Il Tirreno

Livorno

LA FORZA DEL VOLONTARIATO

Cittadini-Acchiapparifiuti ripuliscono il fossato lungo il parco alla Ceschina a Livorno

Simone Fulciniti
Cittadini-Acchiapparifiuti ripuliscono il fossato lungo il parco alla Ceschina a Livorno

Tolte 18 tonnellate tra sfalci e ingombranti lungo dal parco al Caprilli. Il presidente dell'associazione Giovannini: «È stata un’impresa: ecco come abbiamo fatto e cosa faremo nei prossimi giorni» 

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LIVORNO. Dieci tonnellate di ingombranti, 8 di sfalci. Ben 450 metri di lavoro compiuto e 21 interventi. I volontari di Acchiapparifiuti colpiscono ancora, questa volta in quel tratto di fossato che dal parco della Ceschina va verso l’ippodromo. Di fatto sono i primi cittadini che mettono le mani e ripuliscono quel fossato vista strada di un parco chiuso alla città da oltre 50 anni e internamente diventato una giungla verde. Una vera e propria impresa nata da un incontro tra il presidente Sergio Giovannini e Saimir Dashi, uno dei più attivi collaboratori.

«Per metterla in atto - spiega Giovannini - chiesi il patrocinio del Comune ma mi fu negato, in quanto non si tratta di una strada di pubblico accesso. Allora decidemmo di fare da soli. Ci fu un primo intervento l’anno scorso in dicembre, portando i rifiuti nei vari punti di raccolta. Spostammo più di due tonnellate di roba. E poi siamo andati avanti. La nostra storia e le condizioni in cui siamo abituati a lavorare ce lo consentiva. Quindi cominciando dal tratto davanti ai Bagni Fiume, al limite col parco della Ceschina, abbiamo proseguito, imbattendoci fin dall’inizio in situazioni complicate, data la flora completamente fuori controllo, pruni, rovi, fichi, ramificazioni, abbattendo il minimo indispensabile. Era tanta la quantità di rifiuti che abbiamo trovato, che sarebbe stata difficilmente, se non avessimo creato gli spazi. Prima a mano, con le cesoie, e poi coi decespugliatori e la sega a motore. E metro su metro abbiamo liberato il terreno dai rifiuti. Sabato scorso c’è stato il 21esimo intervento: siamo arrivati a circa 450 metri di lavoro compiuto».

Una raccolta incredibile per quell’associazione che conta oltre 200 soci nata nel 2017. «10 tonnellate di spazzatura ingombrante, e 8 tonnellate di sfalci. Anche l’albero marcio è un patrimonio naturale, però è vero che se ci dobbiamo liberare degli intralci, marcio o no, qualcosa serve fare. Abbiamo rimosso con la massima attenzione. Il muro lato strada è dotato di caditoie, e quando la strada si allaga l’acqua va nel fosso. In quei punti l’umidità ha permesso l’attecchimento di alberi che hanno affondato le radici dal muro. Alcune situazioni le abbiamo gestite».

Giovannini fa l’elenco delle cose recuperate. Alcune singolari. «Una bombola da sub ancora piena, sui 60 kg, un po’ di amianto già messo in sicurezza, una bombola del gas, piena con ancora il sigillo. Una parte importante di una macchina da caffè da bar. Poi caldaie. E un numero imprecisato di caschi da moto, così tanti che ho deciso di esporli nella mostra che faremo all’ex Hangar di via Meyer. Parti di biciclette, borse con documenti, patenti, foto di famiglia, qualcosa abbiamo restituito ai proprietari. Orologi, beauty case. Un cartello stradale di via Lotti. Una tonnellata di vetro». Un’operazione ai limiti del possibile.

«C’è stato un momento che pensavo di non levarci le gambe. Noi quando siamo tanti mettiamo insieme 15 persone, ma abbiamo avuto la media di 6/7 persone a evento. Non vedevo la fine. Ogni due per tre toccava sfalciare e poi pregare qualcuno che venisse a portare via le cose. C’è stata una richiesta di aiuto e devo dire che Mirco Branchetti dell’ufficio giardini si è dato molto da fare, Piero Betti di Aamps non ci ha mai fatto mancare il suo supporto. Anche il sindaco ci ha sempre sostenuto». Ma l’inciviltà è dietro l’angolo. «Nonostante fossimo lì, avessero visto tutti cosa stavamo facendo, sabato abbiamo trovato dei bicchieri di plastica, con tanto di limone, che qualcuno nel post bevuta. Servirebbero controlli». Ora l’ultimo pezzo. «È meno degradato, in 4,5 eventi, si dovrebbe risolvere, dal cancellone in direzione Accademia, saranno 500 metri. Poi sistemeremo una situazione grave a Dogana d’Acqua. Per fare tutto quello di cui Livorno necessita, servirebbero 50 persone a disposizione 24 ore al giorno».



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