Il Tirreno

Livorno

Addio al professor Atzeni, primario per 24 anni: rivoluzionò la cura dei tumori in ospedale

Gian Ugo Berti
Il professor Atzeni
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Il professor Atzeni

Livorno: ha guidato la radioterapia dal 1978 al 2002. Il ricordo di Bosio: «Fummo i primi in Italia per i trattamenti endocavitari» 

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LIVORNO. È deceduto all’età di 87 anni il professor Guido Atzeni, già primario del reparto di Radioterapia Oncologica agli Spedali Riuniti di Livorno per ventiquattro anni.

Era nato a Cagliari il 12 gennaio 1935. Si era quindi laureato in Medicina e Chirurgia all’Università degli Studi di Firenze il 17 novembre 1959. Si era poi specializzato in Radiologia con il professor Giulio De Giuli, fondatore di una delle “scuole” nazionali di Radioterapia più conosciute all’epoca. Nel 1978 arrivò poi a Livorno in sostituzione del professor Stefano De Marzi, sempre dell’Ateneo fiorentino, che per lungo tempo aveva diretto la struttura innovativa per la cura dei tumori, più nota come il “bunker”, ubicata a fianco del primo padiglione. La notizia della scomparsa ha suscitato vasta eco in città e nel mondo sanitario in particolare.

«Guido Atzeni – ha ricordato il presidente provinciale dell’Ordine dei Medici, Chirurghi ed Odontoiatri, Pasquale Cognetta – è stato senz’altro un innovatore, a Livorno, nell’approcio alla moderna cura dei tumori. In quegli anni, la figura del radioterapista era il punto centrale d’un percorso di terapia, ancora però in fase di progressiva formazione. A lui va il merito, attraverso la creazione del Cord, il Centro Oncologico Riferimento Dipartimentale, d’aver dato vita senza dubbio ad un gruppo specialistico pluridisciplinare, capace d’affrontare funzionalmente l’intero quadro clinico dei pazienti oncologici, dalla chirurgia, alla medicina interna, all’oncologia medica. Era in sostanza l’inizio d’ una via nuova nella battaglia contro le neoplasie ed Atzeni ne è stato, in Toscana, valido elemento propulsore per la creazione d’ iniziative e di continui aggiornamenti scientifici ed organizzativi».

La sua figura ed il suo impegno umano e professionale è oggi ricordata anche dal professor Piergiovanni Soriani, già direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia Generale e Chirurgia Toracica, che ha sottolineato oltre al valore clinico, il fattivo contributo come consigliere della Società Medico Chirurgica Livornese, nell’apportare costantemente la propria esperienza specialistica.

Commosso il ricordo di Manrico Bosio, allievo di Atzeni e suo successore, come primario di Radioterapia, andato in pensione tre anni fa. «Per me è stato come un “babbo” scientifico, mi ha trasferito tutta la pratica clinica e tecnica di una disciplina complessa come la Radioterapia – racconta –. Tutti i medici della mia generazione lo ricorderanno come una pietra miliare della storia dell’Ospedale e dell’Oncologia livornese. Arrivò a Livorno come primario della Radioterapia Oncologica nel 1978 ed andò in pensione nel febbraio del 2002. Grazie alla sua grande preparazione ed alla sua enorme cultura e capacità clinica fece crescere la Radioterapia e l’Oncologia di importanza tanto da ottenere la stima e il riconoscimento a livello nazionale. Ricordo gli ottimi rapporti con il professor Umberto Veronesi che veniva spesso a Livorno alle riunioni e congressi organizzati dal Atzeni e che consigliava tutti i pazienti della nostra zona che si rivolgevano a lui di rivolgersi tranquillamente alla struttura di Radioterapia dell’Ospedale di Livorno».

Ad Atzeni è riconosciuto anche il merito di aver «sviluppato la Radioterapia del nostro ospedale dal punto di vista tecnologico; infatti agli inizi degli anni 80 fu acquistata un’apparecchiatura per il trattamento endocavitario delle neoplasie ginecologiche – e fummo i primi in Italia – che permetteva di caricare in sede le sorgenti radioattive senza che venissero a contatto con gli operatori, in applicatori posizionati preventivamente nella cavità uterina e/o vaginale, un miglioramento della qualità del posizionamento delle sorgenti, della geometria della distribuzione della dose e radioprotezione dei tessuti sani con conseguente miglioramento dei risultati clinici».

Continua Bosio: «Ricordo ancora il grande successo ed ammirazione dei colleghi italiani quando esponemmo la nostra tecnica e soprattutto lo studio 3D della distribuzione di dose nella sede neoplastica elaborato con il Fisico Sanitario Del Corona al Congresso Nazionale di Radioterapia che si tenne a Montecatini. Per non parlare poi dell’acquisizione del primo Acceleratore Lineare a Livorno nel 1992 che portò ad un ulteriore salto qualitativo alla Radioterapia con fasci esterni».

Dal punto di vista clinico Atzeni contribuì ad introdurre la multidisciplinarietà nel decisionismo diagnostico e terapeutico della patologia neoplastica che poi sfociò in un momento successivo nei Gom, i gruppi oncologici multidisciplinari, formati principalmente da chirurgo, oncologo radioterapista ed oncologo medico.

Il funerale si svolgerà oggi, partendo dal Cimitero della Misericordia per la chiesa di Montenero Alto, dove si svolgerà alle 11 la funzione religiosa.

Atzeni lascia la moglie Gabriella, la sorella Gabriella, i figli Tommaso, Francesco, Nicoletta, Valentina, i nipoti Rebecca, Edoardo, Vittorio, Allegra, Azzurra e Giacomo, la nuora Maria Sole e i generi Federico e Davi. Alla famiglia le più sentite condoglianze da parte del nostro giornale.

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