Il Tirreno

Livorno

Minaccia di morte una prostituta per riavere i soldi spesi: «Le ho dato 2.700 euro»

Stefano Taglione
Un processo in tribunale (foto d'archivio)
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Un processo in tribunale (foto d'archivio)

Livorno, condannato un elettricista di 66 anni. Via messaggio le avrebbe scritto: «Ti ammazzo e ti lascio su una carrozzina»

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LIVORNO. Si sarebbe innamorato di una prostituta che aveva iniziato a frequentare da qualche mese. E che da un certo punto in avanti, spesi 2.700 euro in prestazioni sessuali, avrebbe minacciato affinché glieli restituisse: «Ridammi i soldi o ti ammazzo, ti lascio in carrozzina», questo il tenore di alcuni messaggi inviati alla vittima via Whatsapp.

Un elettricista di 66 anni di Stagno è stato condannato in primo grado a 200 euro di multa e a risarcire una trentaquattrenne con 800 euro di provvisionale immediatamente esecutiva. Questa la decisione del giudice Gianni Osti, con l’artigiano difeso dall’avvocato Riccardo Melani e la vittima, che si è costituita parte civile, assistita dalla legale Barbara Luceri. Un rapporto molto difficile quello fra il sessantaseienne e la donna, di 31 anni più giovane di lui, che nel frattempo ha portato lo stesso elettricista a denunciarla per 12 volte per svariati reati. Ma in tribunale, stavolta, c’era lui come imputato. E nel corso dell’udienza è stato ascoltato: «Quelle somme che le ho consegnato di volta in volta – ha raccontato – erano dei prestiti, doveva ridarmeli». Regalie che sarebbero andate avanti dal 2017 fino al giugno del 2018. «Quando però mi ha chiesto 12.000 euro per rifarsi il mento ho chiuso i rubinetti». E via messaggio sarebbero fioccate le minacce: «Dammi i soldi, pu***na, ti ammazzo». «Inizialmente eravamo amici – è la ricostruzione dell’uomo in aula – e veniva a casa mia per mangiare e dormire. Le davo i soldi di cui aveva bisogno. Se la pagavo per fare sesso? Diciamo. Quanto prendeva? Trenta euro al massimo. Comunque a me faceva pena, era come un cane bastonato – ha spiegato davanti al giudice, al pubblico ministero e agli avvocati – mi disse anche che con quel mestiere non guadagnava praticamente niente e io replicai: “Che cosa lo fai a fare?”». Poi, al banco dei testimoni, è stata la volta della trentacinquenne: «Sì, facevo la prostituta, lo ammetto vergognandomi – ha rivelato piangendo – e lui per le prestazioni in natura mi pagava sempre in anticipo. I soldi non me li ha mai prestati e non è vero che gli avevo chiesto 12.000 euro per rifarmi il mento. Se lo è inventato».

Durante l’udienza sono stati letti anche alcuni dei messaggi intimidatori che l’uomo avrebbe inviato col telefonino: «Finora ho scherzato perché mi sono rotto il ca**o. Mi troverai, ma non per parlare. Vengo a casa tua. Dammi i miei soldi o ti lascio in carrozzina». Il denaro, comunque, non è mai stato restituito. Anche perché la donna ha spiegato che sarebbe stato il pagamento pattuito per le numerose prestazioni sessuali. L’accusa, per il sessantaseienne, aveva chiesto due mesi di reclusione. Ma il giudice, concedendogli le attenuanti generiche, lo ha condannato a 200 euro di multa e una provvisionale, immediatamente esecutiva, di 800 euro da versare alla trentaquattrenne.

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