Il Tirreno

Livorno

il racconto

Livorno, in due nel cinema vuoto e il coprifuoco alle 20. Malinconia di un centro che non esiste più

Riccardo Pasquinelli
Livorno, in due nel cinema vuoto e il coprifuoco alle 20. Malinconia di un centro che non esiste più

Pochi passanti frettolosi e un senso di vuoto sempre più angosciante. I livornesi sempre più chiusi in casa e senza voglia di stare insieme 

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C’era una volta il cinema. Non è una battuta, ma la pura e triste verità. Vi racconto perché. L’altra sera sono uscito di casa con mia moglie e siamo andati nell’unica sala aperta in centro. Unica, sì: perché da poco tempo sia la Gran Guardia sia i Quattro Mori non aprono più tutti i giorni della settimana meno il lunedì ma hanno ulteriormente ridotto le programmazioni…Già questo è un brutto segno, soprattutto per noi ormai piuttosto anziani che ricordiamo i bei tempi in cui Livorno aveva 6 o 7 cinema aperti ogni sera e la scelta dei film non mancava di certo. Insomma, arriviamo a questo unico cinema funzionante attraversando una città deserta (ore 21) e troviamo la brutta sorpresa: gli unici spettatori siamo noi due! Che fare? Aspettiamo qualche minuto per vedere se arriva qualcun altro. Neanche un gatto. A quel punto decidiamo di lasciare in libertà il personale del cinema, che pure gentilmente ci aveva assicurato una visione privatissima del film. Torniamo indietro nella strada vuota, il cinema spegne le luci e chiude la porta, mentre migliaia e migliaia di livornesi sono nelle loro case davanti alla tv, quella pubblica, quella privata e quella in abbonamento. E’ il trionfo di Sky, Prime, Netflix, è la Caporetto del vecchio cinema che era un luogo di fascino, di sogni, di incontri. Una occasione per alzarsi dai nostri divani e stare insieme agli altri, e magari andare a mangiare una pizza dopo lo spettacolo. Nulla, tutto cancellato. L’altra sera siamo tornati a casa smarriti e piuttosto tristi. Già da qualche settimana avevamo capito di essere gli ultimi dei mohicani delle sale del centro, sempre più vuote, come forse quelle della multisala alla Porta a terra. Una volta abbiamo visto un film in compagnia di un solo altro spettatore, un’altra volta con due giovani, un’altra ancora eravamo una dozzina, un record. Mio Dio come siamo caduti in basso (titolo di un vecchio film di Comencini con Laura Antonelli…)! Il problema oltretutto non è limitato al cinema ma è più generale: è la città deserta, la chiusura della gente nelle case. Va bene che siamo d’inverno, che la pandemia è stata un terremoto per le abitudini di molti, ma il fenomeno parte da lontano e ci consegna una Livorno che non è più quella di un tempo, vivace e movimentata. Alle sette e mezzo di sera, con un po’ di negozi ancora aperti, il centro sembra già alla soglia del coprifuoco. Luci spente, pochi passanti frettolosi, senso di vuoto.

E’ cambiato tutto, tante saracinesche abbassate e tanti commercianti senza clienti. E mi viene in mente la via Grande di una volta (non 100 anni fa), quella che Cristiana Grasso ricordò benissimo sulle pagine del Tirreno, quella che il vecchio Aldo Santini notò molto cambiata in peggio il giorno in cui andò in Comune a ritirare la sua Livornina d’oro: non la riconosceva più.

Ecco, i cinema morti o moribondi ci confermano che un’epoca è davvero finita e ci aspetta qualcos’altro. Cosa non si sa, forse il nulla, forse il solito nostro divano. C’è poco da sperare dopo che la città è stata “liberata” dai suoi abitanti, spediti nei tanto aborriti quartieri dormitorio (aborriti ma poi fatti lo stesso!), è stata privata del suo decoro, di molte attività, della sua genuinità originale e brillante. Non si riesce da anni a mettere l’acqua nelle fontane di piazza Colonnella né a fare un bando per assegnare decine di banchi vuoti al Mercato centrale, che sarebbe un presidio importante in una zona così malconcia, e cosa volete aspettarvi dal futuro? Rassegniamoci a voltare pagina, con tanta malinconia.


 

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