Gioco
Da via Verdi partita la carovana umanitaria: «Ecco gli aiuti per i profughi ucraini»
Anche due volontari della Misericordia di Livorno in viaggio verso la Polonia: «Quello che sta succedendo ci ha segnato, vogliamo offrire il nostro aiuto»
LIVORNO. Una colonna di aiuti. Coperte, farmaci e soprattutto cibo sono partiti ieri da Livorno alle volte di Lublino, in Polonia. A trasportare i pacchi sono stati i volontari delle Misericordia di Pisa e Livorno. Oltre agli angeli in tuta giallo-azzurra di Antignano, di cui Il Tirreno ha già parlato, a bordo di uno dei furgoncini in marcia verso est c’erano anche i volontari della Misericordia di via Verdi. Sono partiti in due, ieri, per un viaggio di oltre 18 ore. Sono Raffaele Pandalone ed Enio Rutolo.
Lo scopo del viaggio, lo ricordiamo, è portare i pacchi con le donazioni nel centro di accoglienza per i profughi ucraini in fuga dalla guerra organizzato a Lublino, a sud est di Varsavia, dalla chiesa cattolica.
E ogni volontario che parte, decidendo di mettersi a disposizione degli altri, ha una sua storia e proprie sensazioni. Enio Rutolo, per esempio, si è proposto per guidare il furgoncino della Misericordia perché «ciò che sta succedendo in Ucraina mi ha colpito moltissimo». Rutolo dice di aver lavorato come autista per quarant’anni e, ora che è in pensione, vuole mettere le sue competenze alla guida a disposizione di chi ha più bisogno. Peraltro lui conosce bene l’Ucraina, perché la sua compagna viene da lì. «Sono stato in Ucraina molte volte. Leopoli è una città bellissima – dice –. E Kiev è incredibile. Non mi ci faccia pensare che mi viene il magone». Ieri, dunque, si è messo alla guida del furgoncino con gli aiuti. Tappe a Santa Croce e Firenze e poi via verso la Polonia. Senza più fermarsi, se non per mettere benzina. «È un viaggio impegnativo – sottolinea Pandalone –, ma che faccio volentieri». Perché oltreconfine c’è la guerra e c’è chi soffre. Perché i profughi in fuga hanno bisogno di cibo e di alcuni tipi di dispositivi medici. «Penso a loro e mi metto in marcia. Dobbiamo aiutarli».
La carovana della Misericordia si aggiunge a tante altre iniziative pensate per aiutare gli ucraini che fuggono dalla guerra. C’è per esempio la raccolta beni che sta portando avanti don Yurij Machalaba alla parrocchia dei Santi Vladimiro e Olga di via Guerrazzi. Dalla chiesa, stando a quanto spiegato dal parroco, i pacchi arrivano all’estero attraverso pullman che sfruttano i corridoi umanitari.
Poi esistono tutti i prodotti donati che sono nei pacchi raccolti nella sala comunale Simonini, sugli scali Finocchietti. E un privato, l’imprenditore Luca Nannipieri, ha messo a disposizione della comunità ucraina i suoi capannoni, dato che nella sala municipale non c’era più spazio. Ma dice che sta trovando parecchie difficoltà nella spedizione, considerati gli elevati costi previsti per il trasporto.
I furgoncini della Misericordia, invece, sono guidati fino alla Polonia dagli stessi volontari della congregazione, che si sono fatti avanti in prima persona per dare una mano. «Che cosa mi aspetto di trovare in Polonia? Spero meno sofferenza possibile – dice Rutolo, che ha parecchie esperienze nell’ambito della protezione civile –. Perché stare a contatto con la sofferenza degli altri è qualcosa di straziante. Qualcosa che ti cambia. Ma ho deciso si partire. Voglio dare una mano. Voglio esserci».
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