Gioco
«Caro-bollette, imprese a rischio chiusura»
Indagine della Cna. Serini: «Ben 200mila imprese temono di doversi fermare per l’aumento di materie prime e carburanti»
LIVORNO. «Il caro-energia rischia di generare una drastica frenata della ripresa economica delle nostre imprese». A lanciare un grido di allarme è il presidente territoriale di Cna Maurizio Serini.
È quanto emerge , appunto, da una indagine realizzata dal Centro Studi della Cna supresso circa 2.500 imprese, un campione rappresentativo.
«Il costo dell’energia che grava su micro e piccole imprese sconta una bolletta mal strutturata – prosegue Cerini – La distribuzione degli oneri generali di sistema è fortemente iniqua e penalizza maggiormente le imprese più piccole che sopportano il 49% del gettito complessivo e assicurano 4,7 miliardi l’anno, risorse che potrebbero essere investite nei processi produttivi. Il risultato è che una piccola impresa paga l’energia quattro volte di più rispetto un’impresa di grandi dimensioni. E ciò è davvero inaccettabile». E ancora: «Se ci aggiungiamo il rincaro delle materie prime e quello dei carburanti, definiamo un quadro veramente preoccupante ed insostenibile».
L’enorme rincaro delle bollette nell’ultima parte dell’anno ha fatto schizzare di oltre il 30% la spesa nella media del 2021 rispetto al 2019 per i settori delle costruzioni e dei trasporti. Per l’anno in corso le prospettive sono di nuovi vistosi rincari considerando che i prezzi del primo trimestre mostrano un balzo del 112% rispetto allo stesso periodo del 2019. La rilevazione mostra che il 95% delle imprese ritiene che il caro-bollette avrà un forte impatto sulla propria attività, solo il 5% indica che non ci saranno effetti significativi.
Per le imprese del comparto costruzioni l’importo della bolletta è aumentato del 33,1% tra il 2019 e il 2021, per i trasporti 31,9% e per la manifattura il 29,9%. Incrementi del 21,4% per il commercio, 18,6% per la filiera del turismo e 23,3% per gli altri servizi. Per fronteggiare il caro-energia il 53% delle imprese si vedrà costretto a ritoccare i listini in particolare manifattura e costruzioni (rispettivamente 62,8% e 54,4%).
L’impennata dei costi energetici provocherà un taglio dei margini di guadagno per il 77,5% del campione, soltanto il 10,6% prevede di ridurre la produzione e il 6,8%, pari a 200mila imprese, prospetta il fermo dell’attività per i costi insostenibili con punte del 24% nel settore del turismo. Oltre il 91% delle imprese indica la priorità di potenziare la produzione di energia da fonti rinnovabili. Per l’84% è necessario ammodernare le infrastrutture di rete e il 77,3% sottolinea l’esigenza di assicurare una effettiva concorrenza nel mercato dell’energia elettrica.
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