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Autogestioni ovunque, occupato l’Enriques: ecco il grido dei giovani
Livorno: dilagano le manifestazioni negli istituti superiori contro maturità e carenza di spazi. Gli studenti: «Assemblea permanente, chiediamo un incontro con le istituzioni»
LIVORNO. Hanno camminato attraverso la pandemia per più di due anni. Chiusi e soli nelle loro camerette. Occhi sullo schermo e cuffiette alle orecchie. E adesso vogliono riappropriarsi di quegli spazi per troppo tempo negati. Lo stanno facendo, gli studenti delle superiori, protestando per l’esame di maturità e per l’inadeguatezza dell’edilizia scolastica.
Lo stanno facendo, i giovani livornesi, scegliendo l’autogestione delle loro scuole e, in un caso, l’occupazione. Tornando così a vivere, a modo loro e in accordo con i dirigenti, aule e cortili. Corridoi e biblioteche. Perché in tutte le scuole superiori di Livorno è stata proclamata l’assemblea permanente. In alcuni istituti gli studenti sono coesi, in altri ci sono idee contrastanti. Ma ovunque c’è voglia di un cambiamento.
In via Ernesto Rossi, per esempio, di fronte al cancello del Niccolini - Palli ci sono due ragazzi. Impossibile entrare, se non si è studenti. «Stiamo facendo servizio d’ordine – dicono i giovani –. Controlliamo chi entra e chi esce e badiamo che siano rispettate le regole anti contagio». Ce la gestiamo noi. Ecco lo striscione che si staglia sul cancello della scuola.
«La nostra protesta – spiega Edoardo Parello, rappresentante d’istituto al Niccolini Palli – nasce perché gli studenti non sono ascoltati dalle istituzioni. C’è bisogno di fare un’azione forte per dire che gli studenti ci sono e che a scuola ci vogliono andare. Ma la scuola deve essere un posto dove ci sentiamo a casa. E non lo sarà mai se non veniamo ascoltati». La sede del Niccolini -Palli di via Rossi è dunque autogestita dai ragazzi.
«Cerchiamo di rendere questa esperienza anche un momento culturale utile alla nostra formazione», dice l’altra rappresentante d’istituto, Anna Carnemolla. «La nostra autogestione – conclude Parello – è idealmente permanente. L’unico termine è l’ottenimento del cambiamento della maturità e la convocazione dei tavoli con assessorato regionale all’istruzione, ufficio scolastico regionale e ministero dell’istruzione».
I temi al centro della protesta sono gli stessi per tutti. «Ci hanno detto solo adesso che la maturità avrà la seconda prova. È troppo tardi. E le scuole, in Italia, cadono a pezzi. Vogliamo farci sentire. Vogliamo far capire a tutti che ci siamo anche noi».
La pensano così Vittorio Liguori, Alex Carnieri, Filippo Pardi e Francesco Lemmi. Loro sono studenti dell’Iti Galileo Galilei e hanno preso le redini dell’autogestione. I rappresentanti d’istituto Francesco Antoni, Alessio Cavallini e Giorgio Colombini si sono dissociati. Non con la sostanza della protesta, che condividono in pieno, ma con la forma. «Ci dissociamo da questa forma di autogestione – dicono –. Per noi l’organizzazione di un’assemblea sarebbe stato il modo migliore per dialogare e studiare una strategia. Invece così ci sembra che la situazione sia fuori controllo».
Gli altri quattro ragazzi hanno parlato con la preside della volontà di proseguire con l’autogestione al momento in atto. Perché, come si legge sullo striscione apparso nel cortile interno dell’istituto, “non so fare uno striscione figuriamoci la seconda prova”.
A pochi passi dall’Iti c’è il liceo Cecioni. Anche qui i ragazzi, come nel resto della città hanno seguito la strada dell’autogestione.
La scelta dell’Enriques, invece, va oltre. Occupazione. «Abbiamo un programma delle attività da svolgere durante il giorno – spiega il ragazzo che fa servizio di sicurezza sulla porta –. E alle 21.30 c’è il cineforum». L’organizzazione, insomma, è simile a quella degli altri istituti, con la differenza che qui di notte qualcuno dorme a scuola. Sulla durata della manifestazione i giovani non si sbilanciano. Quasi sicuramente andrà avanti tutta la settimana, forse anche oltre. E ieri hanno deciso di seguire la strada dell’autogestione anche i ragazzi del Buontalenti - Cappellini - Orlando e del Vespucci – Colombo. Per difendere il loro presente, per tracciare il loro futuro. E per farsi ascoltare. «Vogliamo confrontarci sui temi per cui protestiamo – riassumono i rappresentanti di istituto del Niccolini - Palli –. Cioè l’alternanza scuola - lavoro, che deve essere assolutamente cambiata per com’è concepita attualmente. Per quanto riguarda l’educazione civica, ora non ha la dignità di una materia invece dovrebbe essere una delle materie più importanti. Chiediamo supporto psicologico costante. E servono più fondi per l’edilizia. Per discutere di tutto ciò chiediamo un tavolo». Questo è il grido dei giovani livornesi, che hanno fame di vita, di futuro e di una formazione all’altezza delle loro aspettative.
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