Gioco
Il popolo delle bici: «Giù le mani dalla ciclovia ad Antignano»
La Fiab tra i piani del Comune e le proposte dell’Aci «Ben vengano i semafori T-Red se servono alla sicurezza»
Matteo Scardigli
livorno. «Siamo tutti utenti della città, non dividiamoci in fazioni. “Nemico” è chiunque non si comporti correttamente». Carol Ferretti, presidente di Fiab Livorno (la federazione italiana ambiente e bicicletta), si inserisce tra il piano del traffico per la città anticipato a Il Tirreno dall’assessora alla mobilità Giovanna Cepparello e le proposte dell'Automobile Club Livorno e del suo presidente Marco Fiorillo, segnalando le priorità dei ciclisti.
«Tenendo conto che non esiste una sola strategia per perseguire il rischio zero, ben vengano i contributi di tutti compresa l’installazione dei T-Red (i cosiddetti semafori che fanno le multe) così come il potenziamento di una segnaletica che possa incrementare la sicurezza.
Ma, sulla strada, il “diritto alla distrazione” non esiste», premette la presidente, bocciando il suggerimento Aci che vorrebbe lo spostamento delle strisce pedonali che attualmente si trovano a ridosso degli incroci con obbligo di svolta a destra.
Poi precisa: «Lo stesso vale per chi, parcheggiato alla destra della corsia ciclabile, spalanca lo sportello dell’auto senza guardare».
Corsie che «sono un escamotage», per Ferretti, che infatti punta il piede sulle due piste della discordia: quella, ancora su carta, che dovrà essere realizzata sul viale di Antignano, e quella che insiste sugli scali Novi Lena strozzando la rotatoria di fronte al Nautico: «La pista di Antignano non esiste, il progetto si chiama Ciclovia Tirrenica e non è un’utopia ma un volano di sviluppo grazie al cicloturismo, che raggiungerà la svolta con il collegamento al porto passeggeri e la congiunzione con il progetto transfrontaliero Intense di Regione Toscana», rilancia la presidente.
Che poi ribatte: «Aci Livorno finge che la sicurezza si ottenga allargando le corsie, quando le stesse statistiche elaborate dal Club nazionale evidenziano che quasi il quaranta per cento degli incidenti avviene invece sui tratti rettilinei».
La presidente pinza il freno, però, anche sulle isole spartitraffico circolari: «A Livorno sono tutte sbagliate, ad eccezione (forse) di quelle a Barriera Margherita e in piazza Mazzini. Gli attraversamenti – aggiunge – sono messi in secondo piano».
Semmai accelera sulle zone trenta (laddove invece il Comune ha fatto marcia indietro sulla ciclopedonalizzazione dei Quattro Canti). Ma anche qui «avrebbe più senso chiamarle strade di vicinato», precisa Ferretti: «Riducendo la carreggiata si possono ampliare i marciapiedi, il che fa bene a tutti. Ma mettere il cartello non basta, serve l’allestimento degli spazi».
Un processo lento, quello di revisione del tema della sosta, che comporta anche la rimozione di posti auto; ma secondo la presidente carico di benefici: «La percezione inganna. I dati dicono che i commercianti lavorano su chi si sposta con la mobilità dolce. L’obiettivo da perseguire è quello di una città sana, equa, giusta e sicura per tutti».
Partendo da una premessa. «I centri urbani si sono sviluppati a servizio delle automobili, e la mobilità è un tema che caratterizza una città; anche dal punto di vista dell'accoglienza», racconta Ferretti.
«L’amministrazione comunale – conclude la rappresentante Fiab – prosegua con il Pums (il piano urbano della mobilità sostenibile) completando i collegamenti tra corsie e piste e raccordando tutta la rete, cominciando dalla “striscia di Gaza” di via De Larderel e giungendo al raccordo con la pista del Calambrone, dove i cantieri ancora non sono partiti».
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