Il Tirreno

Livorno

Galigani lascia i vigili del fuoco dopo 31 anni: «Mi dedicherò al nipotino, largo ai giovani» - Foto

Stefano Taglione
Marco Galigani con il nipotino
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Marco Galigani con il nipotino

Livorno, il capo reparto di via Campania in pensione da Capodanno: «Sono ancora spaesato, ma mi piacerebbe tornare in politica, è la mia passione» 

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LIVORNO. Ha lasciato i vigili del fuoco dopo 31 anni di servizio, andando in pensione allo scoccare della mezzanotte fra San Silvestro e Capodanno. «Quando ero sindacalista consigliavo ai colleghi di andare in pensione il prima possibile per fare largo ai giovani, quindi spazio ai giovani. Ora mi dedicherò al nipotino di due anni e mezzo e all’altra grande passione della mia vita: la politica. Dopo l’esperienza da consigliere comunale con il Movimento 5 stelle, voglio tornare attivo».

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È stata una grande emozione, per Marco Galigani, il saluto ai colleghi al brindisi per il nuovo anno. Pensare che tre di loro – Massimo Andorlini, Roberto Calvetti e Marco La Bella, i primi due già in congedo e l’ultimo ancora in via Campania – erano compagni di classe alle scuole medie. E si sono rivisti proprio al lavoro, sempre a Livorno, dopo anni in giro per l’Italia. L’ex consigliere pentastellato – era nell’amministrazione guidata dal sindaco Filippo Nogarin, dal 2014 al 2019 – ha compiuto 60 anni lo scorso 10 dicembre e ora, per lui, è giunto il meritato riposo. «Anche se sono ancora un po’ spaesato», rivela.

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Per 13 anni segretario provinciale della Fns Cisl, dopo il corso a Roma ha lavorato a Lodi, La Spezia, Firenze e nel ’96 è riuscito a tornare nella sua città natale. «L’impatto con la professione, quello più duro – racconta – è stato in Lombardia, quando insieme alla mia squadra siamo intervenuti su un terribile incidente stradale nel quale quattro persone sono morte carbonizzate. Non mi scorderò mai quei momenti, non sapevo ancora bene che cosa volesse dire fare il vigile del fuoco, un lavoro che rifarei mille volte e che reputo il più bello del mondo. Al mio nipotino di due anni e mezzo, che ora avrò il tempo di coccolare, lo consiglierei: lui come molti bambini è attratto dai pompieri, ha le macchinine...».

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In pensione, Galigani, è andato con la qualifica di caporeparto, mentre nell’ultimo periodo ha svolto il ruolo di vice capoturno. «In pratica – racconta – ero il responsabile della sala operativa del turno C, mentre in assenza del capoturno gestivo gli interventi sull’intera provincia. Un ruolo di grande responsabilità. Ero capoturno quando è scoppiato l’incendio al Ghiomelli Garden, in via Firenze, e siccome c’era stato un rogo anche a Piombino e le squadre in città erano poche. Mi sono messo alla guida dell’autobotte e ho raggiunto il fronte del fuoco in prima persona, coordinando parallelamente i soccorsi, con gli altri colleghi in arrivo dal resto della Toscana che avevano bisogno di informazioni».

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La promozione a caporeparto, dopo aver vinto il concorso, risale al 2012. «Subito sono stato mandato a Torino – continua Galigani – poi a Prato e infine sono riuscito a tornare a Livorno nel 2014. Guardandomi indietro, da una parte chiaramente sono ancora un po’ frastornato, ma parallelamente sono contento di aver raggiunto questo traguardo. Fra l’altro, con l’emergenza Covid-19, il lavoro ultimamente era diventato molto pesante e stressante. Ci sono diversi colleghi non vaccinati, qualcuno è stato sospeso, era senz’altro diventato più duro operare. Ora è giusto dare spazio ai giovani».

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Fra gli interventi di rilievo, a livello nazionale, ci sono stati i terremoti de L’Aquila e dell’Umbria: «Ho operato – continua – nella seconda fase dell’emergenza, per la salvaguardia delle abitazioni». Ma il soccorso più difficile è stato quello a un camionista – la stessa professione che lui ha svolto prima di entrare nei vigili del fuoco – rimasto ferito in un incidente all’inizio del Duemila a Livorno: «Una gamba gli era rimasta sotto una ruota – conclude – e fu difficilissimo salvarlo. Ci siamo riusciti, con l’amputazione, ma almeno era vivo. È stata un’emozione riuscire a strapparlo alla morte, non lo dimenticherò mai».

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