Gioco
Università della musica a Livorno, ultimo sì. L’istituto Mascagni passa allo Stato
Il via libera del governo nel 2019 ma c’era bisogno dell’ok della commissione in vista della firma finale
LIVORNO. La statalizzazione annunciata dell’istituto musicale intitolato a Pietro Mascagni è, dopo una lunga istruttoria, arrivata a una svolta: la manifestazione della volontà politica è di fatto già presa da quasi tre anni. Ma c’era da passare dalle intenzioni ai fatti, dopo lo sblocco dell’ok da parte del governo ad assorbire come conservatori statali una sfilza di 19 istituzioni musicali che, diffuse su tutto il territorio nazionale, erano però finanziate da altre realtà (ad esempio, nel caso di Livorno, il Comune e la Provincia).
Quel che è arrivato adesso, secondo informazioni non ufficiali ma estremamente attendibili in arrivo dagli ambienti romani, è il sì della commissione che ha verificato il rispetto degli standard di qualità: in effetti, l’ingresso sotto l’ombrello dello Stato si è rivelato tutt’altro che una passeggiata o una procedura dall’esito scontato. Basti pensare che, dell’intera gamma di realtà di formazione in questa condizione, solo una parte hanno ottenuto disco verde per trasformarsi in conservatori statali.
In realtà, già da tempo l’istituto Mascagni seguiva i criteri previsti per la tipologia del piano di studi, per il reclutamento (e la qualità) dei docenti, per le modalità di insegnamento che vengono seguiti nei conservatori statali. Dunque, le aspettative per l’istituzione culturale livornese – quartier generale all’ex istituto Pascoli di via Galilei 40 – erano senz’altro positive. Ma per capire quanta strada è stato necessario fare è sufficiente rendersi conto che l’annuncio della svolta porta la data del 2019: e ancora c’è da arrivare all’ultimissimo passaggio burocratico, ma lo scoglio principale è stato superato (mentre risulta che per altri istituti similari non è stato così).
L’istituto musicale livornese era nato quasi settant’anni fa come una “srl” «per volontà di privati» ma già dal ’64 l’ente di gestione si era trasformato in un consorzio formato da Comune e Provincia di Livorno, che dalla fine degli anni settanta era stato “pareggiato” ai conservatori statali. All’inizio del decennio scorso è arrivato il nuovo identikit con i nuovi ordinamenti autorizzati dal ministero e l’attivazione di corsi triennali che ne facevano qualcosa di simile all’università che conduce a una laurea (ma mantenendo i corsi di formazione musicale pre-accademica per preparare l’accesso ai corsi accademici di primo livello ma anche, in caso di mancato proseguimento degli studi musicali al livello universitario, una conoscenza musicale generale e specifica di alto profilo).
La battaglia per la statalizzazione aveva visto protagonista Giulio Cesare Ricci, il “mago del suono” patron della casa discografica Foné nominato nel 2006 alla guida del Mascagni negli anni in cui a Palazzo Civico era sindaco Alessandro Cosimi e a Palazzo Granducale la Provincia era guidata da Giorgio Kutufà: Ricci fin dal 2011 era andato all’attacco costruendo un fronte nazionale con gli altri istituti non statali, finendo per diventare il portabandiera a livello nazionale di questa battaglia condotta da numerose città con amministrazioni di differente colore politico. Il motivo? Le crescenti difficoltà di bilancio perché gli enti locali, alle prese con le strette sulla finanza pubblica, facevano fatica a tenere sulle spalle il peso economico di questa istituzione di alta formazione.
È stato poi l’attuale presidente Marco Luise – nominato dalla ministra Stefania Giannini nel 2015, anno in cui il Comune era in mano al sindaco Filippo Nogarin – a proseguire sulla strada della statalizzazione dell’istituto che ha come direttore Renato Meucci (in passato erano stati Stefano Guidi e Stefano Agostini): con tanto di concerto-protesta organizzato in piazza quando le cose sembravano esser finite su un binario morto. Nel febbraio di tre anni fa il ministero ha detto sì allo sblocco delle risorse per statalizzare gli istituti musicali come il Mascagni. Nell’aprile successivo è iniziata la lunga istruttoria che ora, secondo le informazioni in arrivo dalla capitale, ha avuto esito positivo. Ora gli ultimissimi passi, poi questa “università della musica” sarà definitivamente acquisita (e finanziata) dallo Stato: con tutte le garanzie che questo offre. L’ultimissimo passaggio formale sarà la firma con il ministero.
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