Il Tirreno

Livorno

«Si disse: “O la va o la spacca”». Il Pampas spegne 10 candeline

Alessandro Lazzerini
Davide Pampaloni in un selfie con i clienti
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Davide Pampaloni in un selfie con i clienti

Dopo il licenziamento a 46 anni Pampaloni non si perse d’animo e investì tutto nella ristorazione. Oggi ha un ristorante rinomato e punta ad aprire nuovi locali

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LIVORNO. Ci sono momenti in cui la vita mette di fonte a una scelta: subire e andare giù, o reagire con tutte le forze.
Lo sa bene Davide Pampaloni, oggi 56enne, che circa 10 anni fa in seguito alla crisi fu licenziato dalla ditta all’interno del porto dove lavorava. Ma il livornese non si perse d’animo e, insieme alla moglie Lara decise di lanciarsi in una nuova avventura.
«Io avevo fatto il barman e lei la cuoca, così con i soldi avuto dopo il licenziamento decidemmo di aprire il Pampas – esordisce Pampaloni –. Era una scelta estrema ma non avevamo alternative. “O la va o la spacca” ci dicemmo, decidendo di investirci tutto».
Fin da subito, il locale sugli Scali Novi Lena ebbe un gran successo in città. «Probabilmente la fortuna iniziale è stata quella di conoscere molte persone e così facemmo grande pubblicità per l’inaugurazione, creando aspettative e portando un menù fisso a prezzo contenuto che al tempo era molto meno comune rispetto a oggi. Abbiamo aperto di venerdì 17, abbiamo sfatato anche la cabala».
A 10 anni di distanza il Pampas è ormai una realtà in città. Il segreto? «Far sentire la gente a casa», riassume Pampaloni, che poi spiega: «Ogni volta che arriva un cliente è come se lo accogliessi a casa mia, e infatti negli anni tanti clienti sono diventati amici. Tanti magari vengono da noi non solo per pranzare o cenare ma proprio per stare in compagnia. Tutto questo – sottolinea – senza dimenticare il nostro staff e tutti coloro che in questi anni hanno fatto parte del Pampas. Per noi sono come figli, e senza di loro niente sarebbe stato possibile».
Anche negli ultimi tempi, l’inventiva di Pampaloni, insieme alla capacità di far fronte alle difficoltà, è venuta fuori nuovamente: «L’ultimo periodo ci ha insegnato che in questo mestiere non si può mai stare sereni. La paura che avevamo all’inizio c’è sempre, perché anche continuare a rimanere a galla nel nostro settore non è mai scontato. La pandemia ci ha messo tutti alla prova in maniera veramente decisa».
E poi ricorda: «Una volta passati i primi giorni di zona rossa, fummo tra i primi a promuovere prima le consegne a domicilio e poi soprattutto i box da asporto, appena iniziata la seconda fase. Oltre alle pietanze c’era tutto: bevande, posate, piatti, tovaglie e sacchetto per l’immondizia. Anche in quel caso vendetti la macchina per comprare il furgone così da fare più consegne, e devo dire che è stato un investimento azzeccato. La domenica facevamo consegne solo a Santa Maria a Monte, paese in cui abbiamo tantissimi clienti affezionati».
Una nomea, quella del Pampas, che va quindi anche oltre i confini labronici. «Questo è stato un altro punto a nostro favore. Abbiamo moltissimi clienti nell’hinterland fiorentino, ma anche nella zona di Pisa o di Lucca. Diciamo che da tutta la Toscana vengono per i nostri piatti, uno su tutti è la “spaghellata” di mare: un piatto di spaghetti con una sorta di cacciucco. Lo scorso anno il celebre food blogger Riccardo Franchini l’ha inserita al terzo posto nella classifica dei piatti regionali e davanti a noi avevamo due ristoranti stellati», racconta Pampaloni.
E proprio da questo successo fuori dal comune, in tutti i sensi, nasce la voglia e il desiderio di andare oltre. I riflettori di Pampaloni, che stasera festeggia i 10 anni del Pampas con un menù ad hoc per 60 commensali, si accendono sul capoluogo di regione: «Nel 2019 abbiamo aperto Chapeau, sempre in zona Piazza Mazzini. Adesso il sogno sarebbe quello di uscire da Livorno e aprire un nuovo locale a Firenze. La pandemia non ci ha aiutati, ma speriamo in un futuro prossimo di riuscirci».
 

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