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La questura di Livorno sommersa di chiamate dall'Ucraina. «Come si ottiene il soggiorno?»
In centinaia stanno telefonando per chiedere informazioni: richieste in viale Boccaccio poi l’ok finale dovrà arrivare dalla commissione territoriale
LIVORNO. Centinaia di chiamate in pochi giorni. Il centralino della questura di via Fiume è subissato di telefonate di cittadini ucraini che cercano di informarsi su come far arrivare i familiari in città. Il flusso – stando a quanto si apprende – è ancora difficile da comprendere nella sua reale portata, visto che non essendo necessari visti chiunque può entrare in Europa da Polonia, Slovacchia, Ungheria e Romania e arrivare in Italia con pullman o mezzi di fortuna. Chi ha i parenti qui, fra l’altro, potrebbe non passare subito dall’ufficio immigrazione, ma farlo solo in seguito. Dato che raggiungerebbe Livorno senza problemi imminenti di ospitalità, visto che in tutta la provincia troverebbe i 2.600 connazionali con cui, prima di partire, si è senz’altro messo d’accordo.
Diverso, invece, il discorso per chi non ha nessuno e ha bisogno, invece, di un alloggio della prefettura, che fino a ieri sera aveva comunque 60 letti disponibili nell’ambito del sistema di accoglienza straordinario. Per richiedere la protezione umanitaria, in ogni caso, tutti prima o poi dovranno passare dall’ufficio immigrazione di viale Boccaccio, diretto dal vicequestore aggiunto Claudio Cappelli, che dovrà vagliare e instradare le pratiche a livello burocratico. Un iter che sarà più veloce del normale, in somma urgenza come fu per le famiglie afgane lo scorso agosto, con la commissione territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale che avrà l’ultima parola per rilasciare il permesso di soggiorno in Italia.
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