Il Tirreno

Livorno

«Ospedale, un bluff I vecchi edifici possono ancora essere utilizzati»

«Ospedale, un bluff I vecchi edifici possono ancora essere utilizzati»

L’invito del Comitato per la tutela dell’ospedale storico «Complesso da recuperare, altrimenti sarà solo speculazione»

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LIVORNO. «L’intenzione espressa di recente dal Sindaco, dopo il pressing del Coordinamento sulla necessità di salvaguardare l’ospedale storico, di destinare in futuro i padiglioni attuali a varie attività di sostegno per il sistema sanitario cittadino, svela il reiterato bluff sull’impossibilità di utilizzare gli stessi edifici, con la scusa del mancato rispetto delle norme antisismiche ed altre insufficienze a livello edilizio, apparsa già nelle motivazioni dello spostamento a Montenero basso». La presa di posizione arriva dall’architetto Tommaso Tocchini, del Coordinamento per la tutela del Parterre e dell'Ospedale storico.

«È evidente – scrive Tocchini – che qualsiasi destinazione si voglia dare in futuro ai padiglioni, comporterà un intervento di adeguamento strutturale e funzionale, come nel caso che se ne mantenga la funzione ospedaliera. Altre soluzioni non sono date se non quella di abbandonare questi edifici al deterioramento quindi alla svalutazione economica ed alla perdita del ruolo storico-testimoniale che occupano tra i beni della comunità cittadina. È quindi doveroso mettere nel conto economico da affrontare anche l’impegno al recupero di questo complesso se non si vuole che il suo declino inneschi una azione speculativa, trasferendo all’iniziativa privata il compito di determinarne l’uso. Da questa riflessione nasce una considerazione sulle occasioni perse dall’Asl, ma anche dalle amministrazioni che si sono succedute da più di dieci anni: se all’indomani della retromarcia sulla soluzione Montenero fosse iniziato uno studio dello stato fisico e funzionale del complesso di viale Alfieri e si fosse studiato ed avviato un programma di recupero progressivo, che non fosse limitato ad interventi di rabberci di esiti di una trascuratezza manutentiva, ma esteso all’adeguamento strutturale e al rinnovamento funzionale, oggi avremmo potuto usufruire di un complesso edilizio pronto ad essere integrato con nuove strutture per portare l’ospedale ad un alto livello di efficienza e modernizzazione.

Anche oggi come allora – secondo Tocchini e il Comitato – ci ritroviamo in una situazione che, in considerazione degli anni che dovremo attendere per vedere ultimato ed avviato operativamente il nuovo ospedale proposto, può presentare un’alternativa all’irragionevole programma sottoscritto dai responsabili delle istituzioni. Negli anni che ci aspettano è presumibile che in mancanza di stimolo ed interesse, continuerà la politica di interventi a spot, non risolutivi, nella gestione del patrimonio edilizio. Si potrebbe invece avviare un virtuoso periodo di transizione che conduca alla soluzione auspicabile di salvaguardia del complesso storico e del parco adiacente, alla costituzione di un sistema ospedaliero integrato al contesto, un nuovo ospedale più grande, efficiente e più sostenibile di quello proposto, che non ne alteri l’equilibrio, ma piuttosto ne incrementi le qualità urbane. Il concorso di progettazione indetto dalla Asl, se non si fosse basato sulle premesse stabilite nel protocollo di accordo, ovvero sull’invasione dell’area del parco e sulla posizione estranea del nuovo ospedale monoblocco, avrebbe potuto costituire una opportunità per confrontare soluzioni alternative. Avrebbe fornito una piattaforma di discussione e di illustrazione delle problematiche e della soluzioni per superarle.

Ci aspettiamo adesso l’utilizzo delle mirabilia dei progetti ad effetto che scaturiranno dalla gara, per distrarre la cittadinanza dai reali problemi urbanistici che da questa scelta obbligata nasceranno e da quelli del sistema sanitario ormai screditato: una cortina fumogena che focalizzerà l’attenzione sulle soluzioni strettamente architettoniche, tralasciando le questioni fondamentali, quella del modello sanitario, della reale consistenza e qualità dell’offerta di servizio, della tutela dei beni comuni».



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