Gioco
Sei mesi per rovinare un amore: esonerato Fantozzi
Sono passati sei mesi e mezzo, duecento giorni scarsi, per mandare in frantumi un amore scolpito nella storia
LIVORNO. «Gli sguardi dei tifosi raccontano ancora oggi l’importanza e la magia degli anni di basket city. Ed è proprio questa vibrazione che mi ha spinto ad accettare la sfida di tornare alla Libertas, oltre naturalmente ad un progetto sportivo ambizioso». Sembra passata una vita da quando Alessandro Fantozzi raccontava il motivo della sua scelta di tornare a casa, di indossare nuovamente la doppia L.
E invece sono passati sei mesi e mezzo, duecento giorni scarsi per mandare in frantumi un amore scolpito nella storia e nella memoria collettiva fino a diventare leggenda. Da un po’ di tempo gli sguardi dei tifosi non erano più gli stessi verso il capitano diventato coach: la Libertas non ha mai convinto se non in rare occasioni (i blitz di San Giorgio e Legnano, le vittorie su Cecina e Omegna), il gioco non ha mai entusiasmato, ed è vero che la sfortuna ci ha messo più di una manina (con gli infortuni di Forti, Ammannato e Toniato e il focolaio di Covid), ma la fiducia nell’allenatore è scemata, giorno dopo giorno, così come il suo feeling con lo spogliatoio. Mentre la classifica è andata sempre peggiorando, col nono posto attuale che posiziona i livornesi fuori dal playoff.
E così il timore che molti avevano quando il capitano tornò a casa (“come si farà ad esonerare Fantozzi se le cose dovessero andare male?”) è diventato un problema da affrontare davvero all’interno del cda amaranto guidato dal presidente Roberto Consigli. Da settimane i rumors di una separazione giravano sulle frequenze di radiobasket. Alla fine ieri mattina quando è arrivata la conferma dell’esonero, il popolo libertassino, ancora sotto choc per l’umiliazione nel derby, l’ha preso quasi come una notizia prevista. Dolorosa ma allo stesso tempo liberatoria. Le quattro righe di comunicato della società (“Il Club ringrazia l’allenatore per il lavoro svolto con impegno in questi mesi”) raccontano una sofferenza, quasi la volontà di far finta che non sia successo. Come il messaggio degli Sbandati: “Mezza stagione contraddittoria non cancella la tua storia: grazie comunque Capitano!! #10”.
La squadra è stata affidata a Marco Andreazza, classe 1974, esperienza anche in A2 a Piacenza, dopo anni da vice, tra Montegranaro e Omegna (da assistente di Andrea Da Prato), visto da queste parti come allenatore a Piombino. Già in estate Andreazza era in procinto di sedere sulla panchina amaranto, prima di firmare il proseguimento con Omegna, dove la sua avventura in questo campionato è durata poche settimane. Ieri pomeriggio ha diretto il primo allenamento e stamani sarà presentato alla stampa prima di partire per la trasferta di Corneliano d’Alba dove domani la Libertas affronterà Langhe.
C’è un girone di ritorno per rimettere in piedi una stagione deludente che tuttavia lascia la Libertas in corsa per giocare dei playoff da protagonista. Il derby c’entra relativamente: la decisione di tagliare il cordone adesso nasce proprio dalla volontà di non compromettere l’annata. Ma la società dovrà fare la sua parte: serve un pivot vero che sostituisca Ammannato.
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