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Il dolore mestruale e l’endometriosi. Il primario: «Diagnosi precoce decisiva»

Cristina Olivieri
Il primario di Ginecologia Sergio Abate. La psicologa Fiorella Chiappi
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Il primario di Ginecologia Sergio Abate. La psicologa Fiorella Chiappi

Il dottor Abate, direttore di Ginecologia: «La qualità della vita è messa a dura prova da una sottovalutazione della malattia»

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LIVORNO. Parlare di endometriosi e lavorare a un percorso di sensibilizzazione e informazione su questa patologia. È ciò che l’amministrazione di Livorno ha concordato grazie all’iniziativa messa in campo dall’ottava commissione per le pari opportunità e dalla quinta commissione sulle politiche sociali e dai rispettivi presidenti Francesca Cecchi e Daniele Tornar.

Del tema si è discusso durante un interessante incontro nella sala consiliare che ha visto protagonisti il primario di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale di Livorno Sergio Abate, che da due anni ha preso incarico nella nostra città e dalla dottoressa Fiorella Chiappi psicoterapeuta che fa parte dell’associazione Soroptimist.

«In Italia l’endometriosi colpisce circa tre milioni di donne – spiega Abate – ma purtroppo è ancora spesso sottovalutata. Eppure è una patologia che interessa circa il 30-50% delle donne infertili o che hanno difficoltà a concepire. Il picco si verifica tra i 25 e i 35 anni, ma può comparire anche in fasce d’età più basse».

LA MALATTIA

L’endometriosi è caratterizzata dalla presenza anomala dell’endometrio, il tessuto che riveste la parte interna dell’utero e che trovandosi dislocato al di fuori di quest’organo, soprattutto nella pelvi, provoca infiammazioni croniche, dolori pelvici persistenti e spesso infertilità.

Si manifesta in età fertile ed è riconoscibile prevalentemente per intensi e strazianti dolori durante il ciclo mestruale.

LA DIAGNOSI

«La diagnosi – dice il primario – arriva spesso dopo un percorso lungo e dispendioso, il più delle volte vissuto con gravi ripercussioni psicologiche per la donna. Una patologia invalidante che muta il corso dell’esistenza delle donne che ne sono colpite e per la quali la corretta e tempestiva diagnosi è fondamentale per migliorarne la qualità di vita».

Un problema, che, secondo vari studi, dipende dalla sottovalutazione del dolore mestruale patologico, dalla difficoltà da parte delle donne a manifestare i propri disagi sessuali e dalla difficoltà ad inquadrare le differenti forme di dolori pelvici. La riluttanza femminile a parlare dei problemi relativi al ciclo mestruale, e alla sfera sessuale amplifica le difficoltà nella diagnosi precoce.

LA QUALITA' DELLA VITA

«La qualità di vita delle donne, affette da endometriosi – interviene la dottoressa Chiappi - e dei partner coinvolti, può essere migliorata con un supporto multiprofessionale precoce, che richiede, innanzitutto, un lavoro in rete d’informazione e formazione per ridurre il ritardo diagnostico».

Le donne, con diagnosi d’endometriosi, e in alcuni casi le coppie hanno necessità di cure appropriate e personalizzate, fra cui quelle psicologiche, che consentano loro di acquisire consapevolezze e strategie per accettare la malattia, gestire i vari sintomi e in alcuni casi la sterilità. Hanno bisogno di strumenti per vivere nel miglior modo possibile la loro quotidianità, affettiva e sessuale, sociale e lavorativa, ridurre l’inevitabile stato di stress e prevenire disturbi d’ansia, depressione, autostima, crisi della propria identità, rifiuto della sessualità.

«Questo richiede, però, che cresca la consapevolezza generale nei confronti di questa malattia sociale – aggiunge la psicologa - soprattutto fra quanti, in famiglia, a scuola, nel mondo del lavoro, s’incontrano con donne che devono fare i conti con il loro dolore cronico e con la stanchezza».

LA PANCHINA GIALLA

«Ci impegneremo a dipingere una panchina di giallo – dice la vice sindaca Libera Camici - colore simbolo dell’endometriosi, corredata da una targhetta esplicativa che possa informare i passanti del significato di tale panchina, coinvolgendo nella collaborazione con medici esperti che si occupano di tale patologia. La panchina verrà collocata nella vicinanza di una scuola, per poter sensibilizzare le nuove generazioni alla conoscenza ed alle giuste informazioni, al fine di permettere alle adolescenti di oggi che saranno le donne di domani di poter ottenere diagnosi precoci ed evitare così danni permanenti ed invalidanti, spesso conseguenze di diagnosi tardive».



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