Gioco
Il meno 39 è rimasto nella roccia. Da Prato: «Io pensavo a Oleggio»
La gioia di Roberto Creati, l’ex ragazzo con la triglia diventato campione e poi imprenditore illuminato la passione crescente di Farneti, Grillo e dei fratelli Romei. E ora la storia può finire in un cassetto...
Francesco Parducci
LIVORNO. Circola in rete un video molto bello, girato pochi secondi dopo la sirena finale del derby. La Curva Sud canta e sbandiera, uno spettacolo di suoni e colori perché erano veramente in tanti, come da tempo non si vedeva.
Pochi secondi dopo il presidente Roberto Creati, là sotto, si gira e applaude. Chissà se in quel momento avrà anche pensato “Questo l’ho fatto io”. Non da solo certo, insostituibili sono l’apporto di Università Cusano, l’entusiasmo contagioso di Francesco Farneti e il contributo di tutti gli altri partner locali, con un Riccardo Grillo sempre più coinvolto, quasi pronto a salire dal parterre alla curva, dove già ormai risiedono quasi sempre i fratelli Romei.
Ma è innegabile che il motore della rinascita della PL sia stato lui, lui che con addosso la canotta con la triglia è stato prima ragazzo, poi uomo fino a diventare imprenditore di successo, uno dei pochi che hanno capito quanto sia anche eticamente giusto che chi dal territorio riceve qualcosa al territorio restituisca.
Dopo giovedì sera la PL tocca il punto più alto della sua storia recente, da neopromossa entra in zona play-off in un campionato nazionale dopo stagioni passate a battagliare, con tutto il rispetto, con Agliana e S. Vincenzo. E nessuno vorrebbe fermarsi, cosa anche possibile a patto di non camminare sulle nuvole del derby stravinto ma sulla terra di una stagione ancora lunga e difficile, a patto che da ieri mattina tutti abbiano smesso di pensare al tripudio di giovedì sera e abbiano spostato attenzione e pensieri su Oleggio. Cosa che ha già fatto Andrea Da Prato, cui insieme a Creati tocca la fetta più larga dei meriti di questa rinascita biancazzurra.
A un certo punto il tabellone ha segnato 54-84, con ancora quasi 6 minuti da giocare e non saranno stati pochi, specie fra i più attempati, a fare un pensierino o anche qualcosa di più “al ribaltone”, a scalzare quel 39 al calore del quale ogni 4 gennaio in tanti ancora si scaldano e che ha avuto perfino l’onore di essere fissato come prezzo del biglietto di parterre (ma la storia dice che il massimo scarto fu di 43 punti, sempre a favore della Libertas nel 1968-69, ndr). Invece 9 minuti concessi a Di Sacco, 8 a Paoli, quasi 3 a Nannipieri, un trattamento che il 4 gennaio 1987, nel tentativo, riuscito, di ribaltare il 36 non venne certo riservato a Di Vincenzo.
Interrogato al riguardo, Da Prato risponde lapidario. «Io pensavo già a Oleggio». Tradotto, perché rischiare che ti si faccia male un giocatore da quintetto (può succedere anche nell’ultima azione, Ammannato docet) se la partita è ormai in ghiaccio? E perché non dare adeguata gratificazione a chi durante la settimana suda e sgobba per mettere i titolari in grado di esprimersi al meglio la domenica?
Della serie, “il passato è bello e la storia non si cancella ma io nel 1987 andavo ancora a scuola e quella storia non è la mia storia. Io devo cercare di portare il più in alto possibile questa PL”.
Di quella di 35 anni fa, oggi, dopo aver rivisto finalmente la città scaldarsi per una partita di basket, si può anche cominciare a fare a meno. Senza dimenticare niente, sia chiaro, ma senza neppure farne un’ossessione.
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