Il Tirreno

Livorno

"Il dovere della parola": in Comune la presentazione del libro sulla Shoah

Simone Fulciniti
La presentazione del libro in Comune (foto Daniele Stefanini/Silvi)
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La presentazione del libro in Comune (foto Daniele Stefanini/Silvi)

Il volume, edito da Pacini, è stato finanziato da Fondazione Livorno. Il sindaco Luca Salvetti: "Conoscere la storia è importante"

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LIVORNO. “Il dovere della parola”, la Shoah nelle testimonianze di Liliana Segre e di Goti Herskovitz Bauer. Il libro, edito da Pacini, finanziato da Fondazione Livorno, è stato presentato nel corso di un incontro/evento nella sala consiliare del Comune di Livorno, con interventi del sindaco Luca Salvetti, del presidente della comunità ebraica Vittorio Mosseri, del presidente di Fondazione Livorno Luciano Barsotti, del professor Fabrizio Franceschini e di una delle autrici (l’altra è Laura Ricotti) la professoressa Marina Riccucci.

Coordinati dal presidente del consiglio comunale Pietro Caruso. «Individuare un giorno per ricordare qualcosa di specifico - dice Salvetti - è un fatto positivo, ma nello stesso tempo un rischio. Ovvero quello che quel giorno basti per dire “il nostro dovere l'abbiamo fatto". E non può essere così. E allora dobbiamo, in ogni momento, trovare il modo per dare voce alla memoria e trasmettere ai giovani delle scuole determinati concetti e valori. Conoscere la storia è importante perché, come diceva Primo Levi,“ciò che è accaduto può ritornare”.

E l'assenza di conoscenza è sicuramente responsabile del comportamento di quelle due ragazze che, qualche giorno fa, hanno aggredito un bambino ebreo. Uno dei tanti eventi che capitano ovunque». «Un libro rivolto agli studenti - sottolinea Mosseri -, anche se, alla luce di quello che è successo di recente, deve essere distribuito alle famiglie, nelle palestre e nei luoghi di ritrovo. Combattere l'ignoranza è fondamentale. La memoria corretta della Shoah, non può prescindere dalle pagine terribili legate all’antisemitismo accadute in precedenza, senza le quali Hitler non avrebbe avuto i suoi modelli da seguire. Noi non siamo solo il popolo della sofferenza, siamo sopratutto il popolo della vita e della gioia».

Dopo gli interventi di Barsotti e Franceschini «queste testimonianze sono una guida importante da tener presente ogni giorno, che c’è una banalità del male c’è una quotidianità dell’antisemitismo e del razzismo», è la volta dell’autrice che, visibilmente emozionata prova a descrivere la grande esperienza vissuta nel pensare prima e portare a compimento poi il volume. «Questo libro - spiega - nasce nonostante Auschwitz. Questo libro nasce nonostante la criminosa violenza razzista dei nazifascisti. E ha due date d'inizio. Il 6 febbraio 1944, quando Liliana e suo padre arrivano ad Auschwitz. Vengono separati e lei non lo vedrà mai più. La seconda è il 16 maggio 1944, giorno dell'arrivo di Goti nel campo di sterminio polacco. Con lei c'è la famiglia. Il padre e la madre vengono subito condotti alla camera a gas, mentre il fratello morirà qualche mese dopo. E Goti, non sapendolo, lo cercherà nei decenni a venire, fino alla tragica scoperta degli anni 90». Una genesi semplice, per raccogliere parole fondamentali.

«Un libro che nasce a Milano dove ho conosciuto Liliana e Goti nelle case dove vivono la loro quotidianità, la famiglia, gli affetti. Nonostante Auschwitz. Ho semplicemente telefonato a due numeri fissi ed entrambe mi hanno risposto. E mi hanno invitato da loro. Sono andata con una serie di domande, con la voglia di sapere tutto. Ma quando siamo di fronte a donne come quelle, possiamo solo stare ad ascoltare. Alcune parole hanno un peso enorme. Oggi per me è impossibile dirle con leggerezza. Ad esempio adesso non posso più usare la parola “selezione”. In un primo momento l'emozione è restituire quello che ti hanno detto. Poi ti fermi e devi rielaborare. E passa un po’ di tempo prima di tornare a scrivere. E quando lo fai modifichi tutto, per dare a ciò che avevi scritto il rigore, il dato esatto, il rispetto. Del loro dolore possono parlarne solo loro». Il sindaco conclude con una proposta: endere il 6 febbraio una giornata dove presentare e ragionare intorno alle un pubblicazioni che raccolgono le testimonianze della Shoah»

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