Gioco
Ospedale di Livorno, quanti soldi pubblici sprecati per nuovi blocchi che saranno demoliti
Investimenti al vento per pronto soccorso e blocco operatorio. E come fidarsi delle promesse sul recupero dei padiglioni?
Pochi giorni fa ho fatto un lungo giro dentro l’ospedale per andare agli sportelli del Cup al settimo padiglione e in un altro ufficio. È stata una passeggiata che mi ha consentito di rivedere il blocco del recente nuovo pronto soccorso con sul tetto la struttura di acciaio per l’atterraggio degli elicotteri, diversi edifici completamente rimessi a nuovo, altri invece bisognosi da anni di manutenzione che mostrano intonaci cadenti e ferri arrugginiti che escono dalle murature, giochi per bambini e giardini piacevoli in cui crescono pini, cipressi, lecci, palme, magnolie, il grande blocco ex poliambulatorio e scuola infermieri circondato da barriere e svuotato da mesi. E poi centinaia di metri di corridoi vetrati, molti dei quali dotati di nuovi infissi, costati se non ricordo male un paio di milioni di euro.
Mentre prendevo nota mentalmente di quello che vedevo pensavo che tra pochi anni gran parte dell’ospedale sarà fuori uso, chiusa, anche demolita. E mi chiedevo quanti soldi pubblici sono stati investiti in questa struttura che poi è stata poco spiegabilmente condannata a morte.
Un paio di giorni dopo per l’appunto Giulio Corsi ha scritto sul Tirreno l’elenco impietoso di tutto quello che sarà abbattuto lì dentro: il pronto soccorso, la farmacia, il laboratorio, alcuni padiglioni, i bellissimi e lunghissimi corridoi che abbiamo arricchito proprio ora di quelle vetrate nuove di zecca.
Si farà i monoblocco nella ex Pirelli eliminando anche la grande pista di pattinaggio del parco Pertini, e si farà una nuova strada che consentirà a via della Meridiana di partire da viale Carducci e finire in via Gramsci tagliando a metà l’intera area ospedaliera e separando ancora di più i padiglioni superstiti – sicuramente riutilizzabili – dagli edifici dell’ospedale nuovo, più piccolo e concentrato in un unico grande fabbricato (scelta quest’ultima molto criticata alla luce della pandemia Covid).
Passano poche ore e il Tirreno ospita in bella evidenza un intervento dell’architetto Tommaso Tocchini che ancora una volta a nome del Comitato per la difesa del parco Pertini mette sotto accusa il progetto monoblocco alla ex Pirelli e ricorda la necessità di salvaguardare il patrimonio edilizio rappresentato dal presidio ospedaliero esistente e in buona parte anche ristrutturato. Di fronte a queste osservazioni i sostenitori del progetto hanno sempre replicato assicurando che il vecchio ospedale sarà riutilizzato per nuove funzioni e che il verde del parterre verrà recuperato in altre aree. C’è da fidarsi? Purtroppo no perché da decenni gli enti pubblici livornesi, Asl in testa, non ne azzeccano una sul fronte edilizio/immobiliare. E sono espertissimi in fatto di abbandoni.
Come noto si va dall’eccezionale proprietà di Villa Rodocanacchi con enorme parco chiuso, ai distretti di via Rossi, via Piave e via Venuti smantellati con l’obiettivo di venderli miseramente fallito, al recupero di quello di via del Mare che si è trasformato in una incredibile via crucis mentre ci si appresta a un’altra operazione impegnativa sul complesso di Fiorentina.
Oltretutto, come recentemente annunciato, verrà rimesso in funzione il poliambulatorio di via Rossi riconoscendo così che la decisione di chiuderlo, presa una decina di anni fa, fu un errore clamoroso. Insomma come si fa a credere che l’ospedale non farà la fine delle Acque della salute o della ex Pirelli o della ex colonia Casa Firenze o di Villa Morazzana?
Alla luce di queste e altre situazioni vergognose per lo spreco e la distruzione di beni pubblici chi si affanna a promettere e a dare garanzie risulta poco credibile: gli amministratori pubblici vanno e vengono e spesso, purtroppo, dimenticano gli impegni solennemente presi.
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