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L’anno del San Silvestro senza bebè 47 ore fra Tommaso e Azzurra

Mauro Zucchelli
L’anno del San Silvestro senza bebè 47 ore fra Tommaso e Azzurra

Un gran bel segno di speranza l’arrivo dell’ultimo nato del 2021 e il vagito della prima del 2022 Quasi due giorni d’attesa fra l’uno e l’altra in una annata contrassegnata dal calo dei parti (26 in meno)

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Mauro Zucchelli

livorno. Nessun bebè è nato all’ospedale di Livorno nel giorno di San Silvestro del 2021 e per veder arrivare il primo del nuovo anno si è aspettato il dopo cena di Capodanno.

L’ultimo della serie datata 2021 è stato Tommaso. È un magnifico frugoletto che rappresenta la gioia di mamma Marika e babbo Michele: ha mandato il primo strillo e aperto per la prima volta gli occhi sul nostro mondo alle ore 22,12 di giovedì scorso. Il primo invece con la data 2022 è una “lei”: si chiama Azzurra, ha visto la luce alle 20,57 di ieri, 3,4 chili che sono il sorriso più bello per mamma Nicoletta e babbo Daniele. A Tommaso e Azzurra va dal Tirreno, a nome di tutta la città, il più affettuoso benvenuto (così le felicitazioni ai genitori, ai nonni e ai parenti): l’uno e l’altra sono un segno di speranza che val la pena di cogliere al volo.

Per ritrovare un’altra annata senza nascite il 31 dicembre bisogna tornare indietro di tredici anni per scoprire un altro Tommaso: venuto in mezzo a noi alle 19 del 30 dicembre 2008. Negli ultimi vent’anni in mezzo di una mano si contano i casi con un tal lasso di tempo fra l’ultimo nato dell’anno che si chiude e il primo di quello appena cominciato: ad esempio, anche con Greta nel 2005.

Potrebbe essere una curiosità. In realtà, forse è qualcosa di più se adesso l’ultimo nato datato 2021 è arrivato 26 ore prima della fine dell’anno e se la prima neonata di Capodanno è giunto a poco meno di 21 ore dal brindisi di mezzanotte. Quasi 47 ore fra Tommaso e Azzurra. Rappresenta un segno dei tempi: come quando nel 2002 la fotografia del primo nato finita sul Tirreno è stata quella di Alessandro Han, un bebè di origine cinese, figlio di Bangsheng e Lill Alzhen. Si pensi, per dirne una, che nel 2015 il 12,0% dei neonati era di origine straniera e sono bastati tre anni per balzare al 15,5%.

L’assenza di nascite il 31 dicembre va letta in tandem con la lunga attesa nel giorno di Capodanno: durata più del solito rispetto agli standard degli ultimi vent’anni (anche se due anni fa si era arrivati fino alle 3,20 del secondo giorno).

No, non è solo una curiosità, e lo dicono i dati messi nero su bianco dall’Asl: se nel reparto maternità di viale Alfieri nel 2020 si erano contati 860 parti (con 866 neonati per via dei parti gemellari), lo scorso anno se ne sono avuti 834 (con 841 nascite). Con un calo di tre punti percentuali nell’arco di appena dodici mesi: da un lato, potrebbe esserci di mezzo la scelta di alcune famiglie di fare la valigia e andare a far nascere in “trasferta” il proprio piccolo; dall’altro, guai a non tener conto che questa diminuzione si aggiunge a una fase in cui eravamo già ai minimi storici.

E non è tutto: il dossier del “Sole 24 Ore” sulla qualità della vita indica che Livorno – in questo caso a livello provinciale, non solo la città capoluogo dunque – è fra le otto realtà dove la natalità è stata negli ultimi anni più bassa in tutta quella metà d’Italia che sta a nord di Roma. Di più: in un pugno di anni, cioè la seconda metà del decennio scorso, l’indice di natalità nella nostra città è scivolato più giù di quanto già fosse: quasi il 7,5 per mille nel 2015, al di sotto della soglia del 6 per mille appena quattro anni più tardi, ultimo dato disponibile nel report dell’Agenzia regionale di sanità (Ars).

È da segnalare l’effetto incrociato che, a livello regionale, viene indicato dall’Ars: si sposta in avanti l’età della donna in sala parto (in dieci anni le ultraquarantenni sono passate dal 7 al 10% e l’età media si è alzata di un anno, da 31 e mezzo a 32 e mezzo), cala l’afflusso di donne migranti e nell’ultimo periodo si è ridotto proprio il numero delle partorienti di origine straniera. Con una sottolineatura, che arriva dalle percentuali della banca dati dell’Agenzia regionale e sembra dare l’idea di un miglioramento dello stato di salute dei neonati alla nascita: rispetto allo standard del decennio che parte dal 2007 in cui a Livorno si contavano l’8,1% di nascite premature e il 7,8% di neonati con basso peso, nel decennio che si è concluso nel 2020 ecco che queste cifre si sono ridotte al 7,3% l’una e al 7,2% l’altra.

Quella che riguarda la natalità è una grossa rivoluzione, che però non bisogna guardare solo in sala parto: il bebè che arriva è il frutto dell’amore fra due persone ma anche del contesto che hanno attorno. A cominciare dalla possibilità di avere una casa, un lavoro, un reddito: insomma, di diventare famiglia. E di farlo potendo contare su una rete di sostegni che hanno molto a che fare con le scelte politico-amministrative prima ancora che con le scelte individuali. Altrimenti non c’è da meravigliarsi se, imprigionati nei propri disagi, finiamo per essere fra le province che divorano più farmaci antidepressivi in tutta Italia: solo in otto ne assumono più che qui da noi.

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