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Livorno, Shoah da non dimenticare. In via San Francesco nuove “pietre d’inciampo”

La “pietra d’inciampo” dedicata a Benito Attal. La posa di una “pietra” in via della Coroncina (Pentafoto archivio Il Tirreno)
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La “pietra d’inciampo” dedicata a Benito Attal. La posa di una “pietra” in via della Coroncina (Pentafoto archivio Il Tirreno)

Programmata la posa là dove vivevano Ada Attal e il figlio Benito. L’iniziativa di Comunità ebraica e S. Egidio insieme a Comune, diocesi e Istoreco  

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Livorno. Il cognome Attal compare già su una “pietra d’inciampo” posata a Livorno sette anni fa nel marciapiede in via della Coroncina, a due passi da piazza Cavallotti, là dove viveva Dina Bona Attal, classe 1899, con il figlio Dino Bueno, prima di sfollare nella zona di Marlia ed essere arrestati nel dicembre ’43 per finire a Auschwitz. Dopodomani, a meno di 500 metri da lì, in via San Francesco davanti al civico 32, verranno collocate altre “pietre d'inciampo”, una piastra di ottone che con una iniziativa promossa dall’artista tedesco Gunter Demnig perpetua la memoria del nome e cognome delle vittime della persecuzione del regime nazi-fascista. Saranno in memoria di Ada Attal e del figlio Benito, mentre giovedì è prevista una cerimonia in piazza Benamozegh, secondo il calendario delle iniziative promosse dalla Comunità ebraica e dalla Comunità di Sant’Egidio in tandem con Comune, diocesi e Istoreco.

A chi continua a insistere sull’idea degli “italiani brava gente”, comunque innocenti di fronte alle atrocità della guerra, vale la pena di segnalare che Ada e Benito Attal vennero arrestati (e poi indirizzati allo sterminio nel lager) non per le sole capacità repressive del terrore nazista ma grazie a una spiata, inevitabilmente di qualche italiano.

«La contabilità della morte – spiegano gli organizzatori – dice che furono centinaia gli ebrei livornesi che non tornarono più dalla Germania: secondo i recenti studi di Catia Sonetti oltre trecento persone scomparvero nei campi di sterminio e altre decine i civili livornesi furono deportati, molti dei quali uccisi in detenzione per essersi opposti con un gesto, una parola alla disumanità dei carnefici».

A Benito Attal («il bambino il cui piccolo corpo si è dissolto nel fumo di Auschwitz, perchè qualcuno lo ricordi») è dedicato un libro che, come recita il sottotitolo, racconta “storie di bambini ebrei tra la Toscana e Israele”, è stato scritto da Silvia Trovato e Tiziana Arrigoni: si intitola “Dalla casa nel bosco al grande mondo”: in quelle pagine – segnalano i promotori dell’iniziativa – figura «una fotografia, un po' sfuocata, che però contiene anche il volto di Benito insieme ai bambini dell'orfanotrofio ebraico a Sassetta».

Nei giorni scorsi nel giardino delle scuole Micheli di piazza San Marco è stato piantato un “albero della memoria”.

Nel pomeriggio di dopodomani l’evento-clou alle 17 sotto il segno di Ada e Benito: la posa delle “pietre” sarà accompagnata dalla deposizione di un mazzo di fiori e da alcuni interventi, compresi quello dell’assessore Simone Lenzi e di un giovane studente: sulle pietre di inciampo i ragazzi potranno lasciare un biglietto con un loro pensiero. La conclusione sarà affidata ai testimoni Ugo e Luciana Bassano.

L’indomani alle 15.30, in piazza Benamozegh, la cerimonia in ricordo della deportazione degli ebrei livornesi: i saluti delle autorità civili e religiose, l'intervento del rabbino Rav Dayan, alcune testimonianze, alle quali faranno seguito l’accensione della Menorah e l’“abbraccio” alla sinagoga da parte dei bambini delle scuole Benci e Bartolena a conclusione dell’iniziativa.

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