Il Tirreno

Livorno

Un fondo nazionale per il teatro sociale l’idea parte da Livorno con i Mayor e Berti

Juna Goti
Un fondo nazionale per il teatro sociale l’idea parte da Livorno con i Mayor e Berti

Il deputato M5S ha portato alla Camera la Compagnia di Giannini e presentato un’interrogazione per chiedere ai ministri di intervenire 

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Un fondo nazionale per il teatro sociale. Guardi i Mayor Von Frinzius, i loro spettacoli, la strada che sono riusciti a fare in 25 anni e pensi: per chi mette in piedi un’arte come la loro non dovrebbe essere fantascienza, ma già realtà. Invece, come spesso accade, le leggi e la burocrazia camminano più lentamente del mondo che le circonda. Venerdì alla Camera dei deputati è stato però fatto un passo importante: l’idea di istituire un fondo speciale per il teatro sociale, che ha radici a Livorno con la compagnia di Lamberto Giannini, è arrivata a Roma attraverso il parlamentare livornese del M5S, Francesco Berti.

È stato lui a presentare un’interrogazione al ministro delle attività culturali, alla ministra delle disabilità e alla ministra delle politiche giovanili per chiedere se non ritengano «opportuno istituire, sul modello del Fondo unico per lo spettacolo» (legge 163 del 1985) un «Fondo specificamente e interamente dedicato all’erogazione di contributi destinati alle attività di teatro sociale». Ovvero quello che «ha come obiettivo intervenire su particolari situazioni di disagio, fragilità, marginalità e diversità». Nel farlo non ha solo citato alcune esperienze d’eccellenza cresciute lungo lo Stivale (da Monza a Trani, passando per Roma), ma le ha anche invitate insieme a un elenco di professionisti (da registi a psicoterapeuti) a una bella giornata di lavori, venerdì, direttamente alla Camera. Titolo: “Il teatro come cura dell’anima”.

Da Livorno, insieme al prof Giannini, sono partiti in 46, un pullman intero. «È stato particolarissimo, tutti insieme in un ambiente del genere... Giacomone si è addormentato dopo due minuti», sorride Giannini. «Non sono intervenuto solo io e i rappresentanti delle altre realtà, ma anche i bimbi», ovvero gli attori disabili della compagnia diventata un simbolo in città e non solo. «Essere citati in un atto politico parlamentare – sottolinea – per noi è bello ed è motivo di orgoglio. Anche perché qui non si cerca di aiutare i disabili perché sono in difficoltà, ma perché si riconosce che è importante per tutta la comunità avere arte fatta da loro, che sono in grado di produrla davvero. Se un argomento come questo non viene letto in modo trasversale, vuol dire che siamo proprio miopi». «Da questa interrogazione e da questo evento – viene così al dunque – potrebbe partire una trasformazione culturale. E pensare che il progetto che abbiamo lanciato 25 anni fa possa prendere questa strada, facendo da apripista per gli altri, è per me e per tutta la compagnia un grande onore...».

A concretizzare l’iniziativa e a lanciare la palla al governo è Berti. «Qualche tempo fa – racconta – mi ha contattato Giannini, ci siamo incontrati in Baracchina Bianca, abbiamo parlato a lungo. È nata l’idea di fare una sorta di stati generali del teatro sociale in Italia». Tassello dopo tassello il puzzle è cresciuto e ha portato sia all’evento alla Camera che all’atto indirizzato ai ministri. Unico rammarico, politicamente rilevante: «La mia segreteria ha invitato anche la ministra per le disabilità, Erika Stefani, che non ha partecipato. Peccato, c’è amarezza per questo. Spero che dia comunque il proprio contributo, al tavolo del governo, per arrivare all’obiettivo».

«I Mayor – riprende Berti – sono una realtà che nasce e cresce in stretto contatto con la comunità livornese, tanto da diventare un’ icona. Un punto di forza che ritroviamo in altre compagnie teatrali, associazioni o fondazioni che hanno organizzato progetti simili sul territorio e che hanno bisogno di un supporto quanto più possibile costante per poter organizzare le loro attività dando continuità a un lavoro essenziale per centinaia di ragazzi in tutta Italia. Ecco perché ho depositato l’interrogazione che punta a capire se ci sia la volontà politica di istituire un fondo ad hoc per queste realtà preziose».
 

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