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Livorno, pediatri e medici di famiglia sul baratro: «Situazione disperata, non ce la facciamo»

Giulio Corsi
Il dottor Paolo Biasci e il dottor Massimo Angeletti
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Il dottor Paolo Biasci e il dottor Massimo Angeletti

Biasci: «Siamo l’unico telefono che risponde ai cittadini». Angeletti: «Ognuno di noi gestisce ogni giorno 60 positivi»

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LIVORNO. «Siamo alla frutta. La sanità del territorio non ce la fa più. Oggi i pediatri di famiglia e i medici di medicina generale sono l’unico riferimento per i cittadini. Ma la situazione è disperata, aiutateci». Il grido di dolore è stato lanciato dai rappresentanti dei pediatri e dei medici di famiglia, Paolo Biasci e Massimo Angeletti durante la commissione speciale sul Covid che si è svolta in Comune. È anche una richiesta di aiuto alle istituzioni.

Il Covid sta mettendo a dura prova l’organizzazione ospedaliera, ma ancor di più la medicina del territorio. E la situazione non sembra in miglioramento, nonostante la curva dei contagi sia in evidente calo. I numeri restano altissimi: negli ultimi quattro giorni altri 1.800 livornesi si sono scoperti positivi.

I MEDICI DI FAMIGLIA

«Ogni medico si trova a gestire quotidianamente 60 pazienti positivi», ha raccontato Massimo Angeletti, coordinatore dei medici di famiglia.

«Questo vuol dire che esiste un corteo di contatti e persone vicine a questi positivi che hanno bisogno di un intervento sanitario o anche di una semplice rassicurazione. Numeri che si traducono in un impegno della medicina territoriale sia telefonico che ambulatoriale imponente. Anche perché i pazienti continuano ad essere ammalati anche delle altre patologie. E poi ci sono le vaccinazioni: da agosto andiamo avanti a 50 vaccini settimanali e abbiamo agende piene fino a marzo».

Angeletti ha evidenziato che il territorio è una delle parti della sanità che più ha subito l’impegno del Covid. «Ciò nasce da una serie di problematiche, tra queste una struttura organizzativa che mi auguro venga supportata e rivista il prima possibile», ha spiegato, specificando che la richiesta è quella di «un impegno nazionale, regionale e dell’Asl a garantire un aiuto per i medici di medicina generale di personale infermieristico, di personale di studio, senza i quali abbiamo capito di non poter lavorare. L’organizzazione della medicina generale sul territorio deve migliorare. Vorrei pensare in positivo. Un collega, sul Tirreno di alcuni giorni fa, mi tacciava di eccessivo ottimismo, in realtà sono solo realista: vorrei sperare che questa pandemia abbia portato alla luce delle criticità e la necessità di poterle risolvere».

«La politica faccia finalmente la sua parte – ha aggiunto Angeletti – prendendo decisioni volte alla riorganizzazione e rinforzo della medicina generale, penso all’associazionismo, al personale, ai contributi per strumenti, revisione e ottimizzazione di alcuni servizi, senza i quali rischia , di fronte ad un evenienza simile o anche di minor portata di non poter dare, di nuovo, risposte adeguate ai cittadini».

I PEDIATRI

Sul fronte pediatri la situazione è identica. «Il lunedì mattina un pediatra che vede 15 pazienti positivi si spaventa – ha raccontato Paolo Biasci –. È vero che sono casi prevalentemente con un andamento benigno, poi però apri il giornale e nella stessa settimana a Torino muore un bimbo di 10 anni assolutamente sano e uno di due anni in Calabria. Per questo il livello di attenzione deve essere massimo».

Biasci ha descritto la giornata classica dei nostri pediatri. «Siamo impegnati nelle vaccinazioni, a Livorno tutti i pediatri vaccinano nei propri studi con una propria organizzazione. È stata una scelta importante, perché in un momento di così grande difficoltà sollevare l’Asl dal punto di vista organizzativo è un aiuto di non poco conto. Livorno vive una situazione in cui tutti i pediatri operano in studi associati, ciò significa che in un giorno possiamo avere duecento accessi. Immaginate una giornata dalle 8 alle 20 con duecento accessi pediatrici? E i bambini non vengono da soli…».

L’UNICO TELEFONO CHE RISPONDE

Angeletti e Biasci ci tengono a sottolineare che questi cahiers de doléances non sono un semplice atto di disperazione. «Non ci vogliamo lamentare, ma è necessario rendere consapevole la politica e chi amministra di cosa è successo e cosa sta continuando a succedere sul territorio per migliorare l’organizzazione, per cambiare le cose», dicono.

«L’attenzione delle istituzioni deve essere rivolta al territorio – dice Biasci –, i cittadini sono in grande sofferenza. Io parlo con cento famiglie al giorno, per questo faccio un appello al Comune a nome dei cittadini, in un momento in cui il tracciamento lo facciamo noi, così come l’uscita dalle quarantene, in un momento in cui si litiga con le scuole perché vogliono certificati quando non servono. Dateci una mano ad informare. Chi ha detto ai cittadini che non gli arriva più il documento che gli è arrivato per un anno e mezzo di uscita dalla quarantena? Chi gli dice che c’è l’autotracciamento? Noi pediatri e i medici di medicina generale siamo l’unico telefono che risponde, siamo l’unica speranza dei cittadini di avere una risposta».


 

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