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Livorno

Christian Volpi è campione italiano di paracanoa: «E ora inizio a camminare con le protesi»

Il ventitreenne dopo la vittoria
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Il ventitreenne dopo la vittoria

Livorno: il ventitreenne che ha perso le gambe nell’incidente in scooter vince la medaglia d’oro nella “maratona” di paracanoa 

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LIVORNO. Si è laureato campione italiano di paracanoa, specialità maratona, nella sua prima gara da quando ha perso le gambe. E oggi – dopo il viaggio di ritorno dal Friuli Venezia Giulia e una brevissima dormita nella sua casa di Borgo di Magrignano – insieme a babbo Roberto ripartirà alla volta di Budrio, in provincia di Bologna, per indossare le protesi che gli consentiranno nuovamente di camminare.

È la favola di Christian Volpi, il ventitreenne livornese che a maggio dell’anno scorso è stato amputato degli arti inferiori dopo il terribile schianto in motorino alla rotatoria di via di Levante, mentre stava tornando a casa dopo una serata trascorsa con gli amici. Un incidente, terribile, dal quale l’allenatore dell’Unione canoisti livornesi di Tombolo ha sprigionato una forza interiore inarrestabile. Diventando un simbolo della vita a livello internazionale, con squadre di calcio come la Sampdoria e l’Atletico Madrid che hanno fatto a gara, pubblicando i video su Instagram, per incoraggiarlo in quei duri giorni di ricovero in ospedale.

Fin dal primo momento, scavalcando ogni difficoltà e senza mai demoralizzarsi, Christian ha messo nel mirino le Paralimpiadi di Parigi 2024. Un obiettivo concreto, dal momento che ieri a San Giorgio di Nogaro, in provincia di Udine, si è laureato campione italiano di “maratona”, sulla distanza di otto chilometri. «Prima dell’incidente facevo le maratone vere, fino a 26 chilometri – racconta – quindi otto non erano nemmeno molti. È chiaro che rispetto a quando avevo le gambe i tempi di gara sono peggiorati, essendo più alti, ma a livello aerobico non ho avvertito alcuna difficoltà e sono veramente molto contento per la medaglia d’oro e fiducioso per il mio futuro».

Nel mirino ci sono le selezioni nazionali sulla distanza più rapida, quella dei 200 metri. «La velocità non mi spaventa – prosegue Volpi, che si è iscritto a scienze motorie all’Università di Pisa – e anche se non mi sono allenato moltissimo, visto che l’ultima operazione chirurgica l’ho fatta il 7 dicembre scorso, sono pronto. Da fine anno mi sto preparando tutti i giorni a Tombolo, compatibilmente con lo studio, e mi sento bene. Le sensazioni sono positive». Tombolo, dove ha sede l’Unione canoisti livornesi, da qualche mese è stato individuato come centro federale di riferimento, soprattutto per gli atleti paralimpici. Tutto questo grazie al grande impegno del presidente del collettivo, Roberto Volpi, padre di Christian e infaticabile allenatore sportivo.

Nella “maratona” del Friuli, invece, il ventitreenne era fra i favoriti dal momento che era l’atleta più giovane. «È un test importante, senza dubbio, ed è andato molto bene – continua – ma il bello viene ora. La vera selezione si farà sulla distanza più rapida, i 200 metri, mentre a livello internazionale sarà ancora più dura. Ho comunque dosato molto le energie e credo veramente di essere pronto a dare il massimo in tutte le competizioni. A parte i tempi, più alti di quando avevo le gambe, non ho notato grosso differenze fra le gare prima e dopo l’incidente in motorino. E questa, per me, era la prima in assoluto da quando ho perso gli arti inferiori, quindi posso veramente dichiararmi molto soddisfatto».

Il vero test, però, sarà oggi. Perché dopo la prima visita del 3 marzo scorso, Christian tornerà nel centro specializzato nelle protesi di Budrio – in provincia di Bologna – per indossare le gambe artificiali e tornare a camminare. «Nell’ultimo appuntamento – rivela – mi sono state prese le misure per costruire la protesi esatta e domani (oggi per chi legge ndr) le indosserò e tornerò finalmente a camminare. Non vedo l’ora. L’obiettivo è quindi riprendere la vita di tutti i giorni, ma in questa trasferta che faremo con mio padre in Emilia ne approfitteremo anche per portare la canoa da gara e capire il sistema di protesi migliore per poter gareggiare in acqua. È un primo test, questo, per prendere confidenza con le competizioni e trarre il meglio dalla tecnologia, mentre per quanto riguarda la vita di tutti i giorni stiamo arrivando a conclusione di questo percorso e d’ora in avanti, a partire da oggi, potrò camminare. Manca un giorno: arriviamo da Udine, dormiamo a Livorno, e ripartiamo per Bologna».

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di Redazione web