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Maurizio Mini racconta la sua Sceneggiatura: «È il mio atto d’amore per la Livorno storica»
Lo scrittore giornalista: «Scrivo grazie al grande Franco Ferrucci». Il prossimo lavoro sarà concentrato su una banda criminale che seminava violenza a Livorno nella seconda metà dell'800
LIVORNO. Il suo primo (ma non sarà l’ultimo) romanzo “La sceneggiatura” pubblicato con le edizioni Erasmo è «un atto d’amore per la Livorno del passato. In particolare quella della zona Pontino».
Maurizio Mini, giornalista e scrittore lui stesso è una presenza, un compagno di viaggio per tanti autori livornesi che promuove in tutti i modi, organizzando presentazioni dei loro libri, facendoli conoscere al pubblico dei lettori.
Il suo primo lavoro è stato come elettricista al Cantiere, poi la svolta quando negli anni ’70 è entrato in Comune ed è diventato una delle colonne dell’Ufficio Stampa.
Anche ora non si ferma, lo trovi impegnato in tante cose. Lui lo chiama «volontariato culturale» perché fa tutto per passione non certo per guadagnarci.
E’ nel comitato Unesco Jazz, è entrato nel comitato della Coppa Barontini con lo stesso impegno con cui portava avanti gli appuntamenti della Bottega del Caffè.
Oltre a tutto questo fa il nonno di tre nipotini e anche se da tempo ormai non pratica più il basket, si tiene in forma camminando molto. E’ sempre stato in mezzo agli eventi della città. Compresi i fermenti politici e culturali degli anni ’60,’70, ’80 e oltre.
«All’inizio scrivevo per lavoro, mettevo a punto i comunicati da mandare ai giornali, ma tra i libri ci sono sempre stato, da quando leggevo appassionatamente le avventure di Sandokan a quando praticavo la libreria Fiorenza di Mario Spadoni in via della Madonna, negli anni del partito comunista e delle Feste dell’Unità. Poi c’è stato il rapporto con Franco Ferrucci e la sua Gaia Scienza, ora da quando lui non c’è più continuo a collaborare con Gigliola Cognetta, Laura Toni e Michele Cecchini e le Edizioni Erasmo».
Ma quando è passato alla scrittura vera e propria? «Da quando sono in pensione. La prima volta con un racconto all’interno della raccolta “Delitti in biblioteca”. Fu grazie a Ferrucci che si fece quella raccolta, lui era uno che metteva insieme le persone. Da allora ho scritto spesso insieme ad altri: “Livorno, dalla musica americana al Jazz” con Andrea Pellegrini, “La parola a Enrico–incontri con Berlinguer a Livorno” con Mauro Nocchi e Mario Baglini, “Fischio d’inizio 1915 – storia e storie del calcio a Livorno” con Fabrizio Pucci, “Modigliani - Una mostra che scandalizzò Parigi” con Umberto Falchini. Ho curato l’introduzione al libro di Massimo Volpi sui gruppi rock livornesi per cui abbiamo riaperto il Piper per una sera all’Arena Astra».
Come è nato il romanzo “La sceneggiatura”? «Tutti conosciamo qualcuno che butta via la sua vita dietro alle scommesse. Bruno il protagonista è uno di questi. L’incontro con una donna, una badante cecena con una storia dolorosa alle spalle, lo scuote dal torpore, gli risveglia i ricordi della sua infanzia trascorsa nei rioni popolari della città».
E Maurizio Mini già pensa al prossimo romanzo?
«Ci sto lavorando, sto cercando tutte le notizie su certi fatti che risalgono alla metà dell’ 800, quando una banda criminale seminava violenza in una Livorno che stava cambiando volto. Si buttavano giù le mura e ci si ammalava di colera. Loro erano come la banda della Magliana, si divertivano a tagliare la gente».
Anche visto da un osservatorio particolare come può essere quello di una casa editrice come Erasmo, si può dire che c’è fermento culturale a Livorno?
«Certo. Ci sono musicisti, esperti di cinema, un mondo di potenzialità enorme, anche se tanti tendono a restare nel perimetro della città. Invece quando vanno fuori poi ottengono sempre successo. Credo molto nel fare rete, per questo organizzo presentazioni coinvolgendo attori e musicisti. Sono tante anche le persone che scrivono e molti sono gli autori già affermati. Sempre Franco Ferrucci diceva: se uno viene e ti propone un libro perché dirgli di no, se vende 200-400 copie è già un risultato da best seller. Spesso sono storie particolari, se le tenevano dentro e invece quando sono uscite hanno trovato ascolto».
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