Il Tirreno

Livorno

Eni, segnali positivi. La società punta su biocarburanti per camion e aerei

Mauro Zucchelli
A sinistra: in alto l’ingresso della raffineria (Marzi Pentafoto arch. Il Tirreno), in basso il presidio di lavoratori ieri a Roma. Foto grande: la riunione su Eni al ministero dello sviluppo economico
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A sinistra: in alto l’ingresso della raffineria (Marzi Pentafoto arch. Il Tirreno), in basso il presidio di lavoratori ieri a Roma. Foto grande: la riunione su Eni al ministero dello sviluppo economico

Disposti a investire ma c’è bisogno che il governo abbassi  la tassazione per riuscire a creare un mercato nazionale.

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LIVORNO. Ce n’è voluta ma alla fine è uscito qualcosa di positivo dal “conclave” a Palazzo Piacentini, sede del ministero dello sviluppo economico così come lo era stato delle corporazioni, nel salone che è la quintessenza architettonica del Potere così come lo concepivano nel Novecento. Niente soluzioni da bacchetta magica che domattina faranno il miracolo ma è finalmente saltato fuori uno scenario che può dare un futuro alla raffineria Eni.

La multinazionale del “cane a sei zampe” ha confermato che punta all’uscita dai combustibili fossili sul lungo periodo, perciò per la raffineria tradizionale non c’è futuro: l’azienda non si rimangia l’idea di chiudere la linea carburanti. Spesso vista come l’anticamera di un progressivo disimpegno anche dal settore lubrificanti per restare tutt’al più come deposito (e allora basterebbe la metà della metà degli occupati).

Dov’è la novità? Nel fatto che al tavolo romano l’Eni non ha affatto chiuso le porte a quel che conta per costruire il futuro dell’impianto di Stagno: nuovi investimenti e nuova missione produttiva.

Il mosaico del futuro dell’Eni si compone di tre tasselli. Il primo c’è già ed è da sempre il punto di forza dello stabilimento: i lubrificanti. Il secondo è il “biojet fuel”, cioè un nuovo carburante destinato agli aerei: un impianto pilota è stato sperimentato e ora viene confermato a Stagno anziché uscire di scena. Il terzo è il biocarburante idrogenato: si ipotizza che quantomeno in una prima fase la transizione ecologica verso veicoli elettrici non si allargherà granché ai Tir, visto che a pieno carico deve avere una potenza in grado di far muovere 20-25 tonnellate e magari per 300-400 km.

A far capire fin dall’inizio che non sarebbe stata una discussione solo liturgica, è l’identikit di quanti stavano attorno al tavolo grande quasi quanto mezzo campo di basket: il ministero guidato dal leader leghista Giancarlo Giorgetti manda in campo entrambi i viceministri (il forzista Gilberto Pichetto Fratin e la pentastellata Alessandra Todde, che nel M5s è vice di Conte ma ora congelata). Non basta: l’Eni che invia Giuseppe Ricci, direttore generale e uno dei principali esponenti del team degli undici stretti collaboratori del numero uno Claudio Descalzi, praticamente il suo braccio operativo. Le istituzioni sono presenti con Eugenio Giani, presidente della Regione, i sindaci Luca Salvetti (Livorno) e Adelio Antolini (Collesalvetti) più l’assessore labronico Gianfranco Simoncini. I sindacati in campo con i vertici locali delle organizzazioni di categoria (Gianluca Persico per la Filctem Cgil, Davide Doveri per la Fenca Cisl, Massimo Martini per la Uiltec) in tandem con i segretari nazionali di settore Antonio Pepe, Lorenzo Zoli e Andrea Bottaro.

Quello del biocarburante idrogenato non è la promessa destinata a un futuro indefinito. Secondo quanto riferisce il sindaco, «in tal senso Eni è pronta, entro l’anno in corso, a impegnarsi in un primo piccolo ma significativo investimento sull’impianto toscano». E aggiunge: «I territori sono pronti da subito a sostenere, con scelte adeguate, il progetto».

Ma c’è un “ma”: in Italia non esiste mercato per questo prodotto, tant’è vero che Eni lo produce a Gela e a Venezia e però lo exporta tutto. Di cosa c’è bisogno? Del fatto che il governo ridisegni le aliquote della tassazione su questo carburante perché così come sono ora il mercato nazionale resta a zero. Tradotto: istituzioni, sindacati e categorie fate pressing sul governo. Se si blocca la situazione, l’Eni ha in agenda Livorno «al primo posto» fra gli investimenti da fare. Complicato in tempi normali ma, dopo i contraccolpi della guerra in Ucraina, la rivoluzione della strategia energetica è uno dei primi compiti del governo Draghi. E questo indipendentemente da Livorno…

«Uno spiraglio c’è: adesso bisogna continuare a incalzare il governo, e farlo con tutta la forza possibile e immaginabile», dice il dirigente sindacale Gianluca Persico.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Palazzo Civico: l’esito «può ritenersi positivo», anche se aggiunge poi il sindaco Salvetti aggiunge una postilla extra («restando guardinghi e pronti a farci sentire»). In testa a tutto c’è il fatto che «Eni ha confermato in maniera chiara di non voler disimpegnarsi dal sito toscano, proponendo un rilancio dello stesso attraverso un percorso razionale di trasformazione». Anche Salvetti insiste sul fatto che, come dice l’azienda, «perché questa strategia risulti sostenibile» c’è bisogno di aprire «un mercato nazionale adeguatamente indirizzato da chiare scelte di governo, da prendersi nei tempi più rapidi possibili». Se la strategia vedrà «tutte le parti al tavolo concordemente impegnate in questo processo», non c’è solo il biocarburante, ma «anche la produzione del biojet per aerei e la produzione di lubrificanti» così da assicurare «un orizzonte certo all’impianto a partire dai livelli occupazionali». Il sindaco riferisce che «soddisfazione è stata espressa anche dalle rappresentanze sindacali».

Al termine dell'incontro i sindacati e le istituzioni hanno chiesto che le volontà si trasformassero in atti concreti: la viceministra Todde, riportano fonti di Palazzo Civico, si è impegnata a promuovere «un incontro con tutti i ministeri interessati (sviluppo economico, transizione ecologica, economica) e l'azienda, a cui far seguire una nuova riunione del tavolo generale capace di dettare i tempi e le scelte in modo che il “caso Livorno” possa diventare una buona pratica e un modello replicabile». Per Salvetti è «la base per poter procedere ad un concreto accordo programmatico che garantisca la salvaguardia e lo sviluppo occupazionale dell'impianto».

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di Redazione web