Il Tirreno

Livorno

l'intervento

«Noi medici di famiglia siamo stati ridotti al ruolo di firma-ricette, sta qui il problema»

orfeo fedele
«Noi medici di famiglia siamo stati ridotti al ruolo di firma-ricette, sta qui il problema»

Livorno: dito puntato contro i meccanismi di un sistema sanitario malato che sguarnisce l’azione sul territorio: non è solo questione di rimpiazzi 

3 MINUTI DI LETTURA





Sull’edizione di domenica Il Tirreno ha pubblicato la notizia dell’esodo dei medici di famiglia dagli ambulatori: negli ultimi quattro anni sono andati in pensione ben 35 dottori e altri 9 andranno via quest’anno. Con un impatto rilevante sulle famiglie: gli ultimi nove pensionamenti chiamano in causa grossomodo 12mila livornesi che dovranno trovarsi un nuovo medico curante. Come dice il coordinatore dei medici di famiglia livornesi, il dottor Massimo Angeletti, segretario provinciale della Fimmg, c’è disponibilità di posti liberi presso molti medici e diversi giovani sono entrati l’anno scorso e altri entranno quest’anno, ma nell’intervento del dottor Silvio Pieri (xhe andrà in pensione nei prossimi mesi), pubblicato lunedì, si mostra qualche preoccupazione in più. Adesso interviene un altro medico di famiglia con una lunga esperienza alle spalle, il dottor Orfeo Fedele, che chiede di spostare il baricentro della riflessione anche su cos’è diventata la professione di medico di famiglia. Lo fa moltiplicando le perplessità e gli spunti critici.



Gentile Il Tirreno, approfitto dell’occasione data dallo spazio aperto dall’articolo sul pensionamento dei medici di famiglia a firma Giulio Corsi. Forse è un’occasione irripetibile.

Esiste, a latere delle pensioni, un problema che nessuno dei due colleghi intervenuti prima ha gridato forte, anzi fortissimo, perché tutti ne abbiano almeno un accenno di consapevolezza: non si tratta solo di trovare 10, o 20 o 30 freschi rimpiazzi a chi appende il camice al chiodo e va in pensione, ma di cosa saranno costretti a fare in futuro questi giovani medici, se cioè solo gli scribacchini, i telefonisti e i timbra-carte di un sistema sanitario che ci carica e ci spezza le spalle senza scampo con ogni tipo di carico asfissiante di ciarpame burocratico, privandoci della possibilità, della dignità e del nostro orgoglio di fare i medici sul serio.

C’è un disperato bisogno di un rafforzamento di tutta l’organizzazione del Territorio, con ulteriore personale medico, amministrativo, infermieristico, senza inutili cattedrali nel deserto tipo case di comunità, servono uomini non pareti : se le cose non cambieranno immediatamente saremo anzi, siamo già purtroppo giunti al capolinea, al de profundis della medicina generale, con la pandemia che è stata uno tsunami violentissimo che ha travolto un sistema territoriale già debole, sguarnito, privo di risorse ed eternamente bistrattato.

Ditemi, ma quale filtro efficace potrà mai fare verso l’ospedale una medicina del territorio lasciata sola a se stessa, con il medico di famiglia spaventapasseri nel campo di grano, senza rinforzi, senza organizzazione, senza collegamenti, senza partecipazione, senza contributi, eterna Cenerentola con secchio e scopa in mano, incensata sempre a parole, ma mai con fatti veri, concreti?

Sono un medico veramente stanco, sfibrato, sfiduciato, a questo punto credo che per molti di noi la pensione diventi l’unico miraggio nel deserto e lascio volentieri ad altri colleghi la falsa propaganda delle nostre magnifiche sorti e progressive.


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web