Il Tirreno

Livorno

Livorno, il mercato ortofrutticolo e quelle aree scartate: storia di un trasloco che non trova pace

Juna Goti
I magazzini del mercato ortofrutticolo di Fiorentina
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I magazzini del mercato ortofrutticolo di Fiorentina

Dal rio Maggiore al Crocino, dall’ex Ghiomelli ai terreni Leonardo: le carte rivelano come il Comune è arrivato a rivedere il progetto

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LIVORNO. La faccenda, in sintesi, è questa: dalla preistoria amministrativa si sa che il mercato ortofrutticolo deve spostarsi da Fiorentina, per trovare una sistemazione più adatta agli storici spazi che riforniscono di frutta e verdura mezza città e per lasciare che nell’area di via Sgarallino vengano costruite case, soprattutto edilizia sociale.

Se ne è parlato per anni, tra proposte, controproposte e bandi. Ora si è deciso che il nuovo mercato sarà costruito in via di Levante, in un grande campo pubblico finora rimasto senza case né capannoni che si trova tra la Leccia, via della Valle Benedetta e Salviano. Il Comune è deciso a tirare diritto e anche di corsa, sempre che le verifiche tecniche appena partite non facciano saltare fuori qualche problema. Dall’altra parte, come raccontiamo negli articoli in basso, si è già formato un nutrito gruppo di residenti che non ne vuole sapere del progetto. Anche perché, fanno notare, è saltato fuori praticamente dal nulla, senza che nessuno nella zona ne sapesse niente: come si è passati dall’area di via del Crocino, scelta nel 2018, a questa? In realtà i rapporti degli uffici e gli atti interni di sindaco e assessori raccontano che il trasloco del mercato è stato un bel grattacapo per mesi. E rivelano alcuni passaggi rimasti sottotraccia che meritano di essere approfonditi.

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Partiamo da qui. Se il mercato può traslocare è perché nel 2016 il Comune candidò l’operazione al “bando periferie” di Renzi: ottenne l’ok a un finanziamento da 5 milioni. Ma i Cinque Stelle proposero come area un fazzoletto di terra in via Impastato, tra il deposito dei bus, il distretto Asl e la Variante, a ridosso del rio Maggiore, il fiume che poi nel 2017 è diventato un torrente impazzito. Non c’è bisogno di spiegare perché dopo l’alluvione decisero di rivedere il piano e a quel punto la papabile area divenne il tratto finale di via del Crocino, vicino al cavalcavia della Rosa, grossomodo i terreni ex Labrogarden.

Una strada che la nuova amministrazione, che ha vinto le elezioni nel 2019, ha però subito giudicato «impercorribile», per usare le parole dell’assessore Gianfranco Simoncini: «Avremmo fatto una struttura con problemi di viabilità, in un’area stretta e accanto a case già autorizzate». Ovvero le villette in costruzione che vengono pubblicizzate proprio in questo periodo e che sono frutto della vecchia lottizzazione del Nuovo Centro.

E allora? Allora, leggendo il rapporto del dipartimento lavori pubblici del 18 marzo scorso, si scopre che il Comune ha valutato anche la possibilità di costruire il nuovo mercato nell’area ex Ghiomelli, il garden andato a fuoco un anno e mezzo fa lungo via Firenze. Un’ipotesi che si racconta piacesse molto all’assessora all’urbanistica Silvia Viviani, ma c’è un ma, anzi due: la scuola volano a quel tempo annunciata dal sindaco nel vicino parco di Corea e gli spazi a quanto pare non sufficienti per colpa dei vincoli collegati al rispetto cimiteriale. Ma lì non c’erano già da anni le attività di Ghiomelli? «Sì... se però ora vai a costruire ex novo devi rispettare le norme vigenti», risponde Simoncini: «E per avere lo spazio sufficiente avremmo dovuto spostare il vicino distributore, comprando l’area». Insomma, una salasso.

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Quindi? Quindi lo stesso rapporto racconta che l’amministrazione ha prima (ri)scartato l’ipotesi di via Impastato, che nel frattempo sarebbe anche diventata tecnicamente percorribile (per i lavori di messa in sicurezza idraulica del rio), ma nella pratica francamente discutibile. Poi ha iniziato una «interlocuzione» con la società Leonardo, l’ex Wass, che ha la sua base operativa nell’enorme spazio tra via del Levante e via del Crocino, fino al curvone recintato che divide Salviano dalla Leccia. Obiettivo: «Verificare la possibilità di collocare la nuova struttura in un’area di loro proprietà, attualmente non utilizzata, da acquisire mediante procedura espropriativa». Alla fine non se ne è fatto di nulla, anche perché ci sarebbe voluto un milione di euro. Ma non c’è solo questo: nella relazione salta fuori che il ramo immobiliare della società, la Leonardo Global Solution, aveva in ballo uno studio per la «valorizzazione» dell’area in questione, con un «utilizzo ipotizzato in parte per l'ampliamento dello stabilimento e in parte per la realizzazione di una struttura commerciale di media distribuzione», che «implicherebbe la modifica degli strumenti urbanistici...». Tanto per capirci: in Toscana le medie superfici di vendita possono arrivare anche a 2.500 metri. E nel frattempo proprio di fronte, nei terreni ex Canaccini, è venuto su un nuovo complesso commerciale. Senza contare il vicino Nuovo Centro.

In questo caso il privato non potrebbe comunque fare niente senza un colpo di “matita” del Comune. Ma il Comune che dice? «Stiamo facendo il nuovo piano operativo e non abbiamo alcuna intenzione di inserire nuove strutture commerciali di un certo tipo», risponde Viviani.

Così, area dopo area, nel rapporto si arriva al capitolo finale della storia del mercato: «È stata riesaminata l'ipotesi di localizzare la struttura in un’area già di proprietà comunale, posta poco più a est lungo via del Levante, inizialmente scartata...».

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di Redazione web