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Delitto della Guglia: «L'ha uccisa a martellate». L'ex macellaio davanti ai giudici
Livorno: si è aperto il processo in corte d'assisa per il 56enne Youssef El Haitami. La moglie fu trovata morta ammazzata nel suo appartamento di via Garibaldi
LIVORNO. Si è aperto ieri mattina davanti alla corte d’assise del tribunale il processo a Youssef El Haitami, il cinquantaseienne marocchino accusato di aver ucciso a martellate la moglie Ginetta Giolli in un alloggio popolare di via Garibaldi 425, alla Guglia. L’omicidio volontario – questo il reato per cui è imputato ed è stato arrestato dalla polizia di Stato – sarebbe avvenuto nella notte fra il 2 e il 3 luglio scorsi, mentre la donna, livornese di 62 anni, stava dormendo nel suo letto matrimoniale. A presiedere il collegio dei giudici togati e popolari che deciderà il verdetto nei confronti dell’ex macellaio, che lavorava in una bottega proprio vicino al luogo del delitto, il presidente del tribunale Luciano Costantini, insediatosi da un mese in via de Larderel.
LE PERIZIE
Nell’udienza di ieri due consulenti sono state incaricate di trascrivere alcune conversazioni agli atti del processo. Poi il tribunale ha stilato il calendario dei lavori, che si annunciano rapidi: la sentenza di primo grado potrebbe infatti arrivare entro due mesi. La difesa – rappresentata dall'avvocata Barbara Luceri – porterà 16 testimoni, fra cui una giornalista del Tirreno che due giorni dopo l’omicidio di Ginetta, di fronte alla macelleria di via Garibaldi da poco venduta dall’imputato, ha parlato con lui che fino a quel momento aveva rivelato di non sapere niente della morte della coniuge, andando subito in questura per fornire la sua versione dei fatti agli agenti della Squadra mobile, che lo arresteranno nel giro di qualche ora. Ieri, El Haitami, è stato accompagnato in tribunale dalla polizia penitenziaria (è detenuto nel carcere delle Sughere) e ha assistito alla prima udienza del dibattimento. I giudici e il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Pietro Peruzzi, lo ascolteranno fra meno di un mese. Il cinquantaseienne si è sempre dichiarato innocente, ma la procura ritenga importanti gli indizi a suo carico.
I TESTIMONI
Oltre ai testimoni chiamati dal sostituto procuratore – poliziotti che intervennero il 3 luglio dopo che l’amica del cuore di Ginetta, Chiara Casciana, aveva avvertito il 112 non riuscendo più a mettersi in contatto con lei – sarà ascoltata, chiamata dalla difesa, una persona che aveva la residenza nello stesso alloggio popolare dove abitava ed è stata trovata cadavere con il cranio sfondato dalle martellate la sessantaduenne livornese. I suoi familiari non si sono costituiti parte civile, quindi in aula ieri c’erano, oltre ai giudici, il pubblico ministero Peruzzi, El Haitami e l'avvocata.
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