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Addio a nonna Giulia: cent'anni senza mai fermarsi
Livorno: bravissima come sarta e superlativa tra i fornelli, nel cucinare piatti prelibati, si è spenta alla soglia del grande traguardo
LIVORNO. Addio a nonna Giulia Pagni, il prossimo 13 marzo avrebbe tagliato il traguardo dei cento anni. Un traguardo che sognava di poter festeggiare in serenità insieme ai suoi cari. Di questo aveva parlato, con il figlio maggiore e la nuora anche lunedì mattina. «Quest’anno voglio una grande festa a cui dovete essere tutti presenti. E soprattutto, devono essere presenti i bimbi». Un modo come un altro per sottolineare l’amore per le persone che amava e adorava di più: i cinque pronipoti Marta, Caterina, Marco, Sofia e Noemi. Un posto di riguardo nel suo cuore l'hanno sempre avuto anche i nipoti Massimo, Alessandro, Riccardo e Andrea e le loro mogli: Laila, Martina, Giulia e Lara. I figli Renzo e Mario e le nuore Carla e Bernardette.
Nonna Giulia, per chi la conosceva era una nonna di ferro, con tanti interessi e una generosità fuori del comune. Sempre pronta a dare una mano, fino a pochissimi anni fa, a quanti avevano bisogno, anche fuori dagli affetti familiari. Una donna davvero speciale che ha attraversato, a testa alta, il secolo scorso, con i suoi profondi e radicali cambiamenti. Figlia di contadini, era nata nella campagna pisana a ridosso di Cascina. Da bambina i suoi studi si erano fermati alla prima elementare perché aveva dovuto abbandonarli anche per dare una mano in famiglia. Una famiglia povera. A leggere i giornali e a scrivere qualcosa di suo, sempre però con una certa fatica, aveva iniziato a riuscirci solamente quando era entrata da due-tre decenni negli “anta”.
Nel 1943 si era sposata con Umberto Orsini, anche lui contadino ma nella zona tra Collesalvetti, Fauglia e Vicarello. Dal loro matrimonio erano nati due figli: Renzo e il nostro collega Mario. Alle soglie degli anni sessanta, con la famiglia si era trasferita a Livorno. Per lei un cambiamento radicale, in qualche caso difficile da accettare e digerire. A darle una mano e a consentirle un piccolo salto erano stati alcuni programmi televisivi, d’attualità negli anni Sessanta, come: “non è mai troppo tardi”. Grazie a un fisico asciutto e a una ferrea volontà di svolgere attività fisica e lavorativa, era stata sempre superattiva. Per gli spostamenti fino a oltre 90 anni aveva sempre usato la bicicletta. E tra le mura domestiche non stava neppure un momento con le mani in mano. Le piaceva stirare, cucire, ricamare e rammendare, in particolare le bandiere del Livorno Calcio che il figlio Renzo le portava quasi settimanalmente. «Per me è un grande onore fare questo. Spero che il mio lavoro sia apprezzato e le bandiere possano sventolare sui pennoni più alti dello stadio a salutare le vittorie del Livorno», diceva con un pizzico di orgoglio.
Bravissima come sarta ma superlativa anche tra i fornelli, nel cucinare piatti prelibati. E specialmente quando viveva in campagna ad aggiustare ombrelli e costruire gli “zoccoloni” per tutta la sua grande famiglia: 14 persone in tutto. Quando nel 1994 aveva perduto il marito aveva preferito rimanere nella sua casa da sola e aveva iniziato a condividere svago e divertimenti con tante amiche. Con loro, tra le mura domestiche o nei centri sociali, le piaceva giocare carte e a tombola. E quando ne aveva l’opportunità fare gite in paesini caratteristici della Toscana. Addio nonna Giulia. Oggi alle ore 15.30, nella chiesa San Pio X, in via delle Sorgenti, la cerimonia funebre. Poi la tumulazione al cimitero dei Lupi. Alla famiglia e all’amico Mario le condoglianze di tutta la redazione del Tirreno.
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