Gioco
Coppia salvata dai volontari di Collesalvetti: «Un missile russo ha colpito la nostra auto»
Il racconto di Hanna e Vyacheslav: «Siamo vivi per miracolo». Grazie alla Pubblica assistenza da ieri sono a Livorno
IL RACCONTO
La loro salvezza passa da Collesalvetti. Dal cuore dei volontari della Pubblica assistenza che giovedì scorso, con Andrea Ferrara e Fabio Badalassi, sono partiti verso Budapest e ieri sera sono tornati a Livorno salvandoli dalla guerra in Ucraina. Da quel missile che, nei giorni scorsi, ha centrato in pieno la loro auto distruggendola. Proprio davanti casa: «Stavo parlando al telefono con mia sorella che vive in Italia – racconta Hanna Buinovska, 39 anni e docente di lingue che a Kiev ha lasciato tutto: i parenti, gli affetti e il suo appartamento – e proprio mentre le stavo dicendo che andava tutto bene ho avvertito un potente bagliore e un’esplosione fortissima. Una bomba era appena stata lanciata da un jet russo fuori dal nostro condominio, vicino a un asilo nido. Per poco non ci ammazza tutti».
È in questo momento che lei e suo marito Vyacheslav Buinovskyi – soldato di 48 anni che ha perso la gamba e il braccio destri combattendo nel battaglione Aidar al confine con la Russia nel settembre del 2014 – hanno deciso di partire. «Volevamo trasferirci a Livorno a giugno, dove abitano i miei familiari – prosegue la donna – ma la guerra ha scombussolato ogni piano. Mi piange il cuore vedere il mio Paese in queste condizioni. Chissà se mai tornerò, chissà se con mio marito rivedremo mai la nostra casa».
Hanna, nel 2014, ha partecipato all’Euromaidan, le manifestazioni scoppiate contro il Governo dopo la sospensione delle trattative per entrare nell’Unione europea. «Hanno picchiato gli studenti – ricorda – e io facevo la volontaria portando da mangiare a chi protestava. Poi, in un ospedale militare, ho conosciuto mio marito. Di lui mi sono innamorata, ci siamo sposati». Vyacheslav e Hanna hanno più volte provato a partire in treno da Kiev. «Non riuscivamo a raggiungere la stazione, poi al terzo tentativo abbiamo preso il convoglio per la città di Uzhorod, vicino alla Slovacchia – racconta – ma da lì non potevamo passare, quindi siamo saliti su un autobus per Budapest. Per 20 ore siamo rimasti fermi al confine: avevamo davanti 20 autobus e ognuno, per i controlli, impiegava un sacco di tempo. Ora ce l’abbiamo fatta».
Sul furgone della Pubblica assistenza di Collesalvetti, ora, ci sono Andrea e Fabio che li portano in Italia. «Giovedì scorso – racconta Ferrara – siamo partiti per l’Ungheria, anche se non sapevamo bene se sarebbe stata la nostra destinazione finale. Eravamo pronti ad arrivare fino al confine con l’Ucraina e siamo sempre rimasti in contatto con Hanna e Vyacheslav». «La loro storia è commovente – prosegue Badalassi – e ci hanno raccontato tantissimi aspetti della loro vita. Siamo felicissimi di aver concluso questo viaggio, perché abbiamo salvato delle persone. Ci hanno detto che adesso, da Kiev, è difficilissimo riuscire a scappare. Meno male che loro ce l’hanno fatta. Ma venerdì prossimo, per aiutare chi ha bisogno, torneremo in Ucraina».
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