Gioco
Spese, lavori da fare e affitti da riscuotere. Per gli ex Ds la sede Pd di via Donnini è sul mercato
L’immobile va venduto. C’è anche chi vorrebbe farci un asilo, ma per ora non ci sono trattative formali
LIVORNO. L’ultimo potenziale acquirente che si è presentato qualche tempo fa in via Donnini aveva in mente di trasformare la sede del Pd in un asilo privato. Poi la proposta non si è concretizzata: sulla scrivania della “quasi fondazione” dei Ds, che è proprietaria dell’immobile, non è arrivato niente di ufficiale e almeno fino a oggi non risultano proposte di acquisto formali né tanto meno preliminari di vendita. Ma la casa del Partito democratico di Livorno è di fatto sul mercato, in vendita.
Pier Luigi Bosco, che è uno schietto e pratico, lo dice senza l’intenzione di fare polemiche (anche perché qui la partita si gioca tutta in famiglia...) ma comunque senza girarci tanto intorno: «Se il Pd non rinnova il contratto di affitto (fermo ai valori del 2017) perché non ci sono le condizioni, l’immobile è sul mercato. Mantenerlo ci costa almeno 10mila euro all’anno di tasse e ci sono lavori da fare per decine di migliaia di euro. Per esempio per impermeabilizzare il tetto, e a noi non viene riconosciuto il bonus statale...». Insomma, se arrivano il compratore e l’offerta giusta, saluti e baci.
Bosco è l’uomo incaricato da Ugo Sposetti, ex tesoriere dei Ds, di occuparsi dei beni che erano dei comunisti e che dopo il matrimonio nel Pd con la Margherita, sono rimasti nelle mani dei vecchi dem di sinistra, come in una sorta di separazione dei beni. La prima notizia è che la nascita della fondazione di cui si parla da almeno un decennio (oggi esiste ancora l’associazione Democratici di sinistra Federazione Livorno) dovrebbe concretizzarsi tra pochi mesi. «Abbiamo prima fatto pulizia, perché non si può passare alla fondazione se ci sono debiti. E ora è questione di mesi e la costituiremo: gestirà il patrimonio degli ex Ds, avendo come obiettivo non l’amministrazione di immobili, ma l’organizzazione di attività culturali e sociali». Attività «finanziata con la vendita o l’affitto delle sedi, che quindi vanno utilizzate al meglio...».
E qui si arriva al punto. Nella sostanza i Dem convivono tutti nello stesso partito, ma nella pratica il Pd per la propria sede e per quella dei circoli paga – o dovrebbe pagare – l’affitto agli ex Ds. È un vecchio tormentone: già nel 2016 gli allora segretari del partito livornese avevano spiegato che la crisi amministrativa (con la Provincia ridotta all’osso e il Comune passato ai Cinque Stelle) aveva ridotto drasticamente i contributi di eletti e nominati, tanto che il partito, in difficoltà a pagare l’affitto ai “cugini”, aveva accumulato un debito che sfiorava i 20mila euro. Somma che oggi, a detta dei nuovi segretari, non è così distante dal rosso che ancora esiste, nonostante qualche partita importante sia cambiata, per esempio in municipio.
Già allora si pensava a cambiare la sede. Ma ora che la costituzione della fondazione è prossima – e che le spese continuano a salire – è stato deciso di provare a dare un’accelerata alla vendita. «Diciamo che abbiamo sparpagliato la voce», per usare le parole di Bosco. Che fa notare che gli ex Ds ogni anno devono trovare «tra i 60mila e i 65mila euro per pagare le tasse (Imu, Ires, assicurazioni...) per gli immobili da Vicarello a Castagneto». Un patrimonio che complessivamente vale almeno 4 milioni: solo a Livorno ci sono le sedi dei circoli della Rosa, di Borgo, di via Garibaldi, di Ardenza, della Cigna e di San Jacopo. Più la sede di via Donnini, che in piccola parte (il ristorante al piano terra) è di proprietà di un privato. E che a quanto risulta è in un’area a servizi, sempre che il piano operativo comunale in costruzione non ne cambi la destinazione.
Altri spazi sono già stati venduti nel tempo, ad esempio quelli di Antignano, dove l’impresa Bellabarba ha costruito appartamenti. «Per alcuni immobili – conferma quindi il referente degli ex Ds – ci siamo rivolti ad agenzie. Per ora per via Donnini non abbiamo ricevuto proposte di acquisto ufficiali». Ma intanto sembrano (di nuovo) tutti d’accordo che «c’è la necessità di trovare una sede diversa per il Pd». Un po’ più piccola, più funzionale. Da capire bene con quanti e quali soldi.
«Non è una questione che affrontiamo da controparti, la famiglia è la stessa», premette subito il segretario della federazione Dem, Alessandro Franchi. «La fondazione ha un patrimonio che va messo a reddito o è troppo costoso da mantenere. E immobili come quelli della federazione avrebbero bisogno di lavori. Insomma, non siamo alle carte bollate. Ma sì, c’è una discussione in atto per capire qual è la migliore soluzione per tutti, tenendo presente che la nostra sede al primo piano ha molti problemi, presenta ad esempio barriere architettoniche, poi sotto c’è una parte usata dall’unione comunale e una dal circolo 25 aprile». Che abbraccia stazione e quartieri nord. «Ovviamente la fondazione ci ha fatto presente che prima ci sono gli arretrati che devono essere saldati». Quindi a che punto siamo? «No, non ci siamo ancora mossi formalmente, non c’è una sede alternativa. Ma da qui a un periodo non troppo lungo la questione andrà risolta...».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
