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Scuole in autogestione a Livorno: «Assemblee non stop». La voce degli studenti: video
Gli studenti chiedono di essere ascoltati, ecco l’organizzazione istituto per istituto
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Hanno attraversato la pandemia nell’età in cui la fame di vita è più forte che mai. Hanno sperimentato la dad, la ddi, meet e zoom. Hanno attutito il colpo di complicate scelte altrui. E adesso sentono la «mancanza di interesse per il dialogo con la comunità studentesca». Per questo, come scritto nero su bianco sul documento condiviso dai rappresentanti di istituto di tutta la provincia, anche nelle scuole superiori di Livorno c’è la proclamazione dell’assemblea permanente.
Non in ogni istituto funziona allo stesso modo. E le scelte dei ragazzi variano da scuola a scuola. Ma ieri mattina c’era fermento praticamente ovunque. Con i ragazzi che si sono riuniti in assemblee, organizzate fuori e dentro gli edifici, per condividere le esperienze del presente e discutere di un futuro di cui i giovani si vogliono riappropriare.
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Niccolini - Palli
«La nostra intenzione è quella di svolgere un’assemblea permanente in massima sicurezza, anche per quanto riguarda il rispetto delle norme anti Covid. Ne abbiamo già parlato con la preside». A dirlo è Mia Diop, una delle rappresentanti del Niccolini - Palli, che ieri era insieme a molti dei suoi compagni nella sede di via Rossi. Qui i ragazzi hanno anche organizzato e creato un calendario delle attività che hanno poi affisso sul cancello: assemblea – si legge sul foglio – lezione sul ’68 tenuta dal professor Lamberto Giannini e cineforum. Tutto in via Rossi. «Adesso stiamo organizzando le prossime attività», spiega Mia Diop. Si arriverà a una vera e propria occupazione, dunque? «No. Siamo in autogestione, in quanto abbiamo mantenuto un programma didattico e abbiamo condiviso le nostre scelte con la dirigente».
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Perché la volontà dei ragazzi, come spiegano loro stessi, è costruttiva. E il tempo in autogestione è il più delle volte impiegato per dialogare e discutere, anche in presenza dei docenti. Come è accaduto con la lezione di Giannini. Il tutto per dare forma a una protesta le cui motivazioni sono dettagliatamente definite in un documento di 10 pagine di cui si dà conto nell’articolo qui accanto.
Iti Galilei
«È un testo condiviso in tutta la provincia», dice Francesco Antoni, rappresentante dell’Iti Galilei, che racconta in che modo la protesta ha preso forma nel suo istituto. «Oggi (7 febbraio, ndr) c’è stata una prima assemblea in aula magna e in classe, con i docenti, abbiamo parlato del manifesto provinciale (il documento di 10 pagine, ndr)». All'Iti l'autogestione prosegue, anche se i rappresentanti di istituto si sono dissociati dopo che, dicono, qualcuno ha danneggiato una porta.
Cecioni ed Enriques
Altre riunioni, comunque, sono all’orizzonte. Perché i ragazzi delle scuole superiori cittadine hanno tutta l’intenzione di stare insieme, di far sentire la loro voce e di essere ascoltati. Così, appunto, è stato ieri al Niccolini - Palli. E così è stato anche all’Enriques, dove gli studenti si sono incontrati di fronte alla loro scuola per dialogare insieme. E in serata hanno deciso di proseguire l’autogestione, probabilmente per tutta la settimana. Assemblee si sono svolte anche al Cecioni dove, dopo un primo tentativo di occupazione portato avanti da un gruppo di ragazzi, la scelta migliore è stata considerata quella di organizzare l’autogestione.
Buontalenti-Cappellini-Orlando
Al Buontalenti - Cappellini - Orlando, d’altra parte, ieri i ragazzi hanno optato per l'autogestione.
Indipendentemente dalle modalità organizzative, che variano da istituto a istituto, i nostri giovani sono uniti dall’idea comune della partecipazione. Vogliono dire la loro. E sentirsi ascoltati da una scuola che sia veramente a loro misura. È un discorso che va oltre i singoli istituti di Livorno con i loro punti di forza e le loro criticità, per innestarsi su un comune sentire che travalica i confini territoriali.
Perché la voce dei giovani si rivolge all’intero sistema scolastico che, dicono, «si è distaccato dalla realtà e dalle necessità degli studenti in modo palese, perdendo così il suo valore e trasformandosi in un mero adempimento». Ecco dunque che nascono gli striscioni. E che si crea tra gli studenti quel collante costruito sul comune sentire di un futuro di cui vogliono finalmente riappropriarsi.
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