Gioco
L’impronta di Bruno Bigazzi nella sinistra e nella scuola
A distanza di un anno dalla scomparsa di Bruno Bigazzi, che ha operato nel mondo della scuola e nella sinistra lasciando un segno, lo ricorda così Marcello Lenzi.
Un anno fa in punta di piedi, senza clamori, così come era vissuto ci ha lasciato Bruno Bigazzi del cui impegno politico pochi livornesi sono a conoscenza. Eppure senza il suo contributo una buona parte della sinistra cosiddetta radicale che, dopo la metà degli anni sessanta, si sviluppò nella nostra città, in dissenso con il modo in cui il Partito comunista esercitava il grande consenso elettorale, non sarebbe stata la stessa.
Nella sua casa di Piazza Manin, proprio nello stabile al cui pianterreno avevano sede ben due sezioni del Pci: la Centro “Mario Camici” territoriale e quella degli Enti Locali, avvennero i primi incontri con esponenti dei Gruppi Comunisti Rivoluzionari sezione italiana della IV Internazionale: Livio Maitan, Sirio Di Giuliomaria, Edgardo Pellegrini fra questi.
Bruno, allora iscritto alla sezione Centro, ma inappagato dall’affievolimento nel Pci della carica valoriale accesa dalla Rivoluzione Russa, trovò nel pensiero di Trotskj il riferimento a cui attingere. In quegli anni la tensione politica animava il dibattito più o meno in tutte le strutture di base del partito e i giovani erano i più assetati di cambiamento di una politica che appariva ai loro occhi moderata e ormai compromessa dalla gestione ventennale del potere locale.
Così Bruno rivolse la sua attenzione agli attivisti più giovani della sezione invitandoli a quegli incontri. Da quelle discussioni nacque, nell’autunno 1968 “Iniziativa Operaia” che era un centro di dibattito e intervento politico partecipato da molti studenti e lavoratori livornesi che si riconoscevano nei valori dell’antifascismo, della Costituzione, delle tante lotte di liberazione dal colonialismo allora in corso e nelle idee che si erano espresse in Francia nel maggio appena trascorso. I partecipanti andavano da un noto giovane anarchico ad un padre salesiano passando per diversi giovani della corrente lombardiana del Psi, un gruppetto di portuali, operai della Spica e di altri stabilimenti e, ovviamente, il gruppo di quei giovani della sezione Centro che, dagli incontri in casa di Bruno avevano tratto riflessioni e progettato azioni ed attività che sperimentarono aprendo la sede di “Iniziativa Operaia: in un fondo sul Pontino.
Si era alla vigilia del decennio caratterizzato dalla “strategia della tensione”, dall’ “autunno caldo”, degli “anni di piombo” ma anche dal periodo di riforme più profonde che il nostro paese abbia vissuto dal dopoguerra ad oggi.
Anche nella nostra città i giovani si impegnarono attivamente in quella prospettiva. Bruno Bigazzi favorì l’innesco livornese di un’esperienza che di lì a pochi mesi si sarebbe differenziata e articolata in altri centri di attività politica: “Lotta continua”, “Azione Diretta”, “Centro di iniziativa politica il manifesto” ed altri ancora.
L’espressione di gratitudine dunque e di stima credo sia dovuta in memoria di questo livornese riservato che, oltre ad una vita spesa nella scuola pubblica al servizio della formazione dei giovani prima da maestro, poi da direttore didattico ed infine da ispettore tecnico del Ministero della Pubblica Istruzione (come si chiamava allora), sentì forte il bisogno di contribuire a stimolare la formazione del pensiero critico in giovani che s’impegnarono in quegli anni e, alcuni, anche nei decenni successivi per rendere il nostro paese più coerente con i valori espressi dalla Costituzione.
Marcello Lenzi
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