Gioco
A lezione con lo chef E in carcere s’insegna a produrre il pane
Ecco il corso per i detenuti ideato dal Rotary Club Mascagni «Obiettivo: imparare il mestiere e lavorare una volta fuori»
Simone Fulciniti
livorno. Al via il corso di cucina dedicato ai detenuti della casa circondariale delle Sughere. Riuniti nella sala cucina, dieci ragazzi hanno cominciato un percorso formativo guidati dallo chef Valerio Vittori, appartenente alla federazione italiana cuochi. L’idea è nata dalla commissione progetti del Rotary Club Mascagni (nelle persone di Nicola Minervini, Annalisa Verugi, Stefano Mencarelli, Fabrizio Orlandi), coordinata dal presidente Vito Vannucci.
Un progetto che si sviluppa in quattro ore settimanali, per otto settimane. «Per noi – spiega Vannucci – un altro appuntamento importante, a soli due giorni dalla piantumazione delle palme in piazza del Pamiglione; ma è indubbia la superiore rilevanza sociale. Il motto dell’anno del Rotary International è “servire per cambiare vite”. Noi facciamo il possibile a livello locale, ma il contributo di tutti alla fine dovrebbe portare traguardi importanti».
I partecipanti cominciano dunque un viaggio con entusiasmo e voglia di imparare, indossando i grembiuli ufficiali. «Abbiamo avuto la fortuna di incontrare persone disponibili – prosegue – lavorando in equipe: tante buone volontà che si sono messe insieme. E cercheremo di dare un seguito al progetto, con iniziative simili».
Pronto e preparato l’insegnante, che comincia dalle nozioni principali. «Visto che il corso è focalizzato sulla panificazione – dice – proporremo delle ricette di pane, pizza, schiacciata. E anche pasticceria da panificio, con biscotti secchi e lievitati fritti, in modo che le cose apprese potranno essere utilizzate in futuro, in un eventuale inserimento professionale».
Soddisfazione nelle parole del direttore del carcere, Carlo Mazzerbo. «Un passaggio importante, bello e utile, per il quale ringrazio di cuore il Rotary Mascagni. Abbiamo bisogno di questo genere di attività: concrete, facili anche da realizzare. La speranza è che qualcuno un domani possa utilizzare le nozioni apprese sul mercato. Chi esce con un lavoro, ha meno probabilità di rientrare in carcere. E questo per noi è fondamentale».
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