Il Tirreno

Livorno

Crisi Onorato, i lavoratori scendono in campo. «Il ministero fa melina»

Traghetto Tirrenia ormeggiato nel Porto Mediceo
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Traghetto Tirrenia ormeggiato nel Porto Mediceo

L’accordo non c’è e si avvicina la scadenza di fine mese. L’armatore tuona contro i nemici di sempre: «Tattiche dilatorie per affondarci»

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LIVORNO. «Tutte le unità navali della Toremar informano di aver inviato alle organizzazioni sindacali una richiesta urgente per la convocazione di una assemblea sindacale a bordo». Stavolta sono gli equipaggi della Toremar a scendere in campo: oggetto della discussione chiedono sia «l'assurdo comportamento del ministero dello sviluppo economico» riguardo a un accordo sulla proposta di pagamento da parte degli Onorato di quanto, per la privatizzazione di Tirrenia, resta da saldare ai commissari dell'amministrazione straordinaria. Nel frattempo in serata Vincenzo Onorato è tornato a cannoneggiare dal proprio profilo Facebook con un durissimo attacco ai nemici di sempre: il finanziere Di Meo, l’armatore concorrete Grimaldi, la Lega. Nel mirino i commissari dell’ex Tirrenia con i quali dice si sono interrotti i contatti: accusa loro e il ministero dello sviluppo economico di una «tattica dilatoria» per affondare il suo gruppo. Tornando alla lettera aperta dei marittimi, va detto che Toremar è l'unica delle tre compagnie di navigazione del gruppo armatoriale Onorato che non è toccata dal rischio di guai sul concordato ma i lavoratori hanno timore delle ripercussioni a cascata di un mancato accordo: fallimento di Moby e Tirrenia e «di conseguenza grossissime ripercussioni, specialmente nel campo occupazionale anche nelle controllate dal gruppo Onorato, come la Toremar». Dal versante dei lavoratori non è questa l’unica novità: la trattativa Onorato-commissari non risulta sia saltata ma, oltre al fatto che la scadenza di fine mese si avvicina a grandi passi senza che vi sia l’accordo, sembra di poter dedurre che qualcosa dev’essersi messo storto, visto che nel giro di poche ore si sono moltiplicati gli allarmi. Un po’ tutti i sindacati rappresentati nel gruppo hanno alzato la voce per chiedere che siano tutelati i lavoratori. E dai dipendenti di Tirrenia arriva un’altra lettera aperta: anche loro chiedono «a tutti i sindacati» di mobilitarsi per «organizzare una serie di assemblee a bordo». Nella lettera si mette l’accento su un aspetto trapelato nei giorni scorsi: la richiesta di una fidejussione da parte dei commissari. Per i dipendenti di Tirrenia è «palesemente un atto politico», una mina per far saltare «un accordo che consentirebbe all'azienda di traguardare positivamente un percorso che permetterebbe il rilancio industriale, la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali». I marittimi di Tirrenia avevano rilevati lo sforzo dell'azienda («con grande senso di responsabilità e anche di autocritica») per rimettersi in carreggiata: da un lato, aprendo il vertice a figure estranee alla famiglia; dall’altro, proponendo un concordato che ripaga ai creditori quote ben al di sopra di quanto previsto normalmente. A ciò si aggiunga che la «grande e coraggiosa iniziativa del gruppo» è stata «accolta, nel merito e nel metodo, favorevolmente da tutti i creditori tranne che dai commissari straordinari di Tirrenia» per conto dello Stato «attraverso il ministero dello sviluppo economico» .

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di Redazione web