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La città piange Tassara, una vita dietro al bancone. «Mitici i suoi tramezzini»
Giorgio Tassara è stato una istituzione. La figlia: «Babbo era un uomo buono»
livorno. I tramezzini di Tassara erano famosi in tutta Livorno. E rimarranno nelle tradizioni della città. Anche adesso che lo storico barista di via Mentana non c’è più. Giorgio Tassara è morto ieri pomeriggio, a 89 anni, nella sua casa di Nugola lasciando un grande vuoto nei cuori dei suoi cari. Lo piangono gli amici, la moglie Silva e i figli Rossella, Cinzia e Paolo. «Babbo era un grande uomo – dice Rossella –, oltre a una figura storica per Livorno».
Giorgio Tassara ha passato una vita dietro al bancone diventando la colonna portante del suo bar in via Mentana, che ha gestito dal 1968 al 1996. Ed è lì, tra quelle mura, che ha reso famosi i suoi tramezzini e che ha costruito le sue grandi tartine. «Ovunque andavamo ci dicevano “Ah, Tassara, quello dei tramezzini”. Babbo era molto conosciuto. E il suo lavoro gli piaceva davvero tanto». Una passione, quella per il lavoro da barista, che era nata moltissimi anni fa. «Da ragazzo andava nei bar per lavare le bottigliette. Poi ha iniziato a preparare i caffè».
E così è iniziata la sua lunga carriera. Ha lavorato, come dipendente, nei locali a marchio Gambrinus, L’Alpe e Torricelli. Anche fuori città. Poi ha deciso di mettersi in proprio e nel 1968 ha aperto il bar Tassara in via Mentana.
«Dal niente è riuscito a tirare su un locale e di questo era molto orgoglioso. Nel 1987, poi, aveva rimesso a nuovo tutto, ampliandosi e aggiungendo altri spazi». E tra quelle mura sono passate generazioni di clienti.
In tanti hanno apprezzato i suoi modi di fare e il suo essere così coinvolgente. Del resto Tassara amava stare dietro al bancone e trasmetteva questa passione ai suoi tanti clienti, che si fermavano volentieri al bar anche solo per fare quattro chiacchiere con lui. Sapeva fare tante cose nell’ambito della ristorazione, il signor Giorgio. Ma il suo punto forte erano tramezzini e tartine. «Babbo mi aveva dato le sue teglie– dice la figlia Rossella –. Gestisco un negozio di alimentari e durante le feste le preparo sempre». Anche per fare un salto indietro nel tempo, all’epoca di quel bar rionale che ha saputo essere un punto di aggregazione e socialità. «Tutti dicono che come faceva le tartine babbo non le fa nessuno».
Giorgio Tassara ha condiviso la sua passione per il lavoro da barista con la moglie Silva. E l’ha fatto per tutta la vita. «Si sono conosciuti nel 1953 quando lavoravano all’Alpe e non si sono più lasciati. Hanno sempre lavorato insieme». Chi conosceva il re del tramezzino livornese lo descrive come una persona scherzosa e simpatica. Era un uomo molto dolce che era sempre pronto ad aiutare gli altri: che fossero parenti, amici o semplici conoscenti. Se qualcuno aveva bisogno di una mano lui c’era. Sempre. Pronto a regalare un sorriso o una parola di conforto. «Babbo era una figura storica».
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