Il Tirreno

Livorno

IL VIAGGIO

In due partono per Cracovia e portano i profughi in Italia

Claudia Guarino
Nella foto grande il furgoncino utilizzato per il viaggio da Livorno a Cracovia. In alto (da sinistra) Antonio Maressa, un ragazzo che li ha accolti a Cracovia e Andrea Beppi. In basso a
destra la signora Elena abbraccia la sua familiare una volta arrivata a Padova
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Nella foto grande il furgoncino utilizzato per il viaggio da Livorno a Cracovia. In alto (da sinistra) Antonio Maressa, un ragazzo che li ha accolti a Cracovia e Andrea Beppi. In basso a destra la signora Elena abbraccia la sua familiare una volta arrivata a Padova

I livornesi Antonio e Andrea hanno trasportato in Polonia gli aiuti per gli Ucraini. E tornando verso casa hanno aiutato due famiglie: «Un’esperienza incredibile»

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LIVORNO. Umanità, aiuto, solidarietà. E un viaggio, quello per e da Cracovia, che Antonio Maressa e Andrea Beppi non scorderanno mai. Sono partiti lunedì scorso alle 5 per trasportare col furgone gli aiuti destinati ai profughi ucraini. E sono tornati mercoledì sera, dopo aver accompagnato due famiglie in fuga dalla guerra dai loro parenti nel nord Italia. «È stato un viaggio lungo – racconta Maressa –, ma incredibile. Tutta l’umanità che ho incontrato ha lasciato in me un segno indelebile. È un viaggio che dovrebbero intraprendere tutti». Ma partiamo dal principio.

Entrambi 34enni, Antonio a Livorno ha un negozio di biciclette, mentre Andrea lavora come operaio specializzato. Hanno visto che in Ucraina la situazione si stava mettendo male e hanno deciso di rimboccarsi le maniche per dare una mano. «Abbiamo raccolto i prodotti donati e li abbiamo caricati su un furgone – racconta Antonio –. Poi ci siamo messi in viaggio verso Cracovia, in Polonia. Un nostro amico aveva fatto lo stesso tragitto e ci ha messi in contatto con un’associazione che lì aiuta i profughi ucraini». Pacchi nel furgone e, via, oltre il confine per aiutare gli altri. «È stato un viaggio lungo ma aveva un bellissimo obiettivo. A Cracovia c’erano alcuni ragazzi ucraini. Gestiscono lo smistamento della merce e ci hanno aiutati a scaricare tutta la roba. Qualcosa poi ha preso la via di Kiev, qualcosa di Odessa».

Ma il viaggio non è finito una volta portato cibo e medicine a destinazione. Perché Antonio e Andrea, utilizzando i social network, hanno trovato due famiglie ucraine che volevano raggiungere i parenti in Italia e li hanno “scortate” sulla via del ritorno.

«Ci siamo dati appuntamento alla stazione di Cracovia. C’erano Elena, una signora di Kiev, con la figlia di 15 anni e una ragazza con il nonno di 84 anni e il gatto che erano fuggiti da Kharkiv». E così, con i nuovi ospiti nel furgone, è iniziato il viaggio di ritorno. «Abbiamo offerto loro il pranzo, il pernottamento in albergo e la cena. Ci hanno ringraziato moltissimo. All’inizio non sapevamo bene come comportarci. Ma Elena parlava italiano e ha fatto da traduttrice. È stato un piacere accompagnarli in Italia».

Elena e la figlia sono scese a Padova, dove dovevano raggiungere la famiglia. «Con la ragazza e il nonno eravamo d’accordo per accompagnarli alla stazione di Bologna, da lì avrebbero preso il treno per le Marche. Ma alla fine non ce la siamo senti di lasciarli e li abbiamo portati a destinazione, in un paese che si chiama Pergola. Lì c’era la mamma di questa ragazza. Ci ha abbracciato e ci ha detto che siamo dei ragazzi d’oro. Aveva temuto che non li avrebbe più rivisti».

E i loro sono sorrisi che scaldano il cuore. Andrea e Antonio hanno fatto rientro a Livorno dopo tre giorni, a loro dire, di inestimabile valore. Seppur con la fatica sulle spalle. E con un bagaglio di storie di vita dense e terribili.

«Quando abbiamo incontrato la ragazza che viaggiava col nonno aveva con sé solo uno zaino e le abbiamo chiesto perché non aveva preso altro. Ci ha risposto che quando ha sentito la prima bomba è fuggita. Ha impiegato cinque giorni ad arrivare in Polonia e ci ha fatto vedere i video della guerra nella sua città. È incredibile pensare che un giorno vivi tranquillo e il giorno dopo la tua casa è distrutta e la tua città devastata dalle bombe». Ora i due giovani sono tornati nella loro Livorno, ma le loro menti continuano a volare laggiù, oltre il confine. E il motivo per cui i due ragazzi livornesi hanno deciso di mettersi in viaggio per Cracovia è presto detto: «In questo momento il popolo ucraino sta vivendo una disgrazia incredibile e se, nel nostro piccolo, possiamo essere utili è una bella cosa. Posso solo dire che vedere i loro sorrisi quando riabbracciano i loro cari è qualcosa di impagabile».

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di Redazione web