Il Tirreno

Livorno

L’altalena, il trattorino gli scivoli e i balletti: caro Micah, amore mio, ogni angolo parla di te

Una bellissima foto di Micah Triberti, il bambino livornese morto a due anni e mezzo per una rara malattia
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Una bellissima foto di Micah Triberti, il bambino livornese morto a due anni e mezzo per una rara malattia

Livorno, la lettera straziante del padre del bimbo di due anni morto al Meyer: «Non siamo più tornati a casa, dona il tuo fiore a chi aiuterà i bambini» 

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La mattina del 31 dicembre 2021, all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze, moriva il piccolo Micah Triberti. Non aveva neanche tre anni: era nato il 7 marzo del 2019.

Viveva in campagna, Micah, a Parrana, insieme ai genitori Marco e Denise, al fratello di 12 anni e alla sorella di 9. Frequentava l’asilo nido di Collesalvetti.

Era un bambino sano e felice. Fino a metà novembre, quando una mononucleosi l’aveva debilitato al punto da finire in ospedale (a Pisa) dove gli fu diagnisticata una sindrome linfoproliferativa, rara malattia genetica in cui il sistema immunitario del paziente, di fronte a un’infezione, si rivolge contro le cellule sane del suo stesso organismo.

Il bambino ha lottato per sei settimane: in un primo momento i segnali erano di speranza, ma a metà dicembre le sue condizioni sono peggiorate ed è stato trasferito al Meyer, ma i medici non sono riusciti nel miracolo.

A una settimana dalla scomparsa, pubblichiamo la lettera aperta che il padre Marco Tribrti ha scritto al suo bambino.

***

Amore della mia vita,

è così che la mamma ti ha sempre chiamato dal primo istante in cui sei venuto al mondo.

Sento il bisogno di farti arrivare, ovunque tu sia, questo grido silenzioso che rimane in gola e continua a soffocarci ogni secondo che passa lontano da te.

Ti abbiamo stretto tra le braccia fino all’ultimo mentre attraversavamo insieme a te quei giorni infernali, abbiamo tentato con tutti i mezzi possibili di farti sentire protetto da tutto il male che quella bruttissima e infame malattia ti stava procurando, ma non ci siamo riusciti.

Non è servito tenerti la mano sulla testa sperando che le preghiere nostre e di tutti quelli che ti vogliono bene arrivassero direttamente a te, abbiamo chiesto invano di farti diventare la prova vivente che esiste un Dio lassù che nonostante tutto il male che devasta questo pianeta esiste e si fa sentire più forte che mai; eh sì, se fosse successo una parte del mondo avrebbe potuto sperare.

Invece no, qualcuno lassù (o quaggiù) aveva altri piani, forse la felicità fa paura a chi non ce l’ha, o forse eri troppo puro per vivere in un mondo che va a rotoli giorno dopo giorno e hanno deciso di aggiungere un altro piccolo angelo alla schiera infinita di chi, prima di te, ha avuto lo stesso destino.

Poco importa se noi, ma soprattutto tu, non eravamo d’accordo. Sì, perché hai cercato di restare con noi con tutte le tue forze, sei stato un leoncino che ha sopportato di tutto pur di rimanere accanto alla tua mamma, l’unico posto al mondo nel quale ti sentivi sicuro e protetto, non avevi paura del buio, del temporale perché eri con la tua mamma, con il tuo babbo e con i tuoi tati. Amavi i fuochi “dentifricio” come li chiamavi tu, e forse hai voluto andartene proprio il 31 per ammirarli da lassù, e per non rovinare l’anniversario dei tuoi genitori il 30.

Il vuoto che hai lasciato è spaventoso, non esiste un angolo di questa Città e del mondo che non parli di te. Stamani mentre i tuoi fratellini pattinavano sul ghiaccio lo sguardo era fisso su quella grata, dove ti divertivi a tirare i sassolini e gridare a squarcia gola: “bubottoneeeee!”, sì, il tuo amico immaginario che stava lì sotto nel tunnel.

È così difficile anche solo passeggiare in via Grande, perché li c’è il negozio dei cinesi dove ci costringevi a fermarci per andare sul cavallino e sulla macchinina, ti bastava un giretto e ci regalavi il tuo sorrisetto irresistibile senza fare le bizze quando ti portavamo via, le onde del mare che parlano di te e che non riusciranno mai a cancellare le impronte dei tuoi piedini sulla riva; amavi il mare, e l’acqua, gli scivoli delle piscine. Eri destinato a cavalcarle quelle onde, lo diceva anche la tua dottoressa al Meyer.

Non abbiamo ancora avuto il coraggio di tornare nella nostra casa in campagna, la Tua casa, il tuo campo dove correvi incessantemente costringendoci a rincorrerti per non farti cacciare nei pericoli, l’altalena che ti faceva arrabbiare se smettevo per un attimo di spingerti, il trattorino brum brum che dovevo tirare fuori anche se non c’era da tagliare l’erba e volevi stare sulle mie gambe mentre lo guidavo per ore intere fino a quando non ti addormentavi. Ma soprattutto la “ciuina” di mamma dalla quale non ti staccavi mai mentre con l’altra mano controllavi la situazione, e quelle scale per andare a letto, dove ti fermavi per darci la buonanotte con i tuoi discorsi esilaranti... i balletti con tato e tata, gli oggetti che ti divertivi a tirare di sotto in taverna mentre ci guardavi con quegli occhietti dispettosi.

Ti hanno strappato via da noi nonostante la mamma ogni sera, mentre ti coccolava sul letto, ringraziasse il cielo di averti mandato qui sulla terra, a rendere le nostre vite perfette nonostante tutto.

E adesso riusciremo a fare a meno di tutto questo?

Prima di dirti ciao ti chiedo un’ultima cosa: aiutami ad essere forte e a sostenere la tua mamma che non vive più senza l’amore della sua vita e regala il tuo fiorellino e il tuo sorriso a chi deciderà di aiutare tutti gli altri bambini a rimanere con i suoi cari.

Con la speranza che un giorno ti rivedremo correre verso di noi e che tu ci dica: “eccolo, guardatelo” come facevi sempre quando sbucavi all’improvviso.

Tuoi per sempre

Babbo, Mamma, Noah e Aaliyah

P.S. Tutto ciò che abbiamo ricevuto e riceveremo a fine mese dai parenti, dal mio datore di lavoro, dalla sezione Appartenenza Stagno nella figura di Alessio Vettraino, e altre persone basta e avanza per risollevarci un po’. Adesso pensiamo ai bambini: al Meyer abbiamo visto con i nostri occhi gli enormi risultati ottenuti tramite donazioni sia come struttura ospedaliera che come ricerca. È all’ospedale pediatrico che desideriamo che le offerte siano destinate.

Vi abbracciamo forte

Marco e Denise


 

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di Redazione web