Il Tirreno

Livorno

La nuova giungla del Green pass dove ognuno fa quel che vuole

Matteo Scardigli
La coda all’ingresso di una banca
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La coda all’ingresso di una banca

Controlli a tappeto per entrare nelle banche di via Cairoli mentre alle Poste centrali si accede indisturbati

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LIVORNO. Banche, tabaccherie e uffici postali, ma anche i negozi, tutti i negozi con l’eccezione di quelli dove si vendono beni di prima necessità (con le librerie, rispetto al lockdown, stavolta escluse dalla “lista protetta”). Da ieri, per entrare in filiali e punti vendita serve almeno il Green pass base, e chi non ce l’ha rischia una multa da 400 a mille euro.

Nella centralissima via Cairoli, gli istituti di credito si sono attrezzati con personale addetto al controllo a tappeto di tutti i clienti diretti agli sportelli, così come alle Poste centrali (dove, però, ieri si poteva riuscire ad entrare indisturbati).

«Il Green pass è l’unica maniera per gestire gli accessi, ma crea le file e la gente brontola. È sconveniente, questo sì, ma è la sola strada per avviare la ripresa del Paese», racconta Giuliano Falorni, appena uscito da una banca della via. Gli fa eco Nicola Marabotti, che invece era in fila per entrare alle Poste: «Dover mostrare il certificato non è pratico ma ritengo sia giusto perché, in qualche modo, dalla pandemia dobbiamo uscire».

Il vero problema, racconta al nostro taccuino una guardia giurata (che chiede l’anonimato), lo scontano gli anziani. I cittadini senior, infatti, sono spesso costrette a recarsi personalmente agli sportelli per eseguire determinate operazioni di persona. Ma fra telefoni con il codice Qr lasciati a casa, o stampe del certificato introvabili oppure illeggibili su fogli di carta spiegazzati o consumati, oltre a perdere tempo all’ingresso “facendo tappo” alla fila degli altri clienti, talvolta vengono respinti e devono tornare indietro.

Stessa sorte, quest’ultima, che inevitabilmente tocca a coloro che – non autosufficienti – vengono rispediti al mittente perché è il proprio accompagnatore ad essere sprovvisto di pass valido.

Quanto, invece, alla possibilità di effettuare i controlli con modalità a campione, i commercianti hanno opinioni diverse. Gli esercenti devono infatti, in caso di verifica delle forze dell’ordine, dimostrare di aver fatto i controlli. Ma non sono obbligati a controllare tutti, e se un cliente viene trovato senza la certificazione è lui stesso a incorrere nella sanzione (piuttosto che il commerciante). La situazione, in effetti, è a dir poco complessa.

«Non potendo controllare tutti, si cerca almeno di verificare il possesso del certificato di chi si ferma più a lungo in negozio», racconta Silvia Bonelli (tabacchi Cairoli), che tuttavia prosegue: «Questa mattina (ieri) sono stata presa a male parole da una cliente che il Green pass ce l’aveva».

«È una questione di percezione, perché la nuova norma introduce due mesi di complicazioni in più», spiega da piazza Grande il collega Matteo Lombardi (tabaccheria Lombardi): «I controlli a campione ci semplificano la vita. L’importante – conclude – è che poi non si faccia un passo indietro».

E se la libreria Giunti al Punto di via Grande è un’isola felice in cui «spesso sono i clienti a chiederci di controllare loro il pass, o se siamo noi a chiederlo loro non battono ciglio», stando a quanto racconta la dipendente Scilla Camici, poco distante, alla tabaccheria Montecalvo il titolare Alessio Montecalvo ha dovuto invece trovare il giusto mezzo: «La Fit (la federazione italiana tabaccai) ci ha dato indicazioni precise, che ci alleggeriscono rispetto all'obbligo di stare sulla porta (anche perché, restare dietro al bancone, comporta maggiore sicurezza). Sono i clienti – prosegue – ad essere confusi dalla nuova disposizione: con alcuni di quelli più “agguerriti” è capitato di dover insistere perché uscissero, con altri invece la soluzione si trova».

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