Il Tirreno

Livorno

«Salvaci dal Covid» Il vescovo si rivolge a Montenero

«Salvaci dal Covid» Il vescovo si rivolge a Montenero

Una preghiera semplice che sarà comune a ogni chiesa tutti i giorni in occasione della celebrazione di qualsiasi messa

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livorno. «Cara Madonna di Montenero, non ne possiamo più di questa pandemia: salvaci dalla malattia e dalla morte». Un vescovo non è né un medico né un farmacista o un virologo e nemmeno un sindaco: di fronte al susseguirsi di ondate dei contagi e allo sconquasso nella psicologia di ognuno e di tutti, cosa può metterci del suo se non bussare alle porte del Cielo? È quel che ha fatto monsignor Simone Giusti, che sa di avere dalla sua anche la lunghissima tradizione di devozione popolare alla Madonna di Montenero, che per la Chiesa cattolica è il punto di riferimento per tutta la regione (gli ex-voto sono decine di migliaia e la galleria dei “per grazia ricevuta” di qualsiasi tipo non hanno smesso di aggiungersi anno dopo anno fino a questi ultimi giorni).

È da aggiungere che, anziché limitarsi a una preghiera individuale o a un appuntamento liturgico comunque circoscritto, ecco che il presule ne fa un appello collettivo continuativo che avrà voce in tutte le comunità parrocchiali in tutte le liturgie di tutte le parrocchie in tutti i giorni della settimana, come annuncia il giornale on-line della diocesi.

Se per contrastare il pericolo Covid l’ospedale utilizza gli strumenti dei vaccini, le istituzioni locali e regionali le ordinanze con i provvedimenti anti-contagio, il vescovo chiede ai credenti di adoperare la fede. Ovviamente, la preghiera è un aspetto che riguarda la dimensione religiosa e dunque chi sta all’ombra della cinquantina di campanili da Stagno fino a Vada. Però la modalità è tale da coinvolgere in maniera forte le abitudini degli oltre 25mila fedeli che nei nostri territori si dicono cattolici praticanti.

Prima di concludersi con l’Ave Maria, il vescovo usa parole senza voli teologici ma semplici e immediate, ricordando che «siamo parolai come Pietro» e che Gesù Cristo ha affidato alla Madonna il destino di uomini e donne, le chiede di intercedere perché «finisca questo tempo di sofferenza».

Non è la prima volta che il vescovo punta sulla religiosità popolare e sulla devozione mariana per invitare alla preghiera di fronte a questo virus che ha stravolto le esistenze di chiunque, in particolare di chi è più fragile. L’aveva fatto agli inizi dell’emergenza sanitaria («la Madonna di Montenero ci ha salvato in tante occasioni nella storia: chiediamo a lei di continuare a farlo anche in questa epidemia»): era partita «una catena ininterrotta di preghiera a Maria con il rosario», 24 ore su 24, prenotando il proprio posto nella staffetta anche attraverso i social ecclesiali a cominciare dalla pagina facebook della "parrocchia virtuale della diocesi di Livorno", insieme ai monaci del santuario e alle suore dei vari monasteri.

Qualche mese più tardi, in occasione del pellegrinaggio della diocesi a Montenero, Giusti andrà a pescare uno scrittore tutt’altro che baciapile come Albert Camus per ascoltarlo dire che «il bacillo della peste può arrivare e andarsene via senza che il cuore dell’uomo cambi». L’aveva detto segnalando che

di fronte alla minaccia del virus «ci scopriamo tutti deboli e spaventati»: e se il coronavirus non è automaticamente letale come la peste ha però «scatenato un’emergenza capace di far esplodere tutte le contraddizioni e le ingiustizie dei nostri assetti sociali, che mal compongono i diritti e le esigenze tra i forti e i deboli».

L’annuncio arriva a pochi giorni dall’anniversario della festa del voto, che ricorda quanto i livornesi di metà Settecento scamparono al maremoto dopo le preghiere alla Madonna di Montenero. Ad essa si rivolse l’enorme folla di fedeli a Montenero nel maggio ’43 con l’angoscia della guerra: se ne infischieranno sia i bombardieri alleati che le mine naziste.

Mauro Zucchelli

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