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A Livorno è “nato” Kevin, il robot-bambino che insegna al reparto di pediatria

Franco Marianelli
A Livorno è “nato” Kevin, il robot-bambino che insegna al reparto di pediatria

Il manichino, comandato grazie al simulatore del computer, è stato donato all’ospedale da Olt Offshore. Infermieri, medici e Oss potranno esercitarsi ad affrontare le emergenze causate da malattie pediatriche  

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LIVORNO. Kevin parla, tossisce, trema e pure vomita come qualsiasi bambino della sua età ma ha una particolarità che lo rende diverso dagli altri suoi coetanei: è soltanto un manichino. Un manichino del tutto speciale, ovviamente, forse anche un po' robot, e verrà utilizzato presso il reparto di Pediatria dell’Ospedale di Livorno per simulare le più svariate patologie infantili e permettere agli operatori (medici, infermieri, Oss) di intervenire e fornire gli interventi più appropriati.

A donare questa opera dell’ingegno al reparto è l’Olt Offshore Lng Toscana non nuova donazione agli ospedali della nostra Asl.

«L’impegno di Olt a sostegno dell’infanzia – ha detto Giovanni Giorgi, ingegnere della società che era presente ieri alla conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa – ricopre una parte molto importante delle nostre azioni di responsabilità verso il territorio.

Tutte le persone del nostro gruppo – prosegue – credono fortemente nella collaborazione con la comunità per individuare, di comune accordo, quelli che sono i bisogni essenziali».

IL PRIMARIO

Grande la soddisfazione del direttore del reparto di pediatria dell’ospedale, Roberto Danieli: «Le emergenze nel nostro settore sono fortunatamente eventi rari, ma proprio per questo è ancora più necessario che il personale sua costantemente preparato – afferma Danieli – a compiere quei gesti che in pochi attimi possono salvare la vita di un bambino».

I MEDICI

La parola passa poi ai due giovani pediatri livornesi in forza nel reparto, Andrea Petracchi e Beatrice Gigantesco, «medici simulatori», ovvero coloro i quali tramite un computer collegato a Kevin (al manichino è stato dato questo nome) simulano episodi legati alle patologie pediatriche ed invitano gli “allievi” ad intervenire per cercare le modalità giuste.

«Alla fine si discute degli eventuali errori in fase di intervento e si lavora per correggerli – dicono i due medici del reparto di Pediatria – e le garantiamo che nel nostro lavoro siamo “cattivi”: d’altra parte, più lo siamo e più ci guadagna la salute dei bambini».

LA SIMULAZIONE

Ma vediamo un esempio pratico: il “simulatore” attraverso il personal computer “digita” un’aritmia e il manichino esprime una sofferenza che dovrà essere compresa immediatamente dall’operatore. La simulazione pediatrica in Toscana è coordinata dall’ospedale pediatrico Meyer e accanto al manichino presentato ieri all’ospedale livornese ve ne sono anche alcuni che riproducono le caratteristiche di neonati.

La scheda tecnica che accompagna “Kevin” precisa che “il simulatore pediatrico riproduce fedelmente le principali caratteristiche respiratorie, cardiache, neurologiche e circolatorie del paziente pediatrico e fornisce riscontri immediati permettendo ai medici e agli altri operatori del personale sanitario di pensare in modo critico e regolare i propri interventi in modo appropriato».

L’AERONAUTICA

Il primario Danieli rende ancor più chiaro il lavoro che c’è dietro a Kevin: «Il modello ricalca quello applicato dall’Aeronautica militare: loro non possono permettersi di aspettare l’incidente, che pur avviene, per intervenire e hanno messo in piedi un sistema di simulazione che possa prevedere tutte le eventualità.

Così per il nostro “manichino interattivo per simulazioni pediatriche ad alta fedeltà” (nome ufficiale)».

Ma Danieli ha un’altra metafora che rende ancor più comprensibile il lavoro che c’è dietro il “manichino”: «Avete presente il groviera? Se entriamo dentro a un buco vi sono molte possibilità di trovare uno stop e questo stop vuol dire che abbiamo messo in essere le conoscenza necessarie a intervenire. Ma esiste la possibilità, pur remota, che i buchi del groviera coincidano e l’intervento del medico possa fallire.

Con il Kevin formiamo gli operatori perché questo non accada».

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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