Il Tirreno

Livorno

il pranzo della comunità 

A tavola con S. Egidio in 300: la fraternità sconfigge la pandemia

A tavola con S. Egidio in 300: la fraternità sconfigge la pandemia

Stavolta, per le misure anti-contagio, suddivisi in tre sedi: la chiesa di S. Giovanni, Corea e la parrocchia alla Scopaia

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LIVORNO. Il meteo mette in scena un Natale grigio di pioggia, il bollettino Covid segnala contagi in rialzo: ma, in questo clima sospeso, il pranzo di Natale – organizzato com’è tradizione dalla Comunità di Sant’Egidio – ha rappresentato una occasione di fraternità per centinaia di persone. Benché, per rispettare le misure anti-contagio, la grande tavolata è stata spezzettata in tre. Circa 300 le persone che in un ambiente familiare si sono raccolte nella chiesa di San Giovanni ma anche a Corea nella sede comunale di piazza Saragat e nel salone Ablondi della parrocchia della Scopaia, oltre a un centinaio in San Matteo a Pisa.

Dopo il pranzo, Babbo Natale è stato il protagonista. Tante persone con cappuccio rosso si sono suddivisi sette quartieri della città per far visita e consegnare regali a «più di 400 persone, famiglie e bambini» perché – dicono da Sant’Egidio – «la festa fosse per tutti». Lo dicono ringraziando la folla di persone che «ci hanno aiutato a diverso titolo e in diverso modo in questo secondo Natale della pandemia».

Dal vescovo Simone Giusti è arrivato un ringraziamento alla Comunità di Sant’Egidio e a quanti hanno lavorato nelle settimane precedenti alla realizzazione del pranzo (per «la perseveranza e la fedeltà con cui da tanti anni e, da ultimo anche in questo tempo, non hanno fatto mancare la vicinanza e la festa a tanti amici»). Giusti ha messo l’accento sul valore della condivisione nello stare a tavola in amicizia: «Convivialità e solidarietà sono strumenti di pace. Più fraternità meno ostilità, più cibo meno armi: quanto diverso sarebbe il mondo».

Il sindaco Luca Salvetti, portando gli auguri al pranzo di Sant’Egidio, ha insistito su questo Natale «simbolo di quell’essere insieme, così necessario per attraversare le difficoltà»: in nome di quello sforzo di reagire che deve «vedere unite in questo tempo le istituzioni civili e religiose, le tante anime della nostra città».

Sull’impegno degli operatori di Sant’Egidio ha messo l’accento anche l’assessore Andrea Raspanti: «Sappiamo che possiamo contare su di loro, e non solo in un giorno come questo: ma è davvero necessario che tutti riusciamo a costruire nella solidarietà quell’unità, quella fraternità che ci aiuterà a uscire da questo tempo; certo, pensavamo che dopo la pandemia sarebbe cambiato tutto ma non esistono magie o momenti catartici, tutto è nelle nostre mani».

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di Redazione web