Il Tirreno

Livorno

Rapina "Da Sirio": entra con una pistola e semina il panico. "Così l'ho buttato fuori" - Video

Stefano Taglione
Sirio Marinai
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Sirio Marinai

Livorno: nella paninoteca di viale Carducci, in quel momento, c'erano il titolare con una cliente. Rubato il cellulare di quest'ultima

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LIVORNO.. «Quando l’ho visto puntare la pistola contro la mia cliente è come se la mia personalità fosse cambiata. Ho dovuto reagire al sopruso. Quindi prima gli ho detto che non gli avrei dato neanche un centesimo, tantomeno il cellulare che mi chiedeva, poi appena si è distratto l’ho preso e l’ho buttato fuori chiudendomi dentro a chiave».
 
Sono passate poche ore dalla rapina e Sirio Marinai, il titolare della nota paninoteca “Da Sirio” di viale Carducci, non si capacita nemmeno di come sia riuscito a reagire con tanta fermezza e personalità. E molta incoscienza, visto alle 20.50 di martedì primo marzo un giovane con la mascherina e un passamontagna celeste si è presentato nel suo locale a pochi passi dalla stazione ferroviaria impugnando una pistola. Non è chiaro se fosse vera o falsa, ma non avendo il tappo rosso e trovandosela con la canna a pochi centimetri  dal volto il ristoratore, di  certo, non poteva fare troppe analisi.
 
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«Dammi, dammi...», le uniche parole del rapinatore, scuro di pelle e probabilmente del Centro Africa. Il bandito, descritto come giovane, rima se l’è presa con una cliente di circa 60 anni, l’unica all’interno della pizzeria-torteria, costringendola a consegnargli il cellulare. Poi con Sirio, che era dietro  al bancone: «Stavo per iniziare a preparare il panino alla signora – spiega Marinai – quando lui ha estratto l’arma puntandogliela alla testa e dicendole: “Dammi il cellulare”. Poi ha fatto lo stesso  con me, trovando resistenza: “Io non ti do proprio niente”, gli ho detto. Si è arrabbiato, mi ha appoggiato la pistola sulla spalla. È durato tutto pochi secondi, perché mentre il bandito mi minacciava la cliente  è uscita spaventata cercando di bloccare da fuori la porta di ingresso col suo peso e a quel punto, il rapinatore, è fuggito per paura di rimanere chiuso dentro».
Una reazione che ha comportato diversi rischi, quella del ristoratore livornese, visto che la pistola «poteva essere vera». «Non so, forse inconsciamente ho pensato  fosse falsa – prosegue Marinai – ma di certo non posso saperlo. Di lui non ricordo niente, solo che era nero di pelle,  aveva la mascherina, un cappuccio celeste e un berretto col pon pon. Di sicuro non saprei riconoscerlo, ma ricordo benissimo la pistola puntata, quella non me la scorderò mai».
 
Marinai, d’ora in poi, ogni sera alle 20.30 si chiuderà dentro a chiave: «Questa zona è diventata pericolosissima, ho paura, su viale Italia certe cose non succedevano – prosegue – quindi, alle 20.30, mi chiudo davvero dentro e se qualcuno arriva, gli apro...». Sul posto, per mezz’ora, martedì sera è rimasta la polizia di Stato, che con la Squadra volante ha parlato con l’imprenditore. Delle indagini, però, si occuperanno i colleghi della Squadra mobile che dovranno cercare di dare un volto e un nome all’ennesimo rapinatore che creato il panico in città.

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