Il Tirreno

Livorno

il ricordo

De Andrè allo stadio e quella litigata tra i politici per l’incasso. Tutti i retroscena del concerto di Faber all'Ardenza

franco marianelli
De Andrè allo stadio e quella litigata tra i politici per l’incasso. Tutti i retroscena del concerto di Faber all'Ardenza

Il concerto del 1975 fu organizzato allo stadio dalla livornese Tv Libera, dai giovani socialisti e dal circolo La Comune. Il racconto in occasione del 23esimo anniversario dalla morte di De Andrè

3 MINUTI DI LETTURA





Il primo protagonista di questa storia si chiama Fabrizio De Andrè e non ha bisogno di presentazioni: oggi è il 23esimo l’anniversario della sua morte. I secondi sono due politici di lungo corso: Marco Taradash e Paolo Romani, uomini che hanno notoriamente speso parte della loro vita a Livorno. Il quarto risulterà sconosciuto ai lettori non livornesi e più giovani ma posso assicurare che come appeal non era secondo a nessuno. Sto parlando di Mauro Giani, concittadino ormai scomparso da moltissimi anni. Definirlo un politico sembra riduttivo anche perché il termine ha ormai popolarmente un’accezione negativa. Comunista eretico, fu radiato dal Pci assieme a Magri, Pintor, Castellina ai tempi del “Manifesto”.

Fu il classico gatto attaccato ai… polpacci della politica livornese, un autodidatta di grande cultura ma soprattutto il “sindaco” di Borgo Cappuccini, lì titolare di una cartoleria ove, più che di quaderni e di lapis, si trattava politica con la “P” maiuscola. Un capopopolo nel senso più nobile della parola. Gli piacque una mia definizione: “Tu sei un carto-comunista”, gli dissi. Cos’è che accomunava De Andrè ma, soprattutto, due uomini del centrodestra con un rivoluzionario?

Il 16 settembre 1975 ebbe luogo allo stadio di Livorno uno storico concerto del cantautore genovese. Fu uno dei primi concerti pubblici di Faber e non mancarono le critiche: per alcuni cantare in uno stadio era da borghesi (oggi lo sarebbe non farlo). De Andrè era accompagnato sul palco dagli Ibis, nati da una scissione dei New Trolls , fuori dal palco dal giovanissimo figlio Cristiano autentico clone del padre. “Ma hai saputo l’ultima – mi sussurrò Valeria Taradash, sorella del più noto – Fabrizio si è fidanzato con Dori Ghezzi (considerata allora solo una cantante di semplici canzonette)”. Ma non è del concerto che vogliamo raccontare bensì del dopo, ovvero del momento in cui i tre soggetti organizzatori del concerto si riunirono per accordarsi sulla divisione degli introiti.

I tre erano: il circolo La Comune – Rosa Luxemburg guidato da Giani, Tv Libera, una delle prime emettenti radiotelevisive libere in Toscana, con sede a Livorno in via dei Funaioli 25, di proprietà dei due politici di cui sopra (ambedue allora ai vertici della Gioventù Liberale Pli, prima, e ai vertici del Partito Radicale,Taradash, dopo), e infine la federazione giovanile del Psi (Fgsi), la cui sede era in via Verdi, da sempre su posizioni di marcata sinistra che la portava a dialogare con i gruppi dell’estrema sinistra, bypassando il Pci-Fgci sulle posizioni, questi ultimi, del Compromesso Storico.

In una sera di fine estate si riunirono presso il circolo La Comune in via Ricasoli i rappresentanti di queste realtà e da subito si capì come gli accordi fossero da rivedere: Paolo Romani esigeva una percentuale superiore per Tvl ma gli altri non ci stavano. La discussione degenerò e al politico, ora dirigente di Forza Italia, scappò all’indirizzo di Giani un “sinistra di m...” peraltro pronunciato dall’inconfondibile accento meneghino un po’ figlio di papà, che suonò quasi più fastidioso dell’ingiuria stessa. A Giani, per dirla alla livornese, “non gli parse vero”: si arrotolò le maniche della camicia per sciorinare una cantilena di contumelie colte dal repertorio dei portuali, risi’atori, pescatori, una turbolenza da far spettinare anche Gianni Letta, contumelie che, se registrate, avrebbero dato alla luce un altro tomo del Borzacchini.

Se Giani rimase comunque su posizioni “verbali” l’indimenticabile suo braccio destro Mario Lorenzini, un sosia di Rasputin, data anche la madre russa, dotato di occhi azzurri “ghiaccio Siberia”, sgranati a palla alla “Caron dimonio”, cercò di dialogare da più vicino con l’imprenditore televisivo ma gli fu opportunamente proibito. E Romani? A ingiurie finite confessò candidamente di non aver capito niente ed evitò per poco che Giani cominciasse da capo per dargli un’altra chance. Taradash, con un po’ di alterigia, reagì dicendo che lui era abituato ad altre conversazioni e come fosse uso invece la sera studiare Karl Popper. Alla fine gli animi rientrarono nei ranghi e una soluzione fu trovata.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web