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Livorno

LIVORNO, GUERRA E ACCOGLIENZA

Tre bambine ucraine scappate dalle bombe frequentano la scuola Micheli Bolognesi

Simone Fulciniti
Tre bambine ucraine scappate dalle bombe frequentano la scuola Micheli Bolognesi

La dirigente Cecilia Semplici: "Abbiamo subito attivato percorsi per favorire l'inserimento di queste tre alunne"

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LIVORNO. Livorno città dell’accoglienza e della generosità. La storia si ripete nel tempo. Tante le mamme ucraine che sono arrivate in città con i loro bambini, in fuga dalla guerra. E qui hanno trovato supporto e amicizia.

Anche le scuole si sono attivate per garantire ai più piccoli l’inserimento nelle classi. Alle “Micheli Bolognesi” sono tre le bambine ospitate: una nella scuola d’infanzia, due nella primaria.

«Ci sono arrivate le indicazioni per l’accoglienza dei bambini che provengono dall’Ucraina, arrivati in Italia a causa del conflitto – dice Cecilia Semplici , dirigente scolastica –. Per l’accoglienza nelle classi e l’attivazione, attraverso la collaborazione con associazioni ed enti che operano sul territorio, di un motore organizzativo per attività particolari che favoriscono l’inserimento e una vita serena a Livorno in un momento difficile. Garantendo anche, grazie ad alcuni fondi ricevuti, un supporto psicologico. Sono casi di persone che avevano legami con Livorno, che non sono capitate qui per caso. Conoscevano qualcuno, o magari c’erano già stati».

Un’accoglienza che si è concretizzata negli ultimissimi giorni. «Con la situazione che va peggiorando sui territori di guerra, le famiglie acquisiscono la consapevolezza che dovranno restare di più nei luoghi dono sono arrivate. La scuola è il luogo dell’incontro, che permette quelle cose che i bambini dovrebbero fare normalmente tutti i giorni. Sono piccoli che hanno subito un trauma, come tutti quelli che arrivano con la mamme in Italia». Docenti preparati e molto sensibili.

«Ad esempio, nella nostra scuola, su loro richiesta e dei genitori facciamo una raccolta di solidarietà. Anche gli alunni sono pronti ad abbracciare le nuove compagne, sono informati, sentono le cose in tv e ne hanno parlato con gli insegnanti». Il problema della lingua. «Abbiamo mediatori culturali ed è importante la rete di collaborazioni con realtà con le quali già collaboriamo da tempo. La nostra è una scuola accogliente e inclusiva per i quartieri dove opera e svolge servizio». Sul sito delle “Micheli Bolognesi” c’è una bella poesia scritta dai bambini, e sul cancello della scuola c’è la copia tradotta in ucraino. «I bambini sono molto bravi nelle relazioni, al di là della difficoltà linguistica».

Semplici conclude guardando al futuro. «Un’esperienza al momento limitata rispetto all’emergenza sul territorio. Non escludiamo la possibilità di accoglierne altri. Ma abbiamo indicazioni precise: la scuola deve essere vicina alla casa dove alloggiano. In modo che, eventualmente, si possa arrivare anche a piedi».

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