Gioco
Paolo Ruffini invita a riempire le poltrone: «Il cinema è socialità, i film vanno visti qui»
Ecco cosa pensa il comico livornese: «Condividere emozioni è fondamentale»
«Per riempire le poltrone di una sala cinematografica non esiste una parola magica. Io credo che il cinema, da grande mezzo di comunicazione quale è, debba tornare ad avere la sua funzione sociale». Paolo Ruffini è al cinema teatro “4 Mori” per presentare il suo docu-film “PerdutaMente”, un progetto che tocca i confini di un mondo complesso come quello dell’Alzheimer; uscito nelle sale come film evento di San Valentino nei giorni 14/15 e 16 febbraio.
E Livorno, la sua città, risponde presente, salutando con calore, commozione e entusiasmo la straordinaria fatica diretta dallo showman, comico, attore dal cuore grande (non è nuovo a lavori che abbracciano il sociale e le categorie più fragili), affiancato nell’avventura dalla co-regista Ivana Di Biase.
Tante persone in sala, a partire dal sindaco Luca Salvetti, accompagnato dall’assessore Andrea Raspanti. E ci sono anche parecchi ragazzi della compagnia Mayor Von Frinzius, suoi attori e compagni di avventura per tanti lavori che hanno calcato i palchi di tutta Italia.
Ruffini, lei che i film li fa, li interpreta. Lei che ama il cinema, anche come luogo di socialità, come vede le difficoltà post pandemiche, che hanno allontanato le persone dalle sale?
«Al cinema non puoi premere pausa e fare una storia su Instagram, non puoi fermare e andare in bagno. Il cinema richiede attenzione e scomodità. E oggi invece la vita è molto comoda, basta un click per far arrivare la roba da mangiare a casa, e con un altro click puoi vedere un film tranquillo sul divano, il cinema, come il teatro, richiede un impegno, uno sforzo, e credo sia un passaggio necessario e urgente».
Stare insieme è fondamentale. Andrebbe ritrovata questa dimensione, giusto?
«L’essere umano ne ha bisogno. La convivialità che si è creata per questa proiezione del mio docu-film, il clima sociale, l’idea di fermarsi a parlare del film, l’idea di sentire pareri diversi dal nostro, credo che siano cose fondanti per un posto ricettivo nei confronti di uno spettatore che ha bisogno di raccontare e di essere protagonista di un racconto. Il cinema stimola, rende partecipi, fa entrare nel vivo di una storia. Il cinema come ho già detto deve tornare ad avere la sua funzione sociale».
Il cinema inteso anche come luogo.
«Un film, così come uno spettacolo teatrale, non si può guardare in un telefono. Sarebbe assurdo. Ti cambia anche il linguaggio. Basti pensare ai “western”, che necessitano di un vasto panorama di una grande prateria, con il cowboy che galoppa da una parte all’altra. Se lo guardi su un cellulare o su un iPad perde tutto di senso. Il linguaggio del cinema è previsto per un grande schermo, e non quello di casa».
Lei ci crede, e si sta impegnando molto in questo senso, come dimostra il ventaglio di lavori su cui è impegnato e i suoi progetti.
«Ho altri tre film in cantiere: uno si chiama “Ragazzaccio” ed è sul tema del bullismo. Il primo lavoro che ho scritto e diretto ma non interpretato. Gli attori sono Beppe Fiorello, Massimo Ghini e Sabrina Impacciatore, e dovrebbe uscire a breve. La trama narra la storia di un bullo che vive in maniera traumatica il momento del Covid e del Lockdown del 2020».
Dall’Alzheimer, al bullismo per arrivare a una commedia sentimentale.
«Sì, il secondo film si intitola “Rido perché ti amo”, è una commedia sentimentale. Che mi riporta alle mie corde più romantiche. L’ho scritto diretto e interpretato. Nel cast ci sono anche Nicola Nocella, Dafne Scoccia, Greg, Loretta Goggi, Herbert Ballerina, Giulia Provvedi. L’ultimo film su cui sto lavorando si chiama “Uomini da marciapiede”, che ho scritto e interpretato. Con me ci sono Francesco Albanese (che è anche regista) , Herbert Ballerina, Francesco Pannofino e Clementino. Una commedia comica pura. Tanto cinema dunque e in previsione ancora tanto cinema».
E nel frattempo, cinema a parte, c’è la volontà di realizzare qualcosa di bello anche per la sua città, Livorno?
«Il rapporto con Livorno consiste nel tornare a casa e trovare qualcosa da fare che mi faccia restare. Spero che ci siano presto occasioni per poter realizzare progetti che mi facciano restare, un po’di giorni in più qui a casa mia. E per fortuna posso contare anche su un legame di vecchia data, la piacevolezza di aver trovato una persona amica che ricopre la carica di sindaco. Ci sono in ballo diverse idee e spero possano essere presto concretizzate».
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