Gioco
Rubano in due negozi di piazza Damiano Chiesa: "Poi hanno defecato accanto al cassetto delle monete"
Livorno, commercianti esasperate: «È la sesta volta da gennaio. Ci hanno lasciato i “ramini” e hanno fatto i bisogni per terra»
LIVORNO. Il danno, l'ennesimo, e due beffe; tra cui più becera. Brusco risveglio per due commercianti di piazza Damiano Chiesa, quando nella mattinata di lunedì 27 dicembre hanno alzato la saracinesca. Cristina Pini e Sara Costa, titolari – rispettivamente – dell'ortofrutta e della panetteria alimentari che si trovano nello slargo davanti all'ospedale, hanno subito capito che qualcuno era entrato nei loro negozi durante i giorni di chiusura per le festività natalizie.
«Avevo chiuso nel pomeriggio della Vigilia. Per me è il secondo furto da gennaio», racconta Costa. Per Pini si tratta invece del sesto. Erano all'incirca le 7.30 quando le due esercenti hanno allertato le forze dell'ordine. Sul posto, verso le 8, sono subito intervenuti i carabinieri del Comando provinciale di viale Fabbricotti. La dinamica, sulla base delle prime ricostruzioni, almeno per Costa è diversa dall'episodio precedente. «A gennaio i malviventi erano entrati dalla finestra del bagno», ricorda Costa. Questa volta invece sarebbero entrati dalla finestrella che affaccia sul giardinetto retrostante, accessibile sia da via Vecchia di Salviano che dal piazzalino di fronte alla farmacia di Colline, facendosi strada tra gli alberi.
I ladri avrebbero quindi divelto le sbarre poste a protezione di entrambe le aperture, per poi issarsi fino alle due finestrelle a circa due metri da terra e di poco più strette delle spalle di un uomo, e scivolare all'interno dei negozi facendo perno con il piede sugli scaffali che ospitano la merce in vendita.
Raggiunti i registratori di cassa li hanno aperti per rubare il denaro. Le donne però, prima della chiusura, avevano portato via la maggior parte del contante. Per rubare pochi spiccioli, si direbbe quindi in gergo. E qui sta la beffa, la prima. «È un disastro per niente. Tutte e due abbiamo trovato, accanto agli alberi, il cassetto delle monete», racconta ancora Costa, precisando che «ci hanno lasciato le monetine di rame da uno e due centesimi. Quelle non le hanno volute».
I danni, invece, quelli sono ingenti. «Intanto perdiamo una giornata di lavoro, poi ci sono da pagare fra le 300 e le 400 euro per sostituire le finestre e risistemare le sbarre», prosegue la commerciante. Che, al tempo del Covid, deve sostenere altre spese: «Ora c'è da pulire il negozio e disinfettare tutto. In più, il pane ormai è da buttare». I generi alimentari esposti all'aria, infatti, presenti in quantità all'interno dei punti vendita, sono da considerarsi contaminati. Il che le fa pensare che «le persone che sono entrate, certo non sono venute a rubare per fame. Altrimenti avrebbero portato via le cose da mangiare».
La seconda beffa, infine, è toccata a Pini. La commerciante, comprensibilmente scossa, non vuole parlare. «Purtroppo, proprio accanto al cassetto delle monete, ha trovato degli escrementi umani», racconta sempre Costa.
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