istituzionale, assentarsi dal lavoro. Non stiamo quindi parlando di “soldi extra”, ma di somme che in sostanza il datore di lavoro richiede al Comune per non decurtarli dalla busta paga del dipendente.

«Cosa sta succedendo? Mi fanno mobbing politico...», si arrabbia il capogruppo, rimasto solo in municipio a rappresentare la Lega. «Nel luglio e nell’agosto del 2019, appena eletto – racconta – ho inviato le prime due autocertificazioni con la modulistica del Comune, e lo stesso Comune mi ha risposto in modo positivo, senza chiedere ulteriori approfondimenti». Questo è un nodo centrale della vicenda, perché in effetti in quegli atti, a firma del responsabile dei servizi generali, si attesta che quanto indicato allora da Ciacchini con le sue autocertificazioni (per esempio le ore per “preparare atti”, “conferenze stampa” o “incontrare i cittadini”) «rientra fra le attività inerenti l’espletamento del mandato, sulla base della normativa di riferimento e delle circolari anche interne del Comune». «Così da quel momento – evidenzia – ho sempre mandato gli atti nello stesso modo». «Del resto – chiosa – sono il capogruppo della principale forza di opposizione e sono rimasto solo a portarla avanti. La legge riconosce queste ore di permesso proprio per garantire a tutti di poter fare politica, altrimenti sarebbe impossibile per chi è lavoratore dipendente...».

Il municipio colligiano, però, all’inizio del nuovo mandato cambia ben tre segretarie generali in pochi mesi. E sul tema, evidentemente, regna un po’ di confusione. La macchina amministrativa si assesta davvero solo quando, nel 2020, arriva la nuova dirigente apicale, Ilaria Luciano. Che il 4 dicembre fa una circolare per chiarire che solo alcune attività possono essere considerate in linea con «l’espletamento del mandato», quindi rimborsabili. Per esempio: riunioni convocate dall’ente, riunioni dei consigli di frazione, manifestazioni o sopralluoghi sempre organizzati dall’ente, studio di atti ma «presso la casa comunale». Insomma, ben poco che non sia organizzato dall’ente o fatto direttamente in Comune. «Dove tra l’altro – controbatte Ciacchini – le forze politiche non hanno neanche una stanza...». «Intanto – si infuria – mi hanno fornito l’elenco un anno e mezzo dopo. Poi hanno cancellato una frase di una circolare di qualche anno prima dove si diceva che erano rimborsabili anche le riunioni di maggioranza (solo di maggioranza!)». E «comunque così si contravviene allo spirito della Costituzione, perché non si riconosce autonomia politica a un lavoratore dipendente di opposizione».

Ciacchini è un fiume in piena: «Il sindaco aveva dato la sua parola che fino a quando la nuova segretaria non avesse preso le redini, il Comune avrebbe considerato i permessi come sempre fatto. Poi se l’è rimangiata. Con il risultato che per 12 euro netti di gettone a seduta, ci ho già rimesso 6mila euro e rischio di rimettercene altri 7mila...». Perché ora gli vengono contestati anche errori per i permessi riconosciuti a tutti i consiglieri per partecipare a consigli e commissioni. Un malloppo che va indietro fino al 2019. «Ma non è vero, ho riguardato tutto – è la versione di Ciacchini – ho la certificazione di riunioni in cui sono stato presente e che non mi hanno riconosciuto».

Il leghista in passato ha già scritto al prefetto, «ma sono deluso, in sostanza ha detto che il sindaco gli ha risposto che la segretaria comunale ha detto che va tutto bene, che è negligenza mia...». Quindi? «Dopo questa denuncia pubblica, sto valutando insieme ai miei legali una causa civile e il ricorso alla Procura. È un danno ingente quando si portano via a un lavoratore le buste paga, chiederò se ci sono estremi per provvedimenti di qualche tipo, anche richieste di danni ai diretti interessati».





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di Redazione web