Gioco
Il palio piange il Maestro dei gozzi, il ricordo dell'amico: «Massimo era un uomo eccezionale»
Massimo De Giulli è morto a 66 anni per un malore che l’ha colto in casa Storico timoniere, era la bandiera del Labrone
Claudia Guarino
livorno. «Mettiti qui accanto che di là ti ci porto io». Secondo Dario Senzacqua, presidente del Labrone, è questo che Massimo dirà al traghettatore di anime per varcare la porta dell’aldilà. «T’immagini la scena? Lui è nato tra le barche. Può insegnare a vogare anche a Caronte». Lui, Massimo, è Massimo De Giulli, pilastro del mondo remiero livornese. «Era un timoniere, un allenatore e un grande amico». È morto a 66 anni lunedì notte, per un malore, nella sua casa alla Guglia. Non rispondeva più al telefono, così gli amici hanno chiamato i vigili del fuoco. L’hanno trovato nel suo letto, immobile. E a nulla sono serviti i soccorsi della Misericordia di via Verdi, intervenuta col medico. Sul posto anche i carabinieri, ma la salma è stata restituita subito alla famiglia, accertata la morte per cause naturali.
Alle cantine se lo ricordano tutti, Massimo. La sua era una vita modellata sul mare e su un’unica, immensa, passione: il mondo, per lui, era a portata di gozzo.
De Giulli è nato come timoniere. Si è formato nel Sorgenti, ma pian piano ha vestito anche altri colori. E da qualche anno portava solo un vessillo: quello con la scritta “Labrone”. È qui che formava gli atleti. Ed è qui che allenava i bambini del minipalio.
«Massimo lo vedevi arrivare in cantina la mattina – racconta Senzacqua – sempre accompagnato dal suo cane Jack, un pastore tedesco. Organizzava il programma per i bambini e allenava gli atleti. Il Labrone era la sua casa». Da qualche tempo De Giulli non stava bene. Ma la sua malattia non gli ha impedito di salire sul gozzo. «Mi ricordo quel famoso 30 giugno dopo il lockdown. Potemmo tornare in acqua e Massimo decise di prendere il timone della barca, cosa che non aveva più fatto da tempo. Mi ricordo che in quell’occasione ci imponemmo sul Venezia e arrivammo a ridosso di Borgo: dietro per soli sette millesimi di secondo. Stiamo parlando di un battito di ciglia. Fu una soddisfazione immensa».
Ma Massimo non era solo un bravo timoniere e un bravo allenatore. «Ci dava una mano per tutto. Se c’era un problema alla cantina lui lo risolveva sempre. In questo il suo lavoro da carrozziere l’ha aiutato. Ha anche partecipato al restauro dei gozzi che venne fatto qualche anno fa. Era un uomo eccezionale e una persona d’oro. Era anche una persona tutta d’un pezzo, uno categorico, molto deciso. Ma ciò che spiccava era la sua bontà d’animo. E la sua morte è una grandissima perdita. Non solo per il Labrone, ma per tutto il mondo remiero livornese». E così lo ricorda anche Mauro Martelli, volto del mondo del canottaggio. «Massimo era un amico d’infanzia – racconta –. Ed è colui che ha portato le ceneri di mio padre: furono sparse in mare dal gozzo del Labrone. Era anche attivo in Sportlanda (l’associazione che si occupa di sport per le persone con disabilità, ndr)».
Gli amici non si danno pace. Senzacqua l’aveva sentito al telefono pochi giorni fa. «Abbiamo parlato degli allenamenti – racconta –. E mi aveva detto che era pronto a ripartire. Ma purtroppo ora non c’è più. Lunedì, quando non rispondeva più al telefono, alcuni ragazzi del Labrone sono andati a casa sua ma niente, ancora nessuna risposta. A qual punto hanno chiamato i vigili del fuoco». E, una volta aperta la porta, hanno capito che cosa fosse successo. La salma di Massimo De Giulli è stata esposta al cimitero dei Lupi, in attesa della cremazione. Tutto il mondo remiero di Livorno ora piange il suo timoniere gentile. Quell’uomo che non si è mai tirato indietro di fronte a una richiesta d’aiuto. «Perdiamo una persona eccezionale. Per tutti noi è un dolore immenso».
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