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a villa fabbricotti 

“Leda e il cigno” restituita a Livorno Lenzi: «Un esempio di grande generosità»

Matteo Scardigli
“Leda e il cigno” restituita a Livorno Lenzi: «Un esempio di grande generosità»

Il restauro grazie alla donazione di Enrico Fernandez Affricano L’area circostante è stata progettata e curata dal Garden Club

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Matteo Scardigli

livorno. Decenni di abbandono, incuria e vandalismi, cancellati in pochi mesi di sapiente perizia e olio di gomito per creare un monumento “dinamico”. Rinasce così Leda e il Cigno,composizione scultorea di Luigi Brizzolara compiuta fra il 1920 e il 1930, abbandonata in un angolo di villa Fabbricotti ma mai dimenticata.

Il recupero è stato eseguito dallo studio Arte e Restauro di Pisa di Michela Potestà, e finanziato grazie al generoso contributo dell'imprenditore e presidente onorario della Us Livorno 1915 Enrico Fernandez Affricano.

«Non esiste solo il Comune, e il Comune da solo non ce la fa», premette l'assessore alla cultura Simone Lenzi, che poi incalza: «Livorno non si distingue per la generosità di chi avrebbe le disponibilità per donare, che spesso rimane insensibile all'impulso di restituire alla propria città ciò che le deve. Abbiamo bisogno di esempi come quello di Fernandez – prosegue – per prenderci cura di Livorno come finora non è stato fatto, e se ciascuno farà la sua parte anche il Comune sarà “costretto” a fare di più».

«Abbiamo il dovere di collaborare con la città per vedere risorgere Livorno non solo dal punto di vista culturale ma anche morale; oltre che sportivo», gli fa eco Fernandez Affricano, che ha scelto proprio Leda e il Cigno dietro suggerimento della moglie, Piera Fernandez.

La statua, che originariamente era un elemento della fontana che abbelliva il giardino di quella che un tempo era villa Attias (poi abbattuta per fare spazio a un nuovo palazzo e a quella che è oggi la piazza omonima), viene quindi restituita alla città arricchita da una cornice verde in un letto di ghiaia bianca realizzate dal Garden Club Livorno.

«La scelta e la progettazione dell'area sono state fatte per rimanere a latere, con essenze che possano sopravvivere senza troppe cure né manutenzione», spiega Paola Spinelli, sostenuta dalla presidente Marcella Montano Musetti: «Fiori e piante vogliono essere una rappresentazione coerente con il periodo storico (si ritrovano nei giardini dell'Ottocento): aspidistra, ortensie e stelle di Natale».

Il risultato, che a un occhio inesperto potrebbe oggi apparire bruttino, si vedrà dunque nei prossimi mesi, seguendo il ciclo della natura.

La statua raffigura il mito secondo il quale Zeus, innamoratosi di Leda, si trasformò in un cigno per sedurla sulle rive del fiume Eurota. Una volta catturata la sua attenzione, sedusse la donna.

La composizione, confinata dal 1968 a ridosso del muro di cinta che divide villa Fabbricotti dal parcheggio di piazza Aldo Moro (entrando nel parco dall’ingresso sul viale della Libertà, si trova in fondo al secondo vialetto sulla sinistra), era stata ricoperta nel tempo dai residui dello smog e scritte vandaliche, e quasi avvolta dalla vegetazione circostante.

Da ieri invece risplende finalmente nel candore primigenio del suo marmo, con le tre vasche sottostanti liberate dalla coltre di aghi di pino.

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di Redazione web